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Acciuffò un ragazzetto e lo trascinò alla luce del fuoco che rimbalzava senza posa, costringendolo ad aggiungere legna alla pira.
— Non c'è niente da mangiare? — scherzò. — Portate cibo, voi do
La maggior parte dei presenti, però, si teneva alla larga dalla zona dove era legato Roca
Il rumore e il fuoco si spensero, infine. Uomini e do
Roca
Dall'esterno del rustico castello giunse a Roca
Roca
Inerme come era, qualsiasi cosa avesse detto a Zgama, minacce o ricatti, si sarebbe limitata, semplicemente, ad accrescere l'ostinazione del barbaro.
Quella notte, mentre il fuoco danzava davanti ai suoi occhi ed egli scorgeva al di là delle fiamme la grossa faccia, bianca e barbuta, di Zgama, continuò a vedere con l'occhio della mente una faccia diversa, con i capelli biondi e la pelle scura: Mogien, che egli era giunto ad amare come amico, e anche un po' come figlio. Mentre la notte e il fuoco continuavano interminabili, pensò al piccolo Kyo, il Fian, dall'aspetto infantile e dall'espressione insondabile, legato a lui in modi ch'egli non tentava neppure di comprendere; rivide Yahan che cantava le gesta degli eroi; Iot e Raho che brontolavano e ridevano insieme mentre si prendevano cura dei grifoni dalle lunghe ali; Haldre che si sfilava dal collo la collana d'oro.
Non gli ritornò alla mente alcun ricordo della sua vita precedente, anche se era vissuto per molti a
Ed egli bevve.
CAPITOLO QUINTO
Feni e Feli, le due lune più grandi, danzarono riflesse sulla superficie del liquido, quando Yahan gli portò una seconda tazza d'acqua da bere. Nel focolare ormai ardevano soltanto poche braci. La sala era buia, con l'eccezione di qualche macchia e di qualche raggio di luce lunare, e gli unici rumori che si udivano erano il respiro e i movimenti delle numerose persone che dormivano.
Quando Yahan sciolse cautamente le catene, Roca
— La porta esterna e sorvegliata tutta la notte — Yahan gli bisbigliò all'orecchio, — e le guardie non dormono. Domani, quando portera
— Domani sera. Non sono in grado di correre. Dovrò ricorrere a un bluff. Aggancia le catene tra loro, Yahan, in modo che reggano il mio peso. E metti il gancio qui in basso, accanto alla mia mano. — Uno dei dormienti si rizzò a sedere, sbadigliando; con un sogghigno che balenò per un istante nella luce lunare, Yahan si stese immediatamente a terra e parve svanire fra le ombre.
Roca
Zgama aveva passato la notte dormendo sulle ceneri calde, e aveva i capelli sporchi di cenere grigia, cosicché sembrava lui, l'uomo bruciato, e non Roca
Dalle finestre entrò la nebbia del crepuscolo, alcune do
— Portate legna, questa volta lo faremo arrostire! — urlò Zgama, alzandosi per buttare sulla pira un ciocco acceso. Ma nessuno si mosse.
— Ti mangerò il cuore, Olhor, quando lo vedrò friggere tra le tue costole! Mi appenderò al naso la tua pietra azzurra! — Zgama schiumava di rabbia, reso frenetico dallo sguardo fisso e silenzioso che sopportava ormai da due notti. — Ti farò chiudere gli occhi! — urlò, e afferrato un pesante bastone che giaceva sul pavimento, lo calò con forza sulla testa di Roca
Lentamente, Roca
— Fuori! — disse, dirigendosi verso Zgama, che indietreggiò prima di un passo e poi di un altro. — Tu non sci più il padrone. L'uomo senza legge è schiavo, l'uomo crudele è schiavo, lo stupido è schiavo. Tu sei mio schiavo, e io ti caccio via come una bestia. Fuori! — Zgama si afferrò ai due stipiti della porta, ma il bastone fiammeggiante puntava contro i suoi occhi: dovette uscire nel cortile. Le guardie, accovacciate a terra, non facevano una sola mossa. La nebbia era rischiarata da alcune torce di resina che splendevano presso la porta principale; gli unici rumori erano il mormorio degli animali nella stalla e il sibilo della risacca che giungeva dal basso. Un passo dopo l'altro, Zgama indietreggiò fino a raggiungere la porta con le due torce. La sua faccia bianca e nera aveva la fissità di una maschera, mentre il bastone rovente si avvicinava. Muto per la paura, si afferrò al tronco che faceva da pilastro alla porta, e bloccò il passaggio con il suo corpo massiccio. Roca