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D’un tratto, un giovane ben vestito, che attendeva in fila subito dopo il giudice, scoppiò in una secca risata. Ma non c’era traccia di divertimento in lui; si trattava piuttosto di un segno di apprezzamento per quell’atto di giustizia. Accanto a Cazaril, la giovane Lady Betriz prese quasi a saltellare per l’entusiasmo. Poi una serie di risate soffocate, accompagnate da sussurri di spiegazione, si diffuse tra la folla.
Spostando il proprio sguardo sul Divino anziano, il giudice abbozzò uno strano gesto contratto con la mano che teneva la borsa, quasi intendesse consegnare a lui l’offerta. Aprendo e serrando convulsamente i pugni lungo i fianchi, il Divino rivolse uno sguardo implorante all’avatar della Dea, assisa sul suo trono.
«Lady Iselle…» sussurrò, con un angolo della bocca, senza però riuscire a mantenere la voce abbastanza bassa. «Voi non potete… Noi non possiamo… È la Dea che vi sta parlando e che vi guida in questo?»
«La Dea parla al mio cuore», replicò Iselle a voce alta. «Non è forse così anche per voi? Inoltre, ho chiesto alla Dea di mostrarmi la sua approvazione, concedendomi di accendere la fiamma al primo tentativo, e così è stato.» Perfettamente composta, ignorando l’a
Il giudice fu costretto a spostarsi di lato, anche perché l’uomo alle sue spalle non ebbe esitazione a spingerlo per avanzare, con un sogghigno dipinto sul volto.
Pungolato da uno sguardo di fuoco del suo superiore, un Accolita si affrettò a farsi avanti per invitare il giudice ad appartarsi con lui da qualche parte, in modo da discutere di quel contrattempo, ma il suo acce
Dopo qualche tempo, Lady dy Hueltar e Betriz andarono a raggiungere la Provincara sulla panca messa a sua disposizione, e Cazaril prese posto alle sue spalle insieme col siniscalco, che persisteva nel fissare la figlia con aria accigliata e insospettita Progressivamente, la folla prese ad assottigliarsi, ma la Royesse continuò a svolgere con entusiasmo il proprio sacro dovere fino agli ultimi, più umili postulanti: un raccoglitore di legna da ardere, un carbonaio e un mendicante, il cui unico dono fu cantare un i
La tempesta che, a giudicare dall’espressione della Provincara, era imminente non scoppiò se non quando l’intera famiglia fu tornata al castello per i festeggiamenti pomeridiani. Lungo il tragitto, Cazaril si trovò a condurre per la briglia il cavallo della dama, perché il siniscalco stava provvedendo a reggere con mano salda e attenta la cavezza del mulo di Iselle. Anche per quello, una volta al castello, vide morire sul nascere il suo piano di ritirarsi in silenzio, senza dare nell’occhio.
«Castillar, offritemi il braccio», ordinò infatti seccamente la Provincara, non appena i servi l’ebbero aiutata a scendere dalla giumenta, serrandogli il polso con dita tese e tremanti. Poi, a labbra strette, aggiunse: «Iselle, Betriz, dy Ferrej, qui dentro». E, con un ce
Una volta ultimata la cerimonia, Iselle aveva lasciato al Tempio le vesti della Signora della Primavera, tornando a essere soltanto una giovane do
La sala era silenziosa e vuota, benché intensamente illuminata dalle candele sull’altare, candele che, quel giorno, sarebbero rimaste accese fino a consumarsi, e sotto il cui chiarore i banchi di legno, consumati da i
Avanzando fino al centro della stanza, la Provincara si girò di scatto verso le due ragazze, che, sotto l’esame del suo sguardo severo, si fecero più vicine l’una all’altra. «Allora: chi di voi due ha avuto quell’idea?» chiese.
Iselle fece un passo e abbozzò un acce
«Sapevi che questo sarebbe successo?» esclamò dy Ferrej, girandosi di scatto verso la figlia. «E non me lo hai detto?»
Betriz reagì con una riverenza identica a quella di Iselle, eseguita in modo altrettanto rigido. «Mi era sembrato di capire, padre, che dovevo fungere da dama di compagnia per la Royesse Iselle, e non da spia. Se poi la mia fedeltà dovesse andare a qualcun altro, e non a Iselle, be’, nessuno me lo ha comunicato. Proteggi il suo onore con la tua vita: ecco ciò che tu mi hai detto.» Era uno splendido discorso, che tuttavia perse almeno un po’ di fierezza quando la giovane, in tono più cauto, aggiunse: «Comunque non potevo essere certa che sarebbe successo davvero finché lei non ha acceso la prima fiamma».
Rinunciando a discutere con quella giovane sofista, dy Ferrej abbozzò un gesto impotente in direzione della Provincara.
«Tu sei più matura, Betriz», affermò quest’ultima. «Pensavamo che la tua influenza servisse a calmarla, che tu avresti insegnato a Iselle quali siano i doveri di una fanciulla salda nella fede… come quando Beetim, il cacciatore, abbina i bracchi più giovani a quelli più maturi.» Fece una smorfia. «È un peccato che non abbia incaricato lui di educarvi, invece di affidarvi a quelle inutili governanti.»
«Sì, mia signora», ribatté Betriz, con un’altra riverenza.
La Provincara le scoccò un’occhiata in tralice, sospettando che si stesse prendendo gioco di lei, e Cazaril dovette mordersi un labbro per non scoppiare a ridere.
«I Devoti non mi ha
«Certo che no», scattò la Provincara, attenuando però il tono aspro e cercando di mostrarsi conciliante. «Ma fare giustizia non è un tuo compito, tesoro.»
«Gli uomini cui spetta tale incarico paiono disinteressarsene. Io non sono una contadina, a Chalion ho grandissimi privilegi e doveri altrettanto grandi… Il Divino e la nostra buona Devota me Io ha