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Bussò alla porta che si trovava in fondo al cortile. Non ebbe risposta. Provò a spingere, e la porta si spalancò.

L'interno era caldo e buio, si udivano sibili e brusii, si aveva l'impressione di una grande altezza, di una notevole ampiezza. Un'alta figura si mosse verso di lui, poi si fermò e rimase immobile. Colpito dal raggio di sole che penetrava dalla porta che Roca

Fissando gli occhi insondabili della creatura alata, Roca

Pronunciata con sole

Gli occhi di Roca

Passò in mezzo a loro, ed esse non si mossero.

Molto tempo prima, sul suo pianeta natale Davenant, Roca

Facendo appello a tutto il suo coraggio, si avvicinò a uno di quegli esseri e lo toccò (o la toccò? Chissà, magari erano femmine) sul braccio. Gli occhi dorati si spalancarono, la faccia bellissima si voltò verso di lui, ancora più scura in quella luce crepuscolare. — Hassa! — disse l'Uomo Alato, e, chinandosi rapidamente verso di lui, gli baciò la spalla. Poi fece tre passi indietro, si riavvolse nella cappa delle ali e ritornò immobile, con gli occhi chiusi.

Roca

Ai due lati di Roca

Solo una cultura superiore poteva arrivare a risultati simili. Ma egli non aveva mai incontrato una razza dotata di elevata cultura che mostrasse una simile mancanza di interesse. In fin dei conti, perché avevano portato laggiù lui e i suoi compagni? Forse, nella loro muta e angelica arroganza, avevano voluto salvare i viaggiatori da qualche pericolo della notte? O riducevano in schiavitù le altre razze? Se così era, perché non avevano preso alcun provvedimento, accorgendosi che lui era immune al loro veleno paralizzante?

Forse comunicavano senza parole, ma, in quell'incredibile palazzo, egli era portato a credere che la spiegazione fosse data da un'intelligenza che, semplicemente, era al di fuori degli interessi umani. Proseguì, e infine trovò sulla parete interna del corridoio una terza porta, molto bassa, che lo costrinse a chinare la testa per passare: un Uomo Alato avrebbe dovuto strisciare al suolo, per entrare.

All'interno c'erano la solita semioscurità calda e giallastra, e un odore dolce leggermente fastidioso, ma si udivano i

Roca

Proseguì ostinatamente e cominciò a salire la rampa.

A una decina di metri dal suolo giunse a una nicchia triangolare scavata nel muro, in cui erano accovacciati numerosi Alati. Anche questi avevano una taglia inferiore al normale, e le loro ali non erano ben tese. Li contò: erano in nove, disposti a gruppetti uguali di tre, tre, tre, a regolare distanza tra loro, e stavano intorno a una grande massa pallida. Roca

Un altro tonfo sul pavimento della sala, di fronte a lui: Roca

Oltrepassò il passaggio anulare, alto e decorato, e si fece strada, con tutta la rapidità e con tutto il silenzio possibili, in mezzo alle figure che dormivano in piedi nella sala. Uscì nel cortile. Era vuoto. Il pavimento era illuminato dal sole già alto. I suoi compagni erano scomparsi. Li avevano portati via per darli alle larve che laggiù, nella grande sala a cupola, li avrebbero succhiati vivi.

CAPITOLO SETTIMO

Roca

C'erano probabilmente tre caste, pensò, mentre percorreva la strada perfetta e silenziosa. Balie per le larve della cupola, costruttori e cacciatori nelle stanze intorno alla cupola stessa, e, nelle case lungo le vie, gli individui fertili, che deponevano e covavano le uova. I due esseri che avevano portato l'acqua appartenevano probabilmente alla casta delle balie, e dovevano mantenere in vita le prede paralizzate in attesa che le larve le succhiassero. Avevano dato acqua anche a Raho, che era morto. Come aveva fatto, a non accorgersi che erano prive di intelligenza? Si era convinto che fossero intelligenti perché avevano un'aria così umana e angelica. Cancella pure la specie N. 4, pensò, indispettito, all'indirizzo del suo Manuale naufragato. E proprio in quel momento, una creatura attraversò rapidamente la strada, all'altezza dell'incrocio successivo: una forma bassa e bruna, impossibile capire se grossa o piccola, in quella irreale geometria di case tutte uguali. Chiaramente non faceva parte della città. Almeno, gli insetti-angelo avevano dei parassiti che infestavano il loro bell'alveare. Avanzò rapidamente nel profondo silenzio, raggiunse il muro di cinta e voltò a sinistra, lungo di esso.