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«Io stavo parlando della necessità di avere costanza nello studio, Iselle», protestò la dama di compagnia.

«Quando i Devoti parlavano dei doveri morali, Iselle, non intendevano… non volevano…» interve

«Non volevano che li prendessi sul serio?» completò la Royesse, con falsa dolcezza.

Dy Ferrej farfugliò qualcosa e Cazaril non poté fare a meno di simpatizzare con lui. Quella giovane dama i

«Per adesso, potete andare entrambe nelle vostre camere, e rimanerci», dichiarò la Provincara, furente. «Imporrei a entrambe di leggere le scritture per penitenza, ma… Deciderò poi se vi sarà permesso di partecipare alla festa. Mia buona Devota, per favore, seguile e accertati che arrivino a destinazione. Va’!» ordinò, con un gesto imperioso del braccio. Cazaril fece per accodarsi alle tre do

Lady Betriz si scoccò alle spalle un’occhiata piena di curiosità, mentre Iselle uscì a passo di marcia, a testa alta e senza guardarsi indietro.

«Bene», commentò dy Ferrej, dopo un momento. «Speravamo che diventassero amiche.»

Ormai le due giovani do

«Quanti a

«Dicia

Cazaril rifletté che, rispetto a lei, non era così vecchio come aveva supposto, benché le sue esperienze lo facessero sembrare tale.

«Pensavo davvero che Betriz avrebbe esercitato un’influenza positiva… Invece sembra accaduto il contrario», aggiunse dy Ferrej.

«Stai accusando mia nipote di aver corrotto tua figlia?» chiese bruscamente la Provincara.

«Direi piuttosto che è diventata per lei una fonte d’ispirazione», precisò dy Ferrej, con aria cupa, scrollando le spalle. «È una cosa che mi spaventa tanto che mi chiedo… se non dovremmo dividerle.»

«Le proteste non avrebbero fine», replicò la Provincara, in tono stanco, sedendo su una panca e indicando ai due uomini di fare altrettanto. «Non voglio torcermi il collo», spiegò poi, a mo’ di spiegazione.

Serrando le mani tra le ginocchia, Cazaril attese che la dama si decidesse a dirgli cosa voleva da lui.

«Voi osservate la faccenda con occhi nuovi», disse infatti la Provincara, dopo averlo scrutato con aria pensosa per un lungo momento. «Avete qualcosa da suggerire?»

«Sono abituato ad addestrare giovani soldati, mia signora, e non ho mai avuto a che fare con giovani do

Dy Ferrej sussultò, punto nel vivo.

«In presenza di tutte e due», precisò la Provincara. «Quattro orecchie, una sola mente… e una sola cospirazione.» Contrasse le labbra in una smorfia pensosa e, fissando il Castillar con occhi intenti, proseguì: «Cazaril… voi parlate e scrivete il darthacano, vero?»

«Sì, mia signora…» rispose Cazaril, sconcertato da quell’improvviso cambio di argomento.

«E il roknari?»

«Ecco… il mio roknari colto è un po’ arrugginito, attualmente, ma vi garantisco che parlo il roknari popolare in maniera molto scorrevole.»

«E la geografia? Conoscete la geografia di Chalion, di Ibra e dei principati dei roknari?»

«Per i cinque Dei, certo che la conosco, mia signora. Le terre che non ho percorso a cavallo le ho attraversate a piedi, oppure sono stato trascinato su di esse, per cui la loro geografia è incisa sulla mia pelle. Quanto all’Arcipelago, ne ho girato almeno la metà, sulle galee.»

«E sapete scrivere, far di conto, tenere libri contabili, stilare lettere, rapporti, trattati, ordini logistici…»

«Può darsi che in questo momento le mie mani tremino un poco, tuttavia ho fatto tutte queste cose», ammise Cazaril, con aria sempre più guardinga. Quale poteva essere il motivo ultimo di un simile interrogatorio?

«Sì, certo!» esclamò la Provincara, battendo le mani con entusiasmo, un suono secco che strappò un sussulto a Cazaril. «Sono stati senza dubbio gli Dei a mandarvi da me! Che i demoni del Bastardo mi portino via se non sarò abbastanza furba da approfittarne nel modo migliore.»

Sempre più sconcertato, lui le rivolse un sorriso interrogativo.

«Ebbene… Avete detto di volere un incarico e adesso ce l’avete: segretario e tutore della Royesse Iselle», esclamò la dama, trionfante.

A bocca aperta per lo stupore, Cazaril riuscì soltanto a fissarla con aria stupida. «Come?» riuscì infine ad articolare.

«Teidez ha un suo segretario, che gli tiene in ordine i registri, gli scrive le lettere… È tempo che anche Iselle abbia un tutore, qualcuno che faccia da baluardo tra il mondo delle do

«Credo…» Cazaril deglutì a fatica. «Be’, credo che se adesso voi mi prestaste un rasoio per tagliarmi la gola, ciò risparmierebbe molta fatica a tutti. Vi scongiuro, Vostra Grazia!»

«Bene, Cazaril, bene», sbuffò la Provincara. «Mi piace un uomo che non sottovaluta le situazioni.»

Dy Ferrej, che in un primo momento si era mostrato sorpreso e allarmato, cominciò a studiare Cazaril con ri

«Scommetto che voi riuscirete a farla concentrare sulle declinazioni del darthacano. Dopotutto è un paese in cui siete stato, cosa che non si può dire di nessuna di queste stupide do

«Non potreste invece affidarmi una fortezza sotto assedio?» replicò il Castillar, affascinato e nel contempo sgomento di fronte alla prospettiva che gli si offriva.

Ogni traccia di allegria svanì dal volto della Provincara, che si protese in avanti e gli batté un colpetto sul ginocchio. «Iselle lo sarà ben presto…» sussurrò. «Mi avete chiesto se potevate fare qualcosa per alleviare il mio fardello. Per la maggior parte dei miei problemi, la risposta è no: non potete ridarmi la giovinezza né far sì che le cose… che molte cose migliorino.» Cazaril si ritrovò a chiedersi quanto quella dama così energica fosse oppressa dallo strano, cagionevole stato di salute della figlia. «Però non potreste concedermi almeno questa piccola cosa?»