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Su di esso vide che avevano sparso della polvere, delle terre colorate che formavano una specie di disegno, di immagine. Seguendo i contorni tra i colori, distinse una figura chiara e allungata, tipo una mano, o un ramo, e una larga curva di terra rossa.

Dopo averle salutate, non disse nient'altro, se ne stette semplicemente lì chinato. Nel frattempo le do

Quando smisero di lavorare chiese, «È sacro?»

Le anziane lo guardarono, aggrottarono la fronte e tacquero.

«Non lo puoi vedere,» disse la più scura delle due giovani con un subitaneo sorriso canzonatorio che colse Havzhiva di sorpresa.

«Intendi dire che non dovrei essere qui?»

«No, puoi stare qui, ma non lo puoi vedere.»

Lui si alzò per osservare dall'alto la pittura di terra che avevano formato con polvere grigia, bruna, rossa e ruggine. Le linee e le forme avevano una proporzione definita, schematica ma inafferrabile.

«Non è tutto qui,» disse lui.

«È soltanto una parte, una piccola parte,» rispose la do

«Non è mai tutto insieme?»

«No,» disse lei. «No,» dissero le altre, e tutte sorrisero, anche le vecchie.

«Mi potete dire cosa rappresenta il quadro?»

Lei non conosceva la parola "quadro". Scambiò occhiate con le altre, rifletté, poi lo guardò furbescamente.

«Facciamo quello che sappiamo, qui,» disse, con lieve ce

«Loro non lo sa

«Gli uomini? Non l'ha

«No. Nessuno. Solo noi. Lo abbiamo qui.» La do

Le anziane si alzarono, borbottarono qualcosa fra loro, una si rivolse alle giovani con una frase che Havzhiva non capì, poi se ne andarono con passo pesante.

«Non approvano che tu parli di quest'opera con un uomo,» disse Havzhiva.

«Un uomo di città,» precisò la do

«Vorresti fuggire?»

Lei si strinse nelle spalle. «E dove?» disse.

Si alzò in piedi con mossa aggraziata per osservare il disegno di terra, un astratto schema di linee e colori, curve e superfici dall'apparenza casuale.

«Tu riesci a scorgerlo?» chiese a Havzhiva, con quel suo lampo negli occhi, ironico, liquido.

«Forse un giorno potrei imparare a farlo,» disse lui, incrociando il suo sguardo.

«Dovresti trovare una do

«Siamo un popolo libero, ora,» affermò il Giovane Capo, il Figlio ed Erede, l'Eletto.

«Devo ancora conoscere un popolo libero,» osservò Havzhiva, cortese e ambiguo.

«La nostra libertà l'abbiamo conquistata. Abbiamo fatto di noi stessi degli uomini liberi. Con coraggio, con sacrificio, con tenace attaccamento a questo sommo valore. Siamo un popolo libero.» L'Eletto era un uomo sui quarant'a

«Siete uomini liberi,» disse Havzhiva.

Ci fu un momento di silenzio.

«Gli uomini di città non capiscono le nostre do

Havzhiva acce

L'Eletto fece un'aria soddisfatta.

«Ho visto un'immagine,» continuò Havzhiva.

L'Eletto rimase impassibile, forse non conosceva quella parola. «Linee e colori formati con terra sulla terra possono contenere una porzione di sapere. Ogni sapere è particolare, ogni verità è parziale,» disse Havzhiva imitando di proposito la semplice gravità del linguaggio quotidiano con cui sua madre, l'Erede del Sole, si rivolgeva ai mercanti stranieri. «Nessuna verità può rendere non vera un'altra verità. Ogni conoscenza è parte della conoscenza totale. Un'autentica linea, un colore autentico. Una volta che hai visto lo schema più ampio, non puoi tornare a vedere la parte come il tutto.»

L'Eletto rimase immobile come un macigno di pietra grigia. Dopo un po' disse, «Se noi vivessimo come si vive nelle città, tutto quel che sappiamo andrebbe perduto». Sotto il tono dogmatico s'intuivano paura e dolore.

«O Eletto!» disse Havzhiva. «Tu dici il vero. Molto andrebbe perduto. Lo so. La conoscenza minore dev'essere appresa per poter arrivare a quella superiore. E non una sola volta.»

«Gli uomini di questa tribù non ri

Il suo ospite distolse lo sguardo da quel viso straniero verso il piccolo sole, ardente e biancastro, che gettava gli ultimi bagliori su quella terra straniera. «Ne sono convinto,» disse.

All'età di cinquantacinque a

Andò. Non gli era mai piaciuto volare, per quanto fosse stato costretto a farlo spessissimo, così intraprese il lungo viaggio in treno. Erano treni funzionali e veloci, terribilmente affollati, con gente che sciamava e si precipitava su a ogni stazione, offrendo compensi ai conducenti, ma senza cercare di salire sul tetto delle carrozze, non quando si viaggia a centotrenta chilometri orari. Aveva il suo scompartimento privato in una carrozza diretta a Città di Yotebber. Passò le lunghe ore in silenzio, guardando scorrere il paesaggio, i progetti di bonifica, le vecchie terre incolte, le foreste recenti, le città gremite, chilometri e chilometri di catapecchie e capa

Il terzo pomeriggio scese dal treno alla stazione di Città di Yotebber. Niente folla. Niente capi. Niente guardie del corpo. Percorse le calde strade familiari, di là dal mercato, attraverso il parco. Una piccola bravata, quella. I malintenzionati, isolati e in bande, erano ancora in circolazione. Te