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Mi stavo lamentando col barista perché secondo me l’impianto dell’aria condizionata non funzionava a dovere e faceva troppo freddo, quando la voce del medico disse: — Ha dormito anche troppo, ormai basta.

Cercai di districare i piedi dalla sbarra d’ottone del bar, ma, curiosamente, non c’era sbarra ed ero sdraiato supino… Che avessero installato un nuovo genere di servizio per persone sdraiate? Curioso, non avevo nemmeno le mani! Guarda, micio, non ho mani! Pete, seduto sul mio petto, si mise a miagolare.

Ero al campo, adesso, e il sergente sgridava Ricky… ma che strana Ricky: aveva la faccia di Belle! Vieni, vieni! le diceva se vuoi prenderle! Lo sai che le azioni sono roba da grandi, e tu sei una bambina!

Mi svegliai di soprassalto, e Belle mi gridò: Lo sai che non posso aspettarti trent’a

Mi svegliai e mi riaddormentai parecchie volte prima di rendermi pienamente conto di dov’ero. Quando fui completamente desto vidi che mi trovavo in un letto di ospedale e che stavo bene, a parte un senso di leggerezza alla testa, come avviene dopo un bagno turco.

Nessuno però mi parlava, per quante domande facessi, e continuavano a massaggiarmi e rimpinzarmi di cibo e medicine.

Poi, una mattina in cui mi parve di sentirmi perfettamente a posto, decisi di alzarmi. A parte un lieve senso di vertigine, tutto era a posto. Ricordavo chi ero, dov’ero, e perché mi trovavo lì, e sapevo che tutte le altre storie di Belle e del sergente erano stati soltanto sogni.

Sapevo anche chi mi aveva mandato lì. Se Belle, mentre ero ancora sotto l’effetto della droga, mi aveva ordinato di non serbarle rancore e di dimenticare i suoi tiri birboni, o i suoi ordini non avevano resistito trent’a

A dire il vero, non provavo più tanta collera nei loro riguardi. Sì, tutto era avvenuto ieri, giacché l’ieri era il giorno antecedente a quello in cui mi ero svegliato del tutto dal Lungo So

È una sensazione impossibile a definirsi, dal momento che è soggettiva, ma mentre ricordavo benissimo quanto era accaduto ieri, le mie sensazioni e i miei sentimenti al riguardo erano pacati, distaccati come quelli relativi ad eventi lontani. Non avevo rinunciato all’idea di ritrovare Miles e Belle e farne polpette, ma c’era tempo… ora desideravo di più vedere com’era il mondo nell’a

Ma a proposito di polpette, che gli piacevano tanto, dov’era Pete? Mi stavo decidendo a chiamare qualcuno per chiedere di lui, quando mi ricordai d’improvviso che i miei progetti nei suoi riguardi erano andati in fumo a causa dell’intervento di Belle. Perciò tolsi la pratica Miles-Belle dal cestino delle in sospeso per metterla in quello delle urgentissime. Quei due furfanti avevano fatto peggio che uccidere il povero Pete, l’avevano reso pazzo di dolore e di spavento abbandonandolo poi a se stesso… Nel frattempo sarebbe morto lo stesso, erano passati trent’a

Mi riscossi. Ero in piedi accanto al letto, col solo pigiama addosso, aggrappato alla spalliera per reggermi meglio.

Mi guardai intorno e potei constatare che le camere di ospedale non erano molto cambiate, negli ultimi trent’a

Dopo pochi istanti la porta scivolò lentamente nella parete per lasciare entrare un’infermiera. A parte i capelli rosa viola, nemmeno le infermiere erano cambiate molto dal 1970. Questa aveva la solita aria linda a precisa delle infermiere di tutto il mondo, e se anche l’uniforme era di un taglio per me insolito, chiunque, in qualunque epoca, avrebbe capito chi era.

— Tornate immediatamente a letto — ordinò in tono perentorio.

— Vorrei sapere dove sono i miei vestiti.

— Vi ho detto di rimettervi subito a letto! — ribatté l’infermiera.

— Sentite, infermiera — le dissi, cercando di essere ragionevole — sono un libero cittadino, maggiore

Lei mi guardò fisso, poi si voltò di scatto e varcò la soglia. La porta scivolò lentamente al posto di prima.

Stavo pensando di scoprire in qualche modo il congegno che ne comandava l’apertura e la chiusura, quando la parete si aprì nuovamente per lasciar entrare un uomo.

— Buongiorno — disse il nuovo venuto. — Sono il dottor Albrecht.

Indossava un vestito che io avrei giudicato chiassoso anche a carnevale, ma i suoi modi sicuri e gli occhi stanchi mi convinsero che non mentiva. — Buongiorno, dottore — gli risposi. — Vorrei i miei vestiti.

Prima di rispondere, il medico varcò la soglia in modo che la porta si chiudesse dietro di lui, poi cercò in tasca le sigarette, e solo dopo averne accesa una e avermene offerta un’altra, che rifiutai, cominciò: — Sono specialista in ipnologia, resurrezione, e cose del genere. Mi trovo qui da sei a

— Cosa c’è di strano? Non sarò prigioniero, spero.

— No, e vi daremo gli abiti. Li troverete di taglio antiquato, penso, ma questo è affar vostro. Ma mentre ve li mando a prendere, non potreste dirmi il motivo di tanta urgenza… dopo aver aspettato trent’a

Stavo per ribattere che avevo una premura infernale, ma capii che ci facevo la figura dello sciocco. Perciò balbettai: — No, forse non è tanto urgente.

— E allora fatemi il favore di tornare un momento a letto in modo che possa farvi una bella visita, poi farete colazione. E dopo magari scambieremo quattro chiacchiere, prima che vi precipitiate fuori. Chissà, forse potrei dirvi anche qualcosa d’interessante!

— Eh, già… sì, scusate, dottore. Mi spiace di essere stato tanto insistente — e così dicendo tornai ad arrampicarmi sul letto. Una volta coricato notai che stavo molto meglio.

— Non spaventatevi! — disse il medico notando la mia espressione preoccupata. — Dovreste vedere in che condizioni si svegliano certi. — Mi spianò le coperte attorno alle spalle, poi si chinò sul tavolino girevole e, dopo aver premuto un pulsante, disse: — Qui il dottor Albrecht, stanza diciassette. Portate una colazione tipo quattro.

Quindi si rivolse a me con un sorriso: — In attesa della colazione potrei darvi un’occhiata. Toglietevi la giacca del pigiama.

Quando ebbi obbedito, si chinò su di me a picchiettarmi e auscultarmi. Non usava stetoscopio, perciò pensai che avesse un apparecchio simile inserito nell’orecchio. Dopo avermi esaminato a lungo, si rialzò per dire: — Dimenticavo che la signora Schultz ha cercato già un paio di volte di mettersi in comunicazione con voi.

— Chi?

— La signora Schultz. Non la conoscete? Ha detto di essere una vostra vecchia amica.

Io ci pensai a lungo, poi scossi la testa. — L’unica signora Schultz che riesco a ricordare è la mia vecchia maestra di quarta elementare. Ma non credo che sia ancora viva.

— Non si può mai sapere — obiettò il medico. — Potrebbe essersi sottoposta anche lei al Lungo So

Stavo per protestare e trattenere il medico, quando l’inserviente, entrato con la colazione, attirò la mia attenzione facendomi momentaneamente dimenticare tutto il resto.

Avanzò dritto e sicuro, sistemò il tavolino davanti a me, dispose i piatti, poi mi chiese: — Devo versarvi io il caffè?

— Sì — risposi, e non tanto perché ci tenessi a risparmiarmi la fatica di versare il caffè, quanto perché così potevo avere modo di esaminarlo ancora per un poco, perché l’inserviente che mi stava davanti era il mio Servizievole Sergio!

No, non si trattava dell’ingombrante e mostruoso prototipo che Miles e Belle mi avevano rubato. Sotto questo punto di vista l’inserviente automatico somigliava a Sergio come una turbospider somiglia alle prime automobili, ma un padre riconosce le proprie creature, e nonostante le migliorie e la necessaria evoluzione avevo la certezza che quello che mi stava davanti era un nipote del mio Sergio.

— Desiderate altro?

— Aspetta un momento.

Evidentemente avevo detto una cosa cui esso non era preparato a rispondere perché frugò in un piccolo scomparto che aveva sul petto e trattone un biglietto di plastica legato a una catenella, me lo porse.

Lo guardai e vidi che recava stampate le seguente istruzioni:

Codice verbale: Pronto-agli-ordini-Modello XVII-a.

Importante: Questo automa-servitore non capisce il linguaggio umano, in quanto, essendo puramente una macchina, non ha intelligenza. Ma, per comodità delle persone cui è al servizio, è stato costruito in maniera da poter rispondere a una serie di ordini espressi a voce. Ignora pertanto qualsiasi altra cosa possa essere detta in sua presenza, e se gli vengono espresse direttamente delle richieste cui non è in grado di rispondere vi mostrerà il presente foglio di istruzioni, che vi preghiamo di leggere con la massima attenzione. Grazie.

Soc. Aladino per la Fabbricazione di Apparecchiature Automatiche. Creatrice di Pronto-agli-Ordini — Dino Disegnatore, Pollice Verde e Berta Bambina. Ai vostri ordini.

Il motto che dava il nome all’automa era scritto sopra il marchio di fabbrica che rappresentava Aladino intento a strofinare la lampada da cui usciva il Genio.

Sotto, c’era l’elenco degli ordini: Fermati-Vai-Vieni-Sì-No-Più adagio-Più in fretta-Chiama un’infermiera, ecc, cui ne seguivano altri, di tenore sanitario quali l’ordine di massaggiare la schiena o di sprimacciare il guanciale.