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— Ora prendi con te mio figlio, Signore delle Stelle — disse, — Che il tuo nemico possa morire senza figli.
Luci di torce, fumo, ombre che si affrettavano nella corte del volo del castello, voci di bestie e di uomini, chiasso e confusione, tutto scomparve in pochi battiti d'ala del grifone dal manto a strisce cavalcato da Roca
Il cielo, dietro le loro spalle, a occidente, era chiaro, e Grandestella ardeva come un cristallo luminoso, a
— Nei castelli dei monti cantera
A mezzogiorno riposarono un paio d'ore sulla riva del fiume di cui stavano seguendo il corso fino al mare; al tramonto presero terra nella corte di un piccolo castello, costruito, come tutti i castelli degli Angyar, sulla cima di un monte, accanto a una curva del fiume. Ve
Il giorno successivo trascorse nello stesso modo per i sette viaggiatori, che volarono alti sull'incantevole paesaggio. Passarono la notte in un villaggio Olgyior situato accanto al fiume, e il terzo giorno giunsero in una zona sconosciuta allo stesso Mogien. Il fiume, curvando verso sud, disegnava cerchi e anse, le montagne si erano distese, dando Luogo a vasti pianori, e dinanzi a loro, mollo lontano, il ciclo rifletteva una pallida luce. Nel pomeriggio inoltrato giunsero a un castello isolato che sorgeva su una bianca scogliera, al di là della quale si stendevano una lunga distesa di lagune e di sabbia grigia, e infine il mare aperto.
Smontando di sella anchilosato, stanco, e con gli orecchi che gli ronzavano a causa del moto e del vento, Roca
Dal castello non giunse alcun rumore.
— Le porte di Tolen dondolano al vento — disse Kyo, e tutti, solo allora, si accorsero che le doppie porte di legno rinforzato da lastre di bronzo erano scardinate, e lasciavano entrare nel castello il freddo vento marino che soffiava fra le casupole. Mogien le spalancò con la punta della spada: all'interno c'erano solo l'oscurità, un frullo d'ali, come di piccoli animali disturbati dal rumore, e un odore sgradevole.
— I Signori di Tolen non ha
Il giovane plebeo si recò a parlare con gli abitanti del villaggio, che si erano radunati in un angolo del cortile per osservare i nuovi venuti. Uno di loro raccolse il coraggio necessario per farsi avanti, si inchinò, e, camminando di lato come una creatura degli scogli marini, parlò in tono deferente con Yahan. Roca
L'alto plebeo Raho si unì a Yahan, parlando in tono imperioso, ma il vecchio si limitò a inchinarsi, ad alzare le spalle e a mormorare, cosicché fu Mogien stesso a doversi fare avanti. Secondo l'etichetta Angyar, un signore non poteva parlare di persona ai servi di un dominio diverso dal suo, ma Mogien sguainò una delle spade e la brandì, facendola scintillare nella scarsa luce della sera.
Il vecchio allargò le braccia, e con un'ultima protesta si avviò zoppicando tra le stradine del villaggio. I viaggiatori lo seguirono; le ali ripiegate dei loro destrieri sfioravano i bassi tetti rossi, da entrambi i lati del passaggio.
— Kyo, cosa sono i pedanar?
L'ometto sorrise, e non disse nulla.
— Yahan, cosa significa quella parola, pedanar?
Il giovane plebeo, una persona tranquilla e candida, parve imbarazzato. — Be', Signore, un pedan è… uno che cammina in mezzo agli uomini…
Roca
Occorsero tre di quelle miserevoli capa
— Presto gli capiterà anche di peggio, povera bestia — disse Mogien, seduto con Roca
— A Hallan mi hai detto che non volano al di sopra dell'acqua, e questi contadini non ha
— Hai con te il ritratto della regione? — domandò Mogien. Gli Angyar non avevano carte geografiche, e Mogien era affascinato dalle cartine della Spedizione Geografica stampate nel Manuale. Roca