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Le piacque moltissimo.

Alla prima vista della Massachusetts Hall, più antica degli Stati Uniti di un mezzo secolo, Leisha provò qualcosa che le era del tutto mancato a Chicago: età. Radici. Tradizione. Toccò i mattoni in cotto della Biblioteca Widener, le teche in vetro del Museo Peabody come se fossero il graal. Non era mai stata particolarmente sensibile al mito o al dramma: il tormento di Giulietta le appariva artificiale, quello di Willy Loman semplicemente inutile. Solamente la lotta di Re Artù per creare un miglior ordine sociale l’aveva interessata. In quel momento, tuttavia, camminando sotto gli immensi alberi autu

Nel giro di un mese aveva dimenticato tutte quelle megameditazioni.

Il carico di lavoro era incredibile, perfino per lei. La Sauley School aveva incoraggiato l’approfondimento individuale a un ritmo personalizzato; Harvard sapeva che cosa voleva da lei, e ai propri ritmi. Nei vent’a

Leisha aveva una camera singola in un dormitorio nuovo: la scelta dell’alloggio per studenti era stata fatta perché lei aveva passato tantissimi a

— E così tu sei Leisha Camden.

— Sì.

— Sedici a

— Quasi diciassette.

— Pronta a sbaragliarci tutti, a quanto ho capito, senza nemmeno provarci.

Il sorriso di Leisha svanì. Il ragazzo la fissò da sotto sopracciglia abbassate e aggrottate. Stava sorridendo e aveva uno sguardo tagliente. Da Richard, Tony e gli altri Leisha aveva imparato a riconoscere la rabbia che si presentava sotto forma di disprezzo.

— Sì — disse freddamente Leisha — lo farò.

— Ne sei certa? Con i tuoi bei capelli da ragazzina e il tuo cervello mutante da ragazzina?

— Oh, lasciala in pace, Ha

— E tu? — ribatté Ha

— Il motivo per cui otterrò risultati migliori di te — disse in modo equilibrato — è che posseggo determinati vantaggi che tu non hai. Inclusa la possibilità di non dormire. Quando poi ti avrò superato nelle prestazioni, sarò felice di aiutarti a studiare per gli esami in modo che li possa superare anche tu.

Il biondo che si stava asciugando i capelli si mise a ridere. Ha

— Ben fatto, Camden — disse il biondo. — Se lo meritava.

— Ma io parlavo sul serio — ribatté Leisha. — Lo aiuterò a studiare.

Il biondo abbassò l’asciugamano e la fissò. — È vero, eh? Parlavi proprio sul serio.

— Certo! Perché tutti continuano a metterlo in dubbio?

— Bene — disse il ragazzo, — Io non lo metto in dubbio. Potrai aiutare me se mi troverò nei pasticci. — Improvvisamente sorrise. — Ma non mi succederà.

— Perché no?

— Perché io sono bravo in tutto esattamente come te, Leisha Camden.

La ragazza lo esaminò. — Tu non sei uno di noi. Non sei un Inso

— Non ho bisogno di esserlo. So quello che sono in grado di fare. Fare, essere, creare, commerciare.

Lei disse entusiasta: — Sei uno yagaista!

— Ovviamente. — Lui le porse la mano. — Stewart Sutter. Che ne dici di un fishburger nello Yard?

— Fantastico — rispose Leisha. Uscirono insieme, parlando in modo eccitato, Quando le persone la fissavano lei cercava di non notarlo. Si trovava lì. Ad Harvard. Con tanto spazio davanti a sé, tempo, per imparare e per stare con gente come Stewart Sutter che l’accettava e la sfidava.

Durante tutte le ore in cui lui era sveglio.

Fu completamente assorbita dagli studi. Roger Camden l’andò a trovare una volta, passeggiò nel campus insieme con lei, ascoltandola, sorridendo. L’uomo si sentiva più a proprio agio di quanto Leisha non si fosse aspettata: conosceva il padre di Stewart Sutter e il no

Leisha si recò al "Ballo del rientro a casa" con Stewart, che doveva diplomarsi anche lui per il propedeutico di legge, ma che era due a

Agli esami di metà semestre lei otte

Stewart disse: — Non è assolutamente possibile che tutto questo sia stato fatto in perfetto silenzio. Tutti sul piano devono avere sentito; che diavolo, anche al piano di sotto. Qualcuno parlerà con la polizia. — Nessuno lo fece. Leisha restò seduta sul bordo del letto, abbacinata, guardando i resti dell’abito lungo del Ballo. Il giorno successivo, Dave Ha

Camden volò da lei, livido dalla rabbia. Le affittò un appartamento a Cambridge con impianto di sicurezza elettronico e assunse una guardia del corpo di nome Toshio. Dopo che se ne fu andato, Leisha licenziò la guardia del corpo ma te

— Ci sono sempre state le persone piene di odio, Stewart. Odio contro gli ebrei, odio contro i negri, odio contro gli immigranti, odio contro gli yagaisti che ha

Stewart si alzò a sedere sul letto e allungò la mano per prendere i panini che si trovavano sul comodino. — Ah, no? Leisha, tu sei un tipo di persona completamente diversa. Più adatta a livello evoluzionistico, e non solamente per sopravvivere ma per prevalere. Gli altri oggetti di odio che hai citato erano tutti privi di potere nelle loro società. Occupavano posizioni inferiori. Tu, al contrario… tutti e tre voi Inso

— Passami un panino — disse Leisha. — Ecco la prova che ti sbagli: tu stesso. Kenzo Yagai. Kate Addams. Il professor Lane. Mio padre. Ogni Dormiente che popola il mondo dell’onesto commercio e dei contratti di mutuo beneficio. E si tratta della maggior parte di voi, o quanto meno la maggior parte di voi che vale la pena considerare. Tu credi che la competizione fra i più capaci conduca ai più vantaggiosi commerci per tutti, forti e deboli. Gli Inso

Stewart spazzolò via le molliche dalle lenzuola. — Sì. Io lo so. Gli yagaisti lo sa

— Gli yagaisti gestiscono il mondo degli affari, della finanza e anche quello accademico. Quanto meno lo fara

— Spero che tu abbia ragione — rispose Stewart. — Perché, sai, mi sono i

Leisha appoggiò il sandwich.

— Gioia — le mormorò Stewart fra i seni — tu sei la gioia.

Quando Leisha tornò a casa per il giorno del Ringraziamento, parlò a Richard di Stewart. Lui restò ad ascoltarla a labbra serrate.

— Un Dormiente.

— Una persona - ribatté Leisha. — Una persona buona, intelligente, laboriosa!

— Sai che cosa ha