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Il mio vecchio Sergio non rispondeva a ordini espressi verbalmente, ma solo in seguito alla pressione di determinati pulsanti, e non perché non avessi pensato al primo e più comodo sistema, ma perché l’analizzatore e il centralino telefonico occorrenti sarebbero venuti a pesare e a costare troppo. Evidentemente, nei trent’a

Restituii all’automa il biglietto, e poi scesi dal letto per andare a leggere la piastrina che aveva sulla schiena. M’aspettavo, quasi quasi, di leggere Soc. Domestica Perfetta, e pensai che forse la Aladino doveva essere una sua discendente… e chissà che non fosse affiliata alla Ma

Una luce si accese sull’automa che a

— Eh? Certo. Vai!

— Grazie, arrivederci.

— Grazie a te.

— Non c’è di che.

Chiunque avesse inciso la risposta aveva una bella voce baritonale.

Tornai a letto e feci colazione, senza badare tuttavia a quello che mangiavo perché avevo notato che insieme al cibo mi avevano mandato anche un giornale. Era una copia del Times della grande Los Angeles, in data 13 dicembre 2000.

I giornali non erano mutati molto, almeno nel formato, però la carta era patinata e le illustrazioni tutte a colori, e alcune anche a tre dimensioni, perfette anche senza l’uso di occhiali colorati o lenti speciali come bisognava usare per le immagini tridimensionali ai tempi della mia gioventù.

Pronto-agli-Ordini aveva sistemato il giornale su un leggio dove pareva fissato da invisibili chiodi. Quando ebbi guardato la prima pagina, feci distrattamente per voltare i fogli, senza però riuscirci. Pareva che le pagine fossero tutte incollate insieme. Solo quando, a furia di provare, tastai per caso il lembo inferiore destro del foglio questo parve accartocciarsi, sbiadire e svanire, per non so qual fenomeno. Così accadde per tutte le altre pagine. Più della metà degli articoli mi erano noti. L’oroscopo del giorno. Il sindaco inaugura una nuova opera pubblica. La libertà di stampa minacciata. Il caldo fuori stagione minaccia gli sport invernali. Il Pakistan ammonisce l’India a non… E così via, fino alla noia. Altre notizie, diverse da quelle che avrei potuto trovare con poche varianti nei giornali di trenta a

Capivo benissimo, per esperienza, il significato di queste notizie. Ma ce n’erano altre il cui senso mi sfuggiva del tutto. Per esempio: cos’erano i wogglies che si estendevano in altre città francesi? Un’epidemia, un partito politico? E chi lo sa! Certo è che le città sarebbero state polverizzate per ordine del re… Il re di Francia! Mah! Con la politica francese non bisognava mai stupirsi.

Stavo per chiudere, o meglio per smettere di leggere il giornale, quando notai alcune rubriche che mi riportarono indietro negli a

Quanti a

Se era ricca, mi avrebbe offerto da bere, e avremmo brindato alla memoria del nostro amato Pete. E se invece, per un motivo qualsiasi, fosse stata povera… ebbene l’avrei sposata! Sissignori, l’avrei proprio fatto. Che importa se aveva quasi undici a

Ma subito dopo una voce mi disse, nel profondo del cuore: Ehi, stupido, credi che una ragazza gentile e carina come Ricky stia aspettando proprio te? Sarà già sposata da vent’a

Miao!

Durante la giornata mi feci portare dei sommari di storia, per aggiornarmi con gli avvenimenti degli ultimi trent’a

Al Ricovero Satwell non c’era una biblioteca fornita di trattati di meccanica, così feci sapere al dottor Albrecht che avevo intenzione di uscire al più presto. Lui ve

La mattina seguente, subito dopo colazione, mi portarono degli abiti di taglio moderno… e dovetti farmi aiutare a vestirmi! Non ero tanto disgustato dai pantaloni color ciliegia tagliati a campana, quanto impacciato dai nuovi sistemi di chiusura. Certo mio no

Quando finalmente fui pronto, il dottor Albrecht mi chiese: — Potreste dirmi che cosa avete intenzione di fare?

— Io? Prima di tutto voglio procurarmi una carta della città, poi voglio trovare un posto dove poter dormire, e infine, per un bel po’, non voglio far altro che leggere per aggiornarmi in campo meccanico. Dottore, sono un ingegnere, e la tecnica che io conosco è sorpassata.

— Capisco. Allora buona fortuna, e venite da me se avete bisogno di qualche cosa.

— Grazie, dottore — risposi tendendogli la mano — siete stato molto gentile, e non mi dimenticherò di voi.

Lui ricambiò la stretta, poi disse: — Arrivederci, e sappiate che se fuori vi sentirete troppo spaesato, nel vostro contratto sono compresi quattro giorni interi detti di ricupero e di orientamento, senza aggiunte extra. Potete quindi tornare qui quando volete.

— Grazie ancora — dissi, sorridendo — ma potete scommettere che non usufruirò di questa facilitazione.

Prima di uscire passai dalla direzione, dove la segretaria mi porse una busta e mi disse che la signora Schultz aveva telefonato di nuovo per cercare di me. Io non l’avevo ancora chiamata perché non sapevo chi fosse, e la direzione del Ricovero non permetteva visite e telefonate per i clienti risorti, a meno che non lo desiderassero espressamente. Misi la busta in tasca, mentre la segretaria mi diceva che avrei dovuto passare dal tesoriere che aveva bisogno di parlarmi. Dal momento che anch’io avrei scambiato volentieri qualche parola con lui sull’argomento quattrini, ci andai subito, chiedendomi quanto possedessi e dicendomi quanto buon senso avevo dimostrato nel cambiare il mio contante in azioni, piuttosto che metterlo su un libretto, perché così, se anche nel crollo dell’87 le azioni erano scese di parecchio, ora avevano certo fatto in tempo a riprendersi, dato che avevo scelto titoli industriali sicuri. La lettura della rubrica finanziaria del Times mi autorizzava, del resto, ad avere fiducia.

Il tesoriere, un uomo asciutto e dall’aria capace, mi strinse frettolosamente la mano, dicendo: — Piacere di conoscervi, signor Davis. Io mi chiamo Doughty. Sedetevi, prego.

— Non voglio rubarvi troppo tempo, signor Doughty — dissi io, mettendomi a sedere. — Ditemi solo una cosa: la mia Compagnia di Assicurazioni ha trattato attraverso i vostri uffici gli affari che mi riguardano, o devo andare da loro?

— Abbiate un momento di pazienza, perché devo spiegarvi alcune cose.