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— Se vuoi scoparti un nemico, bene. Ma non andare a dormire con lui. Ecco come saresti potuto finire.

Mi afferrava per i capelli e mi rovesciava la testa all’indietro. E mi tagliava la gola.

Mi ero svegliato. Fortunatamente. Se avessi dormito ancora un po’, laggiù, mi sarei preso una scottatura da sole. Gwarha dormiva ancora; si era svegliato soltanto nel mio sogno. Mi ero alzato e avevo controllato i vestiti. Non si erano ancora asciugati. Mi ero accovacciato all’ombra del muro, la schiena contro la pietra calda, e avevo aspettato finché lui non si era rotolato e, con un gemito, non si era messo a sedere. Per tutto quel tempo, mi ero sentito nervoso, come se il vecchio fosse da qualche parte, nelle vicinanze, il pugnale ancora in mano.

Era accaduto a

Mi sono seduto a guardare. Era una bella imbarcazione, stretta e veloce. Si piegava quasi orizzontalmente per il vento che gonfiava le enormi vele rosse.

Dopo un po’, Gwarha è entrato e si è piazzato alle mie spalle. Era appena uscito dalla doccia. Potevo sentire l’odore del pelo bagnato e quello aromatico del sapone. — Non ti è piaciuta la fortezza.

— No.

Mi ha toccato una spalla. — Sono andato da una maga dopo che mi hai raccontato il tuo sogno. Te l’ho mai detto? La maga mi ha detto che avevo fatto arrabbiare il vecchio. Ho dovuto far fare delle cerimonie. Lui non è persona con cui voglio litigare. — Ha detto un’altra cosa. — Ha mosso la mano, arruffandomi i capelli. — C’è un abisso tra il mondo del mio antenato e il mio che non può essere colmato. Ho cercato di parlargli, di attraversare il vuoto. Lascia in pace i vecchi morti, mi ha detto la maga. Il loro modo di vivere è finito.

"Ho guardato il muro e ho pensato alle sue parole. Hah! Ha ragione. Ma non riesco a capire come dovrebbe essere il nuovo modo di vivere. Non so come andare avanti. Che cosa devo fare, Nicky?"

Non ho risposto. Gwarha aveva già sentito tutte le mie teorie e tutti i miei consigli.

Davanti a noi, la barca… la bella barca… proseguiva. Giaceva per un momento piatta sull’acqua; poi si raddrizzava.

— È un brutto auspicio? — ho chiesto.

— No. I brutti auspici esistono soltanto nel mondo reale. Ormai, dovresti saperlo. Nessuno vede mai il futuro in un ologramma.

Okay.

Dal diario di Sanders Nicholas,

addetto alle informazioni presso lo staff

del Primo Difensore Ettin Gwarha

CODIFICATO PER LA SOLA VISIONE DI ETTIN GWARHA

13

Un paio di giorni dopo, A

— Che cos’è?

— Una copia del suo file. Lo legga, se vuole. Non c’è niente di segreto.

— Perché vuole farglielo vedere?

— Potrebbe interessargli. Ci sono delle informazioni sulla sua famiglia.

A

Sanders, Nicholas Edgar, data di nascita: 14/7/89. Luogo di nascita: DeCaugh, Kansas. I suoi genitori erano Genevieve Pierce, D.V.M., ed Edgar Sanders, uno specialista delle tecnologie tradizionali presso l’Agricultural Rescue Administration. Aveva una sorella di tre a

Istruzione: scuole pubbliche locali; Università di Chicago. Aveva ottenuto un M.A. nel 2110. (A

Tre a

Una storia stranamente scarna. Non c’era alcuna prova di vita personale. Ne aveva avuta una? Le interessava?

Lesse il resto del file. Sua sorella aveva studiato presso l’Università del Wisconsin, si era sposata e aveva avuto un figlio, una bambina di nome Nicole. Il matrimonio si era concluso con un divorzio. La sorella viveva a Chicago e lavorava per un’organizzazione sindacale. C’era una fotografia, l’ologramma di una do

Al suo fianco c’era la figlioletta: magra e sgraziata, il colorito caffelatte, i capelli ricci corti; una bambina di undici o dodici a

A

Andò avanti a leggere. Si erano ritirati a Fargo, Nord Dakota, ed erano ancora vivi. (La foto era stata scattata cinque mesi prima a una conferenza presso l’università locale in onore del poeta del Nord Dakota Thomas McGrath.) (Perché una persona si sarebbe ritirata a Fargo?) Genevieve aveva ottantacinque a

Maniaci. Nicholas proveniva da una famiglia di benefattori.

A

Qualcosa di tutto quello era in sintonia con l’uomo che conosceva lei?

Chiuse il file e andò a letto. Era strano stare sdraiata nell’oscurità, a centinaia di a

Il giorno dopo, chiamò Nicholas e gli chiese di venire.

Lui arrivò nel pomeriggio, dopo la fine della riunione giornaliera, ancora con l’uniforme da guerriero spaziale e gli stivaloni neri.

A

— Me l’ha data il capitano McIntosh. Mi ha detto di consegnargliela.

— Perché? Cosa dovrei farne?

— Niente. Pensava che le sarebbero potute interessare le informazioni sulla sua famiglia.

— Perché?

— Per amor del cielo, Nick, è la sua famiglia.

Lui raccolse le pagine, le ordinò, in modo che fossero tutte pari, poi mise davanti le fotografie e chiuse la cartellina. Ogni movimento era preciso e pieno di rabbia. — Non so bene che cosa si aspetti che faccia — disse, la voce morbida. — Che scoppi in lacrime e dica che farò qualunque cosa pur di vedere mamma e papà prima che muoiano? Che dica che devo vedere mia nipote cui ha