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Con il lungo, sottile dito indice, Mogien seguì sulla cartina la costa dei due continenti occidentali, nel tratto dove erano separati da un braccio di mare: la regione all'estremo sud di Angien, con due profondi golfi e un grasso promontorio che puntava a sud. Indicò, sull'altra sponda del canale, il capo più settentrionale del continente di sudovest, che Mogien chiamava «Fien».

— Noi siamo qui — disse Roca

— E qui, se questi contadinacci fifoni e mangiapesci dicono la verità, c'è un castello chiamato Plenot. — Mogien posò sulla carta una seconda vertebra, un centimetro a est della precedente, e si soffermò a contemplarla. — Una torre ha un aspetto molto simile, vista dall'alto. Quando ritornerò a Hallan, manderò cento uomini in ricognizione, in volo, perché osservino il territorio: i loro disegni ci aiutera

— Plenot ci presterà le navi?

— Plenot non ci presterà un bel niente. Il signore di Plenot è un Esterno.

Questo significava, nelle complicate regole che stabilivano i rapporti tra i feudi degli Angyar, un signore bandito dagli altri, fuorilegge, non legato al codice di ospitalità, di vendetta, di restituzione.

— Ha solo due destrieri — continuò Mogien, slacciandosi il cinturone per la notte. — E il suo castello, dicono, è di legno.

Il mattino seguente, mentre volavano sottovento in direzione del castello di legno, una guardia li avvistò quasi nello stesso momento in cui essi avvistavano la torre. I due destrieri del castello furono in volo pochi istanti più tardi, e continuarono a girare in cerchio intorno alla torre. Qualche istante ancora e si poterono distinguere anche alcune piccole figure con archi, dietro le feritoie. Chiaramente, un signore Esterno non si aspettava che le visite fossero amichevoli. Roca

Mosien, che volava in testa a tutti sul suo animale nero, sollevò la lancia e gridò. La bestia di Roca

L'arma colpì in pieno petto uno dei difensori del castello; la forza dell'impatto fu tale da spezzargli le cinghie da coscia: l'uomo scivolò sui fianchi dell'animale e, con una traiettoria netta, apparentemente lenta, toccò terra fra le onde che s'infrangevano tranquillamente sugli scogli coperti di spuma, cento metri più in basso. Senza badare al grifone privo di cavaliere, Mogien ingaggiò subito un duello con l'altra guardia, a corpo a corpo, cercando di colpire con la spada, schivando la lancia che l'altro, invece di lanciare, usava di punta e per parare.

I quattro servitori di Mogien, montati sui loro grifoni bianchi e grigi, si libravano intorno ai combattenti come terribili colombe, pronti a intervenire, ma senza intromettersi nel duello del loro signore. Badavano soltanto a mantenersi fuori tiro, per evitare che le frecce, dal castello, forassero la cotta di cuoio che proteggeva la pancia dei grifoni.

Ma d'improvviso tutti e quattro, lanciando l'urlo acutissimo che già aveva colpito sgradevolmente i timpani di Roca

Ora Roca

Le frecce fischiavano intorno a Roca

— Hai una freccia nella gamba sinistra — Mogien gridò, mentre lo sorpassava. Roca

Yahan e Raho erano ritornati con fasci di torce fumanti, dopo essere andati sulle dune ad accenderle, e le gettavano dovunque ci fossero ca

I difensori del castello avevano smesso di lanciare frecce, e dopo qualche momento un uomo uscì nel cortile: aveva un elmo che sembrava un'insalatiera di legno, e sollevava sulla testa un oggetto che dapprima parve a Roca