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I pescatori avevano detto che c'era un insediamento a est dell'insenatura dove erano sbarcati, e quindi si diressero a oriente nella pallida nebbia che li circondava come una cappa soffice di cecità. Con i destrieri avrebbero potuto i
Quando tornò in sé, dolorosamente e un poco alla volta, si accorse che giaceva supino sulla sabbia. Molto al di sopra di lui, due grandi e nebbiose figure discutevano gravemente. Riusciva a capire solo in parte il loro dialetto Olgyior: — Lasciamolo qui — diceva uno, e l'altro diceva qualcosa come: — Uccidiamolo subito, non ha niente.
A queste parole, Roca
— Portalo da Zgama; forse Zgama lo vuole — disse l'altro. Dopo qualche ulteriore discussione, Roca
Presso di lui, in un focolare grande come una capa
— Io… io chiedo l'ospitalità di questa casa — disse Roca
— Ne hai già assaggiato una prima dose — disse l'uomo barbuto, mentre Roca
Roca
L'uomo barbuto fece un passo indietro; sembrava spaventato. Roca
— Ah — fecero tutte le bocche spalancate, nelle facce bianche, fissandolo. Lui continuò a guardare Zgama senza battere ciglio.
— Qui il padrone sono io — fece l'omone, con voce aspra e ansiosa. — Nessuno se ne va senza il mio permesso.
Roca
Zgama vide che nella battaglia degli occhi era il perdente: tutta la sua gente continuava a guardare lo straniero, con gli occhi sgranati. — Smettila di fissarmi! — urlò. Roca
Ma la testa dello straniero non si staccò. Lo straniero vacillò, ma la spada di Zgama rimbalzò come se avesse colpito una roccia. Tutta la gente raccolta intorno al fuoco bisbigliò: — Ahhh! — Lo straniero si raddrizzò e non si mosse, sempre con lo sguardo piantato su Zgama.
Zgama rimase un po' perplesso; per qualche istante fu tentato di lasciare libero quel suo prigioniero sovra
— Prendetelo… Afferratelo per le braccia! — ruggì, e quando vide che i suoi uomini non si muovevano, prese Roca
— Nessuno lascia senza permesso la casa di Zgama, Signore della Baia Lunga! — L'omone diede totalmente sfogo alla sua rabbia, quando vide che i suoi bravacci, più coraggiosi di lui, avevano immobilizzato Roca
«Ma non qui! Io sono il Signore dei senzapadrone. Che si provino, le Teste Gialle e i loro servitori lecca-stivali, che si provino a venire qui… gli faremo assaggiare qualche palmo di bronzo! Tu esci strisciando dal mare, e vieni a chiedermi un posto accanto al fuoco, vero? Ti riscalderò io, spia! Te lo do io, l'arrosto, spia. Legatelo al palo, svelti!
Quel brutale scoppio d'ira aveva rincuorato i suoi, che si accalcarono per legare lo straniero a uno dei due pali che, sul focolare, reggevano un lungo spiedo, e per ammucchiare legna intorno alle sue gambe.
Poi cadde il silenzio. Zgama si avvicinò, minaccioso e imponente nella sua pelliccia, prese un ramo acceso dal focolare e lo agitò davanti agli occhi di Roca
— Ahhh — mormorarono di nuovo i presenti, ma uno di loro disse: — Guardate! — Quando la fiammata si spense, essi videro in mezzo al fumo la figura dello straniero, ritta, impassibile, con le fiamme che gli lambivano le gambe: fissava ancora Zgama negli occhi. Sul petto nudo, appeso a una catena d'oro, splendeva un grande gioiello che sembrava un occhio spalancato.
— Pedan, pedan — gemettero le do
Zgama interruppe le grida di panico con la sua voce tonante: — Brucerà! Fatelo bruciare! Deho, porta ancora legna, la spia non brucia abbastanza in fretta!