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Lois McMaster Bujold
L’ombra della maledizione
1
Cazaril sentì i cavalieri avvicinarsi e si voltò per dare un’occhiata. Il sentiero dietro di lui descriveva una serie di curve intorno a uno di quei rilievi arrotondati che, in quelle pianure ventose, passavano per colline, per poi tornare a scendere verso il pianeggiante suolo della Baocia, molle e fangoso a causa del clima invernale. Più a valle, la strada era attraversata da un ruscello verdognolo, troppo insignificante per meritare un ponticello tutto suo.
Cazaril constatò che il tonfo degli zoccoli, unito al tinti
Alla fine, la colo
Le argentate cotte di maglia dei cavalieri scintillavano nell’incerta luce del mattino. Erano armature da parata, coi tabarri azzurri, di una tonalità quasi uniforme, che recavano in bianco l’insegna della Signora della Primavera, mentre i mantelli grigi erano gettati all’indietro e fissati con spille d’argento perfettamente lucidate. Quei soldati-fratelli erano certamente diretti a qualche cerimonia, ed era improbabile che desiderassero sporcare la loro livrea col sangue di un umile viandante come Cazaril.
Inaspettatamente, però, giunto alla sua altezza, il capitano del contingente sollevò una mano, costringendo la colo
«Ehi, tu, vecchio villico», chiamò il capitano, protendendosi oltre la sella del portabandiera per attirare l’attenzione di Cazaril.
Pur sapendo di essere l’unico sulla strada, Cazaril si tratte
Il capitano del drappello indicò un punto più avanti, lungo la strada, dove un altro sentiero incrociava quello su cui si trovavano. «È quella la strada per Valenda?» chiese.
Erano trascorsi… Cazaril fu costretto a concentrarsi per contare gli a
Si concesse un sorriso nel sollevare lo sguardo sui soldati-fratelli, ben sapendo che troppo spesso quelle facciate tirate a lucido erano solo un modo per nascondere borse vergognosamente vuote.
I soldati continuarono a squadrarlo con alterigia, quasi potessero avvertire il suo odore. Del resto lui non era qualcuno su cui desiderassero fare buona impressione: non era un nobile che poteva rivelarsi generoso nei loro confronti, ma un soggetto su cui esercitarsi ad assumere un’aria sdegnosa e aristocratica. Senza dubbio, quei ragazzi stavano scambiando l’espressione con cui lui li osservava per ammirazione, o forse addirittura per stupidità.
Cazaril represse la tentazione d’indicare alla colo
«No, capitano», rispose quindi, dopo essersi schiarito la gola, perché era dal giorno prima che non rivolgeva parola ad anima viva. «La strada per Valenda è indicata da una pietra miliare del Roya che si trova qualche miglio più avanti. Non vi potete sbagliare», aggiunse, tirando fuori una mano dalle calde pieghe del cappotto per indicare. Le dita contorte però non si raddrizzarono del tutto e lui si trovò ad acce
Il capitano rivolse allora un ce
Invece Cazaril s’inchinò e disse: «La benedizione della Signora della Primavera scenda sul vostro capo, giovane signore, con lo stesso spirito con cui voi avete elargito tanta ricchezza a un povero vagabondo e con lo stesso generoso altruismo».
Se fosse stato più intelligente, forse il giovane soldato-fratello si sarebbe reso conto dell’ironia di quelle parole, e Cazaril, nei suoi presunti pa
Se il portabandiera era stato troppo orgoglioso per inginocchiarsi nel fango, Cazaril era troppo stanco per farlo, quindi attese che anche il convoglio dei bagagli — un assortimento di servitori e di muli — fosse passato oltre, prima di accoccolarsi faticosamente per recuperare quella piccola scintilla dorata in mezzo all’acqua fredda, che cominciava già a filtrare nell’impronta lasciata da un cavallo. Per quanto si fosse mosso con cautela, le vecchie ferite sulla schiena gli causarono un intenso dolore. Per gli Dei, mi muovo come un vecchio, si disse, mentre cercava di riprendere fiato e si rimetteva in piedi, sentendosi come un centenario o come una zolla di fango sotto il tacco dello stivale del Padre dell’Inverno, pronto a lasciare il mondo.