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Entrambi udirono le sue parole. I minuti si trascinarono. Richard stava in piedi come un pugile, in equilibrio sui talloni, a denti serrati. Alla fine disse, con grande pacatezza: — Lo ami?
— Sì — rispose Leisha. — Mi dispiace.
— È una tua scelta — commentò freddamente Richard. — Che cosa fai mentre dorme? Lo stai a guardare?
— Lo fai sembrare una perversione!
Richard non aggiunse nulla. Leisha trasse un profondo respiro. Parlò quindi rapidamente ma con equilibrio, in uno sfogo controllato: — Mentre Stewart dorme io lavoro. Proprio come te. Richard… non fare così. Non avevo intenzione di ferirti. E non voglio perdere il gruppo. Credo fermamente che i Dormienti appartengano alla nostra stessa specie. Intendi punirmi per questo? Intendi aggiungere altro odio? Intendi dirmi che non posso appartenere a un mondo più ampio che include tutte le persone oneste e valide, che dormano o no? Intendi dirmi che la divisione più importante è dovuta alla genetica e non alla spiritualità economica? Intendi costringermi a una scelta artificiale, noi o loro?
Richard prese in mano un braccialetto. Leisha lo riconobbe: glielo aveva regalato lei durante l’estate. La voce del ragazzo era tranquilla. — No, non si tratta di una scelta. — Giocherellò con le catenelle d’oro per qualche istante, quindi la guardò. — Non ancora.
Per le vacanze estive, Camden camminava ormai più lentamente. Prendeva una medicina per la pressione e una per il cuore. Lui e Susan, disse a Leisha, stavano per divorziare. — È cambiata, Leisha, dopo che l’ho sposata. L’hai visto anche tu. Era indipendente, produttiva e felice e poi, dopo qualche a
Leisha l’aveva visto. Le ve
— Papà, voglio l’indirizzo di Alice.
— Te l’ho già detto ad Harvard, non ce l’ho — rispose Camden. Spostò il peso sulla sedia, gesto impaziente di un corpo che non si sarebbe mai aspettato di logorarsi. In ge
— Allora voglio l’indirizzo del legale.
L’avvocato, un uomo dall’aspetto spento di nome John Jaworski, si rifiutò di dire a Leisha dove si trovasse Alice. — Non vuole essere trovata, signorina Camden. Desiderava una rottura completa.
— Non da me — ribatté Leisha.
— Sì — disse Jaworski, e nei suoi occhi balenò qualcosa, qualcosa che lei aveva scorto per l’ultima volta nel volto di Dave Ha
La ragazza volò ad Austin prima di ritornare a Boston, presentandosi con un giorno di ritardo alle lezioni. Kevin Baker la riconobbe all’istante e cancellò un incontro con l’IBM. Lei gli disse.di cosa aveva bisogno e lui passò subito l’incarico ai suoi migliori impiegati che lavoravano sulle reti di dati, senza spiegare loro il perché. Nel giro di due ore lei aveva l’indirizzo di Alice recuperato dai file dell’archivio elettronico di Jaworski. Era stata la prima volta, si rese conto Leisha, che si era rivolta a uno degli Inso
Alice si trovava in Pe
Si trattava di un rifugio isolato, a trentacinque chilometri circa dall’ospedale più vicino. Alice viveva con un uomo di nome Ed, un falegname silenzioso di vent’a
— Non ti voglio qui — disse a Leisha. — Perché sei venuta?
— Perché sei mia sorella.
— Dio, ma guardati! Si indossa questa roba ad Harvard? Stivali del genere? Ti sei data alla moda, Leisha? Sei sempre stata troppo impegnata e intellettuale per interessartene.
— Che cos’è questa storia, Alice? Perché qui? Che stai facendo?
— Sto vivendo — rispose Alice. — Lontana dal caro Papà, lontana da Chicago, lontana dalla distrutta e alcolizzata Susan: lo sapevi che beve? Proprio come la Mamma. Lui fa questo effetto sulla gente. Ma non su di me. Io sono fuori. Mi chiedo se tu lo farai mai…
— Fuori? Qui?
— Io sono felice — disse Alice con rabbia. — La vita non dovrebbe essere questo? Non è la meta del tuo grande Kenzo Yagai? La felicità attraverso lo sforzo individuale?
Leisha pensò di dire che non riusciva proprio a vedere quale sforzo stesse facendo Alice. Non lo disse. Un pollo corse attraverso il giardinetto della casupola. Dietro, le montagne si stagliavano in uno strato dopo l’altro di foschia azzurrina. Leisha pensò a come dovesse essere quel luogo in inverno, tagliato fuori dal mondo in cui le persone si sforzavano di raggiungere mete, imparavano, cambiavano.
— Sono contenta che tu sia felice, Alice.
— Davvero?
— Sì.
— Allora sono contenta anch’io — replicò Alice con un tono di sfida. Un istante dopo, abbracciò repentinamente Leisha, con forza, con l’immenso e duro gonfiore del suo ventre schiacciato fra di loro. I capelli di Alice avevano un dolce profumo, come quello dell’erba fresca alla luce del sole.
— Verrò a trovarti ancora, Alice.
— Non farlo — disse Alice.