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L’aereo degli alieni tornò il mattino seguente e ripartì la sera. Questo sembrava indicare che i negoziati continuavano, come stabilito.
Dalla zona diplomatica non arrivò niente di ufficiale. I colloqui erano segreti; lo erano sempre stati, con nessun servizio su nessuna delle reti. La gente della stazione aveva ricevuto qualche notizia, per pura cortesia e perché erano troppo vicini per essere tenuti completamente all’oscuro; ora anche loro erano stati esclusi.
Dopo tre giorni, A
— Usano l’uomo come traduttore — spiegò Katya. — Il loro principale traduttore. Secondo Etie
— Come va
Katya sorrise con dolcezza. Gran parte dei suoi antenati provenivano dall’Asia sudorientale; alcuni erano africani. Era piccola e scura e di ossatura minuta e la do
— Etie
— L’uomo del mistero? — domandò A
— Certamente. I traduttori dicono che usa almeno un’altra lingua… non spesso e non a lungo e solo quando parla con il generale. I nostri non sa
A
Ma tutto ciò non aveva niente a che fare con l’uomo che diceva di chiamarsi Nicholas.
Il tempo cambiò; ebbero giorni e giorni di sole. L’estate indiana, l’avrebbero definita a casa. Il vento sparì. Di tanto in tanto, c’erano i cavalloni nell’oceano, ma non nella baia. Rosso e i suoi compagni nuotavano tranquillamente, non facendo quasi niente che gli strumenti potessero registrare. Risparmiavano energia, immaginò A
Non li raggiunse nessun altro alieno. E nessuno aveva qualche buona teoria sui motivi. Forse era il tempo. A
Le lettere erano tutte brevi, in parte a causa delle restrizioni della sicurezza… nessuno poteva dire niente dei negoziati… ma anche perché non aveva molto da dire. Come poteva spiegare qualcosa della sua vita a persone che vivevano in mezzo a nove miliardi di altri umani? Non sapevano niente di oscurità o di vuoto o di silenzio o di altre stranezze. Per loro, la realtà era l’umanità. Non esisteva nient’altro accanto a loro. I hwarhath erano leggenda e le creature che lei studiava erano incomprensibili. A
Una mattina, gonfiò una piccola zattera di gomma, vi attaccò un motore e si allontanò nella baia. Era una giornata d’autu
Inseguì Rosso, avvicinandosi lentamente, guardando su un sonar portatile. L’alieno non si muoveva. Quando gli arrivò vicino, fermò il motore e andò alla deriva per gli ultimi pochi metri. Eccolo lì, che galleggiava poco sotto la superficie.
La parte superiore dell’animale… la campana o l’ombrello… era larga tre metri e trasparente; e si increspava dolcemente. All’interno, appena visibili, c’erano i tubi d’alimentazione e cumuli di materiale neurologico. All’estremità inferiore della campana c’erano i tentacoli. A
A
Attorno a lei c’erano la baia azzurro cielo e le basse colline, coperte di vegetazione dorata. Vicino c’era l’animale, trasparente come vetro e pulsante come un cuore. A
Dopo un po’, attaccò una bottiglia per i campioni a una corda e la calò nell’acqua… molto lentamente e con estrema cura. Rosso la notò. Dalla parte più vicina alla barca si allungarono dei tentacoli. Le bocche alle loro estremità si aprirono e inghiottirono l’acqua per saggiarla.
Una luce guizzò attorno alla campana. Interessante. Rosso si sarebbe servito di sostanze chimiche per parlare con un altro pseudosifonoforo. Ma doveva aver capito che lei non avrebbe colto un simile messaggio perciò provava il linguaggio notturno.
Rosso-rosso-blu, dissero le luci. (In realtà, il primo colore era un rosa intenso. Avevano anche pensato di chiamare l’animale Rosa, ma il nome non si addiceva. L’animale era troppo grosso e troppo pericoloso.)
Il primo messaggio percorse due volte il perimetro dell’animale. Poi fu seguito da un secondo messaggio: Arancione-arancione-arancione.
L’arancione era un colore preoccupante.
Io sono Rosso-rosso-blu, stava dicendo l’animale, e non mi piace quello che stai facendo.
A