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Non v'era alcuna femmina in vista, nella zona delle do
Ebbe inizio un esame, con i capi e gli anziani a sparare domande che richiedevano una risposta immediata, a volte da un solo ragazzo, a volte da tutti insieme, a seconda del gesto, specifico o generico, di chi interrogava. Si trattava di domande sui riti, sulle procedure, sulla morale. I ragazzi erano stati ben addestrati e fornivano le risposte con voce alta e sicura. Quello che si era azzoppato nel salto all'improvviso si mise a vomitare e sve
Havzhiva seguì il rito solo in apparenza, mentre la sua mente vagava a ritroso, a un tempo e a un luogo lontani. Noi insegnamo quel che sappiamo, pensò, e tutta la nostra conoscenza è circoscritta.
Dopo l'interrogatorio ve
Ma poi ve
Due delle ragazzine erano appena adolescenti, le altre ancora più pìccole: una di loro non doveva avere più di sei a
Appena l'ultimo si fu alzato si fecero avanti i ragazzi. Ognuno si distese su una fanciulla e mosse le natiche in su e in giù, benché nessuno di loro, notò Havzhiva, avesse un'erezione. Gli uomini che lo attorniavano si afferrarono il pene e gridarono, «Ecco qua, prova il mio!», e continuarono così, fra incitamenti e cori, fino a che l'ultimo dei ragazzi si fu rimesso faticosamente in piedi. Le ragazze giacquero distese, a gambe aperte, come piccole lucertole morte. Iniziò un moto lento e minaccioso verso di loro da parte della folla degli uomini. Ma le anziane stavano già rimettendo in piedi le giovani, sorreggendole, sospingendole in fretta attraverso il ponte, seguite da un'ondata di acclamazioni e di scherno da parte del pubblico.
«Sono sotto effetto di una droga, sai,» spiegò l'uomo bruno e gentile che aveva condiviso il letto con Havzhiva, scrutandolo in volto. «Le ragazze. Non provano alcun dolore.»
«Sì, vedo,» disse Havzhiva, immobile al suo posto d'onore.
«Queste qui sono fortunate, privilegiate, a prender parte all'iniziazione. Sai, è importante che le ragazze perdano la verginità prima possibile. Devono essere possedute da più di un uomo. In modo da non avanzare pretese del tipo: "questo è tuo figlio", "questo bambino è figlio del Capo". È solo roba da streghe. Un figlio è una scelta. Essere un figlio non ha niente a che vedere con il sesso di una schiava. Le schiave dovevano impararlo molto presto. Ma adesso alle ragazze somministriamo una droga. Non è più come ai vecchi tempi, sotto il dominio delle Corporazioni.»
«Capisco,» disse Havzhiva. Guardò in viso il suo amico, pensando che la pelle scura indicava che nelle sue vene doveva scorrere molto sangue di razza padrona, che forse era proprio figlio di un possidente o di un Boss. Figlio di nessuno, uscito da un utero di schiava. Un figlio è una scelta. Ogni sapere è locale. Ogni sapere è parziale. A Stse, come nelle scuole dell'Ekumene, come negli agglomerati di Yeowe.
«Tu chiami ancora schiave le do
«No,» replicò l'uomo bruno, «no, mi dispiace, è il linguaggio che ho imparato da bambino… chiedo scusa…»
«Non devi chiederla a me.»
Di nuovo Havzhiva aveva espresso in modo conciso e distaccato quello che aveva in mente. L'uomo fece una smorfia e rimase in silenzio, a testa bassa.
«Per favore, amico, riportami nella mia stanza,» disse Havzhiva, e l'uomo bruno gliene fu grato.
Parlava sottovoce nel suo taccuino automatico in hainese, al buio. «Non si può cambiare niente dall'esterno. Stando al di fuori, guardando dall'alto, con un colpo d'occhio generale puoi scorgere le linee del disegno. Vedi cosa è sbagliato, cosa manca. Vorresti aggiustarlo. Ma non puoi a
Quattro do