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«Forse quando aprira

Era questa, in effetti, la nostra più ardente speranza. Il problema era come ottenere il denaro dal capo e dai suoi accoliti. Tenevano gli introiti della cooperativa in un casotto di pietra che chiamavano la Banca di Hagayot, e solo loro toccavano il denaro. Ciascuno di noi aveva un conto aperto, che veniva accuratamente aggiornato, col vecchio Bancario-Capo che mostrava i rendiconti scrivendoli sulla terra quando qualcuno glieli chiedeva. Ma le do

Già prima del nostro arrivo, le do

Una sera chiesi alla mia amica Seugi, i cui capelli erano bianchi come la sua pelle, «Seugi, hai mai sentito parlare di quel che è accaduto in un luogo chiamato Nadami?»

«Sì,» rispose. «Le do

«Anche su Werel si racconta questa storia,» dissi. «Anche laggiù si parla di Nadami, dove le do

Seugi e le altre do

«Se è stata una do

Seugi rise, poi si rivolse a un gruppo di do

Dopo molte discussioni, durate giorni e settimane, fu deciso per una delegazione di do

Un mutamento non avviene di colpo in un villaggio. Ma al tempo del raccolto seguente le do

«Adesso occupiamoci del voto,» dissi a Seugi, dato che non c'erano votazioni segrete nel villaggio. Quando aveva luogo un'elezione regionale, perfino per l'universale Approvazione della Costituzione, i capi censivano gli uomini e compilavano le schede. Le do

Non rimasi abbastanza a lungo ad Hagayot per contribuire al successivo cambiamento. Tualtak stava davvero male, resa quasi folle dal desiderio di fuggire dalle paludi verso la città. Lo desideravo anch'io. Così ritirammo le nostre spettanze e Seugi e altre do

Arrivò dopo qualche ora, un lungo convoglio di vagoni-merci carichi di riso di palude diretto ai mulini di Città di Yotebber. Viaggiammo nel vagone riservato ai ferrovieri e pochi altri viaggiatori, tutti uomini dei villaggi. Portavo un grosso coltello alla cintura, ma nessuno degli uomini si comportò in maniera sconveniente. Fuori dai loro complessi erano incerti e timorosi. Stavo seduta sulla mia cuccetta nel vagone guardando scorrere le vaste paludi selvagge e rigogliose e i villaggi sulle rive del grande fiume e avrei voluto che il treno non si fermasse mai.

Tualtak stava invece distesa nella cuccetta sotto la mia, tossiva ed era agitata. Quando arrivammo a Città di Yotebber era così debilitata che pensai bene di portarla da un dottore. Uno dei ferrovieri, molto gentile, ci indicò come fare ad arrivare all'ospedale coi mezzi pubblici. Mentre ci facevamo sballottare per le vie calde e affollate della città sul mezzo affollato, io mi sentii nonostante tutto felice. Era più forte di me.

All'ospedale ci chiesero i nostri documenti di cittadinanza.

Non sapevo neanche cosa volesse dire. In seguito scoprii che i nostri erano stati consegnati ai capi di Hagayot, che li avevano trattenuti come trattenevano qualsiasi documento delle do

Sentii una delle do

Mi resi conto delle nostre apparenze, del nostro aspetto sudicio e misero. Sapevo di aver l'aria ignorante e stupida. Ma quando udii quella parola, "polverosa", il mio onore e il mio orgoglio si risvegliarono. Misi mano al mio bagaglio e ne estrassi il mio documento di libertà, quel vecchio foglio che portava la calligrafia di Erod, tutto sgualcito e spiegazzato, tutto polveroso.

«Questo è il mio documento di cittadinanza,» dissi con voce decisa, facendo sobbalzare e girare quelle do

Una do

La seguimmo in un ambulatorio.

«Sono la dottoressa Yeron,» cominciò, poi si corresse. «Lavoro qui come infermiera,» precisò, «ma sono un medico. E voi… voi venite dal Vecchio Mondo? Da Werel? Siediti qui, bambina, e levati la camicia. Da quanto tempo siete qui?»

Tempo un quarto d'ora aveva formulato la diagnosi di Tualtak e le aveva procurato un letto in un reparto, a scopo di riposo e osservazione. Era riuscita a sapere tutto di noi, e mi aveva spedito via con un biglietto di raccomandazione per un suo amico che mi avrebbe aiutato a trovare casa e lavoro.

«L'insegnamento!» aveva esclamato la dottoressa Yeron. «Un'insegnante! Amica mia, sei come la pioggia nel deserto!»

In effetti la prima scuola che contattai era disposta ad assumermi subito, per insegnare qualsiasi materia a mia scelta. Provenendo da un paese capitalista, feci altri giri per altre scuole per vedere di ottenere una paga migliore. Ma tornai alla prima. Mi erano piaciute le persone.

Prima della Guerra di Liberazione, le varie città di Yotebber, abitate da schiavi di proprietà delle Corporazioni che davano in affitto la propria libertà, avevano avuto per sé scuole, ospedali e svariati corsi di qualificazione. Nella Vecchia Capitale esisteva perfino un'università degli schiavi. Le Corporazioni, naturalmente, avevano controllato tutta l'informazione che arrivava a tali istituzioni, tenuto d'occhio e censurato ogni insegnamento e ogni scritto, considerando il tutto in un'ottica mirata al proprio massimo profitto. Ma all'interno di questa struttura limitante gli schiavi avevano avuto libertà di accesso a ogni informazione che potesse loro interessare, e gli Yeowiani di città avevano attribuito grande valore all'istruzione. Durante la lunga guerra, durata trent'a