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Imboccò il molo, muovendosi con cautela. Lì non c’erano vermi, ma la superficie metallica era scivolosa a causa della pioggia. Nelle vicinanze, una luce si accese nell’acqua, fioca e pallida. A

Gislason era alle sue spalle. Non c’era modo di fuggire. E A

Yoshi aspettava sulla barca, alla porta della cabina, con un ombrello di carta gialla oliata.

Non appena salirono a bordo, lui disse: — Questa è una vera fortuna, A

— Sì — rispose Gislason. Lei lo guardò. Con il cappuccio della giacca che gli copriva il viso non era possibile distinguerlo da Nicholas.

— È tutta vostra. Buon divertimento. — Yoshi aprì l’ombrello e se ne andò, facendo un ce

A

— Dobbiamo prima staccare i cavi collegati al galleggiante — spiegò A

— Che cosa vuol dire?

— La baia ne è piena e ha

Lui aggrottò la fronte. — Come fa ad avvertirli?

— Ci sono delle luci sul galleggiante, quello grosso al centro della baia, e abbiamo un programma che traduce l’inglese in segnali luminosi. Ecco come comunicano… gli animali… con lampi luminosi.

Lui scosse la testa. — No.

— Non porterò fuori la barca senza prima aver avvertito le creature nella baia. Forse sono intelligenti. Sono sicuramente vulnerabili. Non voglio assumermi la responsabilità di fare loro del male.

Gislason la fissò con i suoi occhi verdi, il lungo viso pensieroso. Stava considerando le opzioni, soppesando le conseguenze, e A

Alla fine, lui disse: — Va bene. Mandi il suo messaggio. Ma la terrò d’occhio.

A

Lei chiamò il secondo programma. Era codificato come "Lp2-Iec". Provò a pensare a una spiegazione per le lettere gialle che luccicavano sul video; ma Gislason non le fece domande.

— Scriverò otto parole, che il programma tradurrà in luci colorate. Il messaggio è: "Pericolo. Strano amico". La barca è lo strano amico. — Scrisse le parole. — Il resto del messaggio è: "Agite subito. Andate verso riva".

— Sarà quello giusto? — domandò Gislason.

— Mm… — A

— Ora possiamo sganciarci. Il galleggiante è sull’automatico. Continuerà a segnalare da solo.

— Spero di fare la cosa giusta — disse Gislason.

— La sta facendo.

Uscirono in coperta. Il buio era assoluto, ora, e gli alieni avevano cominciato la loro conversazione serale: pallidi tentativi di azzurro e verde, resi più fiochi del solito dalla pioggia. Moby Dick galleggiava al centro della baia, illuminato come una lussuosa astronave che entrasse in porto. Tutta la superficie… sopra e sotto l’acqua… lampeggiò dapprima d’arancione e poi d’azzurro chiaro.

— Muoviamoci — disse Gislason. — Siamo veramente incalzati dal tempo, signora Perez.

Cominciarono a staccare i cavi di collegamento con Moby.

Il messaggio in sé… lo schema di punti e linee… non aveva significato per gli alieni che dovevano capire soltanto i colori. L’arancione era rabbia o pericolo; l’azzurro significava non aggressione. Era un avvertimento amichevole. C’era pericolo, stava dicendo loro A

Quando i motori della barca si fossero messi in moto, avrebbero capito la fonte del pericolo. Sapevano che le barche erano pericolose. Quando gli umani erano arrivati per la prima volta sul pianeta, le barche erano state usate per dar loro la caccia. E quella era stata la prima indicazione che gli animali potessero essere intelligenti: che avessero imparato velocemente a temerle e che la paura delle barche si fosse rapidamente diffusa per tutta la specie.

In qualsiasi altro periodo dell’a

Il messaggio non era per loro. A

Un tipo molto lungo. L’unica speranza di A

Forse avrebbe dovuto mettersi a gridare mentre passavano per la stazione o cercare di fuggire, anche se era molto più piccola di Gislason e non era mai stata un asso nella corsa.

Gli ultimi cavi caddero in acqua. — Molli pure — a

A

A

— Adesso, rimarrò silenzioso — disse la voce — a meno che non succeda qualcosa che richieda un avvertimento o qualche altro tipo di azione.

A

Gislason gridò: — Tutto libero.

A

La maggior parte degli animali stavano ancora emettendo luci azzurre o blu-verdi, ma il ritmo dei loro messaggi era cambiato. Era rapido e staccato, ora, il ritmo del codice. A