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— C’è un qualche impedimento davanti a voi — avvertì il computer della barca. — Vi prego di controllare lo schermo sonar.

Lei guardò. Lo schermo mostrava molti puntini, tutti verdi: gli animali. Mentre guardava, loro cominciarono a spostarsi a destra e a sinistra verso i confini dello schermo. A

— Gesù — fece Gislason.

L’intera baia lampeggiava d’un arancione deciso e d’un azzurro freddo: Pericolo. Strano amico. Pericolo. Nonostante la pioggia… che cadeva sull’acqua e rigava il plexiglass di fronte a lei… A

— L’ha

— Non sono stupidi.

Il passaggio buio portava nei pressi di Moby Dick, in direzione dell’oceano. A

— E ha

— Si mangiano a vicenda? — domandò Gislason, con aria terrorizzata.

— Non è il termine giusto. Dovrei dire che sono ca

— Ogni cosa ha abitudini disgustose, su questo pianeta?

Erano ormai giunti nel canale che portava fuori dalla baia. L’acqua era scura e il sonar non segnalava animali davanti alla barca.

— La vita ha abitudini disgustose — rispose A

Gislason fece un verso, un grugnito che non significava niente per lei. Consenso? Repulsione? Dispepsia, forse. A

— E le vite sessuali degli umani non sono sempre affascinanti — proseguì lei, completando il corso dei suoi pensieri.

— Questo è vero — commentò Gislason, con tono deciso, e A

Ora erano circondati dagli alieni. L’oceano era punteggiato di luci che si accendevano e si spegnevano: azzurre, verdi, gialle, arancioni e rosa. Alcuni avevano ricevuto il messaggio di A

— Si diriga a sud, signora — disse Gislason.

Lei fece girare la barca. Alle loro spalle e a destra era tutto buio: la terra. Davanti e a sinistra si estendeva l’oceano. La maggior parte degli animali si trovavano subito all’esterno dell’ingresso della baia, tenuti lì dai messaggi chimici che emettevano gli animali più grossi che si preparavano all’accoppiamento; ma delle luci lampeggiavano verso sud ed est: animali isolati che galleggiavano al buio e, qua e là, altre luci di animali che si erano riuniti in gruppi.

A

— Che cosa sono?

Lei indicò l’oceano luminoso. — Le varie parti conservano molta della loro integrità originaria. Non è molto difficile per loro scomporsi. Una sostanza chimica paralizza l’animale che è stato catturato, ma senza fare alcun da

Stava di nuovo dando spiegazioni, come aveva fatto con i vermi. Perché? Forse per paura. A

— A questo punto — disse Gislason — posso occuparmi io della barca. So dove dobbiamo andare.

A

13

La barca proseguì verso sud sotto la pioggia. Secondo gli strumenti, stavano viaggiando parallelamente alla costa, sebbene la stessa, al buio, non fosse visibile. Gli alieni si manifestavano sempre meno: un lampo d’azzurro che presto svaniva, poi un altro, verde, o azzurro, o, raramente, arancione. Sono io. Pericolo. (O forse Collera.) Non voglio fare male.

A

— Abbiamo bisogno della copertura di quella nuvola — disse lui. — Spero che non si sollevi.

— Perché? — domandò A

— C’è una nave nemica sopra di noi, signora, e possiede ottimi strumenti di rilevamento. Le nuvole rappresentano una buona protezione.

Due navi, pensò A

L’osservazione di Gislason non aveva senso per A

Guardò il suo compagno. Il viso lungo era illuminato dal chiarore del pa

Passò del tempo. A

Superarono un ultimo gruppo di alieni: piccoli individui, che dovevano aver avuto paura di avvicinarsi ulteriormente alla baia. Galleggiavano sul lato est della barca: una grande macchia di luce che si sollevava e si abbassava con le onde, attraversata da colori, azzurri e verdazzurri, perlopiù. C’erano anche scintille di arancione e di giallo: collera, frustrazione, eccitamento, avvertimento. In un’occasione, per circa un minuto, l’intero branco dive

Fiotti di luce uscivano dall’agglomerato e altri agglomerati più piccoli vi si radunavano attorno. Questo A