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Kenzo Yagai doveva arrivare negli Stati Uniti per una conferenza. L’argomento del discorso, che avrebbe tenuto a New York, Los Angeles e Chicago, con una replica a Washington in qualità di intervento speciale al Congresso, era "ulteriori implicazioni politiche dell’energia a basso costo". Leisha Camden, che aveva undici a
La piccola aveva studiato la teoria della fusione a freddo a scuola, e il suo insegnante di studi generali aveva evidenziato i cambiamenti avvenuti nel mondo a causa delle applicazioni a basso costo del brevetto di Yagai su ciò che, fino alla sua scoperta, era stata una teoria irrealizzabile: la crescente prosperità del Terzo Mondo; gli spasimi mortali dei vecchi sistemi comunisti; il declino degli stati petroliferi; il ri
— Il Giappone considera Kenzo Yagai un traditore del paese — disse a suo padre durante la cena.
— No — rispose Camden — "alcuni" giapponesi lo pensano. Diffida sempre delle generalizzazioni, Leisha. Yagai ha brevettato e patentato l’energia-Y negli Stati Uniti perché qui esistevano, quanto meno, le braci morenti dell’iniziativa individuale. Grazie alla sua invenzione, il nostro intero paese è lentamente tornato verso la meritocrazia individuale e il Giappone è stato lentamente costretto a seguirlo.
— Tuo padre ha sempre creduto in questo — fece Susan. — Leisha, mangia i piselli. — Leisha mangiò i piselli. Susan e Papà erano sposati da meno di un a
— Ricorda, Leisha — disse Camden — un uomo valido per la società e per se stesso non si basa su quello che pensa che altre persone dovrebbero fare, essere o sentire, ma su se stesso. Su quello che sa effettivamente fare e fare bene. La gente si scambia ciò che sa fare bene e tutti ne traggono beneficio. Lo strumento basilare della civiltà è il contratto. I contratti sono volontari e portano a un mutuo beneficio, al contrario della coercizione, che è sbagliata.
— Il forte non ha alcun diritto di prendere una qualsiasi cosa al debole usando la forza — disse Susan. — Alice, mangia anche tu i piselli, tesoro.
— Né il debole di prendere qualsiasi cosa con forza a chi è forte — proseguì Camden. — Ecco la base di quello che sentirai dire da Kenzo Yagai questa sera, Leisha.
Alice interruppe: — A me non piacciono i piselli.
Camden ribatté: — Al tuo corpo sì. Ti fa
Alice sorrise. Leisha si sentì alleggerire il cuore: Alice non sorrideva più frequentemente a tavola. — Il mio corpo non ha un contratto con i piselli.
Camden disse, con una certa impazienza: — Sì che ce l’ha. Il tuo corpo trae beneficio dai piselli. Adesso mangia.
Il sorriso di Alice svanì. Leisha abbassò lo sguardo sul proprio piatto. All’improvviso vide una via di fuga. — No, Papà, ascolta: il corpo di Alice trae beneficio, ma i piselli no! Non lo si può considerare un mutuo beneficio e quindi non è un contratto! Alice ha ragione!
Camden eruppe in una breve risata. Disse quindi a Susan: — Undici a
Nonostante tutto, Alice non ne volle sapere di andare a sentire Kenzo Yagai. Sarebbe andata a dormire a casa della sua amica Julie: si sarebbero messe i bigodini a vicenda. Cosa ancora più sorprendente, nemmeno Susan sarebbe andata. Lei e Papà si guardarono in modo un po’ strano sulla porta di casa, pensò Leisha, ma era troppo eccitata per degnare la cosa di eccessiva attenzione. Doveva andare a sentire Kenzo Yagai.
Yagai era un uomo piccolo, magro e scuro. A Leisha piacque subito la sua inflessione. Le piacque anche qualcosa di lui cui non riuscì immediatamente a dare un nome. — Papà — sussurrò nella penombra dell’auditorium — è un uomo gioioso.
Papà la abbracciò nell’oscurità.
Yagai parlò di spiritualità e di economia. — La spiritualità di un uomo, che è solamente la sua dignità come uomo, poggia sui suoi sforzi. Dignità e valore non si acquisiscono automaticamente per natali aristocratici: dobbiamo guardare semplicemente alla storia per rendercene conto. Dignità e valore non si acquisiscono automaticamente grazie a ricchezze ereditate. Un grande erede può dimostrarsi un ladro, uno scialacquatore, un uomo crudele, uno sfruttatore, una persona che lascia il mondo molto più povero di quanto non l’abbia trovato. Né dignità e valore vengono acquisiti automaticamente con l’esistenza di per sé. Esiste anche un omicida multiplo, ma risulta di valore negativo per la sua società e, nella frenesia di uccidere, non possiede alcuna dignità.
"No, l’unica dignità, l’unica spiritualità ha origine da quello che un uomo è in grado di realizzare con i propri sforzi. Deprivare un uomo della possibilità di realizzarsi e di commerciare con altri ciò che lui realizza, equivale a deprivarlo della sua dignità spirituale di uomo. Ecco il motivo per cui, nel nostro tempo, il comunismo ha fallito. Ogni coercizione, ogni azione di forza per togliere a un uomo i suoi sforzi per realizzarsi, provoca da
Leisha applaudì con tale foga da farsi male alle mani. Recandosi dietro le quinte con suo padre pensò che era in grado a mala pena di respirare. Kenzo Yagai!
Le quinte però erano più affollate di quanto non si fosse aspettata. C’erano telecamere dappertutto. Papà disse: — Signor Yagai, posso presentarle mia figlia Leisha? — e le telecamere avanzarono chiudendo velocemente… su di lei. Un uomo giapponese sussurrò qualcosa all’orecchio di Kenzo Yagai e lui esaminò Leisha più attentamente. — Oh, sì.
— Guarda da questa parte, Leisha — gridò qualcuno, e lei lo fece. Una telecamera robotizzata zoomò in una ripresa talmente ravvicinata al suo volto che Leisha indietreggiò di un passo, spaventata. Papà parlò con voce davvero tagliente a qualcuno, quindi a qualcun altro.
Le telecamere non si mossero. Una do
— Come?
Qualcuno si mise a ridere. Non si trattava di una risata gradevole. — Geni di allevamento…
Leisha avvertì una mano sulla spalla. Kenzo Yagai l’afferrò molto saldamente e la trascinò via dalle telecamere. Immediatamente, come per magia, una linea di uomini giapponesi si formò alle spalle di Yagai, aprendosi soltanto per lasciar passare Papà. Dietro la linea, i tre si mossero in direzione di un camerino, e Kenzo Yagai chiuse la porta.
— Non devi permettere loro di infastidirti, Leisha — le disse col suo meraviglioso accento. — Mai. C’è un antico proverbio orientale: "I cani latrano ma la carovana prosegue". Non devi mai permettere che la tua carovana individuale venga rallentata dal latrare di cani rozzi e invidiosi.
— Non lo farò — disse Leisha con un sospiro, ancora non del tutto sicura di cosa significassero quelle parole, sapendo che avrebbe avuto tempo in seguito per comprenderle, per parlarne con Papà. Per il momento era abbacinata da Kenzo Yagai in carne e ossa, l’uomo che stava cambiando il mondo senza usare la forza, senza fucili, commerciando soltanto i suoi speciali sforzi individuali. — Nella mia scuola studiamo la sua filosofia, signor Yagai.
Kenzo Yagai guardò Papà, e quest’ultimo disse: — È una scuola privata. La studia però anche la sorella di Leisha, un po’ superficialmente, nel sistema scolastico pubblico. Piano, piano, Kenzo, ma arriverà. Arriverà. — Leisha notò che lui non disse il motivo per cui Alice non si trovava lì con loro, quella sera.
Tornati a casa, Leisha rimase seduta per ore nella sua camera a ripensare a tutto ciò che era accaduto. Quando Alice rientrò da casa di Julie la mattina successiva, Leisha le corse incontro. Alice tuttavia sembrava infuriata per qualcosa.
— Alice… cosa c’è?
— Non pensi che io debba già sopportare anche troppo a scuola? — le gridò Alice. — Tutti lo sa
— Fatto che cosa? — chiese Leisha, sconcertata.
Alice le gettò qualcosa: l’edizione mattutina di un giornale stampato su carta più sottile di quella usata dai sistemi Camden. Il giornale si aprì cadendo ai piedi di Leisha. La ragazzina fissò la propria immagine, larga tre colo
Alice dette un calcio al giornale. — Ieri sera è apparsa anche in tivù… in tivù. Io faccio una faticaccia per non sembrare boriosa o viscida, e tu esci e mi combini una cosa simile! Adesso Julie non mi inviterà probabilmente più al suo pigiama-party la settimana prossima! — Sfrecciò su per l’ampia scalinata curva verso la sua camera.
Leisha abbassò lo sguardo sul giornale. Udì nella testa la voce di Kenzo Yagai: "I cani latrano ma la carovana prosegue". La ragazzina fissò la scalinata vuota. A voce alta, disse: — Alice… ti sta