Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 11 из 29

Naturalmente obbedii. La domanda era stata esplicita, e ripetei per filo e per segno tutti gli avvenimenti della giornata, a cominciare dalla sosta nel bar. Stavo per dirle che mi ero fermato nella tabaccheria a spedire la lettera per Ricky, quando lei m’interruppe, evidentemente convinta di saperne abbastanza. — Dunque — disse — dopo aver seguito il consiglio del medico ed esserti snebbiato la mente, hai mutato parere, e hai deciso invece di venire a seccare noi due. Ebbene, Dan, ascoltami. Non è vero che non vuoi più sottoporti al Lungo So

— Io voglio sottopormi al Lungo So

— Siediti! — mi ordinò allora bruscamente Belle, e io mi lasciai cadere sulla sedia.

— Così va bene — rispose Belle rivolgendosi a Miles. — Glielo continuerò a ripetere finché sarò sicura che non se ne possa dimenticare.

Miles guardò l’ora. — Ha detto che deve andare dal medico a mezzogiorno — disse.

— C’è tutto il tempo. Ma sarà meglio che lo accompagniamo là noi, per essere sicuri che… No, maledizione!

— Cosa c’è ancora?

— C’è troppo poco tempo. Gli ho iniettato una dose da cavallo, perché volevo metterlo fuori combattimento prima che fosse lui a colpire me. Per mezzogiorno sarà tornato abbastanza in sé da inga

— Credo che si tratti soltanto di una visita pro forma. Non ha detto che l’ha

— Hai sentito anche tu quello che gli ha detto il medico. Controllera

— E se telefonassimo per dire che non sta bene e rimanda la visita a dopodomani?

— Taci e lasciami pensare!

Riprese il fascio delle carte che avevo portato con me, e dopo un poco uscì dalla stanza, per tornare subito con una lente da orologiaio incastrata nell’orbita. Si rimise ad esaminare le carte con la massima attenzione, attraverso la lente, e quando Miles le chiese che cosa diavolo stesse facendo, gli intimò di lasciarla in pace. Alla fine, si tolse la lente dall’orbita e dichiarò: — Grazie al cielo si debbono servire tutti delle medesime formule legali. Ciccino, dammi l’elenco telefonico per categorie.

— Cosa ti serve?

— Prendilo, su! Voglio controllare l’esatta ragione sociale di una Società.

Miles obbedì borbottando. Lei sfogliò l’elenco e quando trovò quello che cercava, disse: — Ecco: Compagnia Madre Assicurazioni di California. Ciccino, devi accompagnarmi subito in stabilimento.

— Cosa?

— Ubbidisci. Mi serve una macchina per scrivere elettrica, anzi, vammela a prendere tu, io devo fare alcune telefonate.

— Comincio a capire il tuo piano — disse Miles, ancora perplesso — ma è pazzesco, Belle, pazzesco e pericoloso.

Lei rise. — Lo dici tu… Non ti ricordi che ancora prima di unirmi a voi ti avevo detto che avevo delle conoscenze nelle alte sfere? Credi che l’affare con la Ma

— Ma… non so.

— Lo so io! E forse non sai neppure che la Compagnia Madre è un’affiliata della Ma

— Non lo sapevo, ma non capisco che cosa importi.

— Significa che le mie relazioni sono ancora utili. Vedi, Ciccino, la ditta per cui lavoravo prima di venire da voi, è stata utile più di una volta alla Ma

Miles si avviò borbottando. Aveva appena aperto la porta che si voltò per dire: — Belle, Dan non aveva parcheggiato l’auto davanti a casa nostra?

— Sì, perché?

— Non c’è più.

— Allora ci saremo sbagliati. L’avrà lasciata dietro l’angolo… Non perdere tempo per cose che non ha

Dopo che Miles fu uscito, Belle mi lasciò solo. Non so quanto tempo fosse passato, ma cominciava ad albeggiare quando Miles fu di ritorno sudando sotto il carico della nostra pesante macchina per scrivere elettrica. Poi ve

Una volta, Belle ve

Avrei potuto dirle che, dopo aver mutato idea circa il Lungo So

Perciò continuai a guardarla tacendo, finché lei, spazientita senza motivo, disse: — Ripeti: voglio dare le azioni a Belle!

— Voglio dare le azioni a Belle!

— Così va bene. E adesso dammele sul serio. Sono nella tua macchina?

— No.

— E allora dove sono, se addosso non te le ho trovate?

— Le ho spedite.

— Cosa? — strillò lei. — Quando le hai spedite? A chi? Che cosa ti è saltato in mente?

Se mi avesse posto per ultima la seconda domanda, le avrei risposto, ma ero in condizioni di rispondere solo a una domanda per volta, e solo all’ultima che mi ponevano.

— Volevo essere sicuro — balbettai — e le ho cedute.

In quella entrò Miles.

— Dove le ha cacciate? — disse, agitato.

— Dice che le ha spedite… perché voleva essere sicuro! Sarà meglio che tu frughi bene nella sua macchina, per accertarci che le abbia spedite davvero. Figurati che mi ha detto di averle cedute! — E a me: — A chi le hai cedute?

— Alla Banca d’America. — Non mi chiese perché, altrimenti le avrei detto «perché le conservi fino al giorno in cui Ricky diventerà maggiore

Invece si limitò ad alzare le spalle e a sospirare: — Possiamo dare un addio alle azioni, Ciccinò! — esclamò. — Portarle via a una Banca è impossibile. Ma vai a perquisire la sua macchina, caso mai non le abbia ancora impostate.

Miles ubbidì, per tornare dopo una decina di minuti, dichiarando: — Ho girato in lungo e in largo, ma qui attorno la sua macchina non c’è. Si vede che è venuto in tassi.

— Non dire sciocchezze. L’abbiamo visto arrivare, no?

— Già… però la sua macchina non c’è lo stesso. Chiedigli quando e dove ha impostato il plico.

Belle eseguì, e io le spiegai: — Prima di venire qui, l’ho impostato in una cassetta all’angolo tra Sepulveda e Ventura Boulevard.

— Credi che menta?

— Non potrebbe nemmeno se volesse — disse Belle — e poi ha dato particolari troppo precisi. Meglio non pensarci più, Miles. Vedremo in seguito di sistemare le cose in modo che figuri di averle cedute a noi in data anteriore a oggi, così la cessione alla Banca non ha valore… Qualche sua firma su alcuni fogli in bianco ci sarà utile.

Mi mise in mano una pe

Dopo di che mi lasciarono in pace per un bel po’. Quando tornò ad avvicinarsi a me, Belle disse: — Adesso, caro Dan, ti farò un’altra piccola puntura che ti farà sentire subito meglio. Potrai alzarti e muoverti come hai sempre fatto, e non serberai rancore a nessuno, specialmente a Miles e a me, perché noi siamo i tuoi migliori amici, vero? Chi sono i tuoi migliori amici?

— Tu e Miles.

— Bene. Adesso usciremo insieme e dopo una bella gita in macchina tu farai un so

— Sì.

— Ripeti.

— Sono stato malato, ma mi sveglierò guarito.

— Bravo. Adesso tira su la manica.

Non sentii entrare l’ago, ma provai un senso di bruciore quando lo tolse.

— Gesù, Belle, come brucia! Che roba era?

— Qualcosa che ti farà stare meglio. Sei stato malato.

— Già, sono stato malato. Dov’è Miles?

— Sarà qui fra poco. E adesso tira su anche l’altra manica.

— Perché? — chiesi, ma ubbidii, e lei mi praticò un’altra endovenosa.

— Non ti ho fatto molto male, vero?

— Eh? No, no… ma questa a cosa serve?

— A farti dormire durante il tragitto. Ti sveglierai quando saremo arrivati.

— Sì, sì, mi piace dormire. Voglio dormire molto a lungo… — Poi, dopo un momento, aggiunsi, guardandomi in giro: — Ma dov’è Pete?

— Pete? — fece lei con un sorriso pieno di candore. — Non ti ricordi che l’hai affidato a Ricky quando ti sei ammalato?

— Ah, già! — risposi, con un sospiro di sollievo. Mi pareva proprio di ricordare di aver spedito Pete a Ricky.

Mi portarono al Ricovero Riunito di Satwell, uno dei tanti ricoveri di cui si servivano le Compagnie di Assicurazioni secondarie che non ne avevano uno proprio, e mi svegliarono appena la macchina ci si fermò davanti. Fino a quel momento, come aveva predetto Belle, avevo dormito. Miles rimase a bordo della macchina, e fu Belle a occuparsi delle formalità.

— È qui il rappresentante dell’Assicuratrice Madre di California? — chiese alla segretaria di turno nell’atrio. — Questo è il signor Davis, e io sono sua sorella.

— Davis? — ripeté la ragazza dando un’occhiata a un mucchio di fogli accatastati davanti a lei. — Sì… va bene. Troverete il rappresentante dell’Assicuratrice Madre nella stanza nove. Cos’ha? È malato? — chiese poi indicandomi.

— Sì, poverino — rispose Belle tutta compunta. — Soffre molto e dobbiamo fargli delle iniezioni calmanti. Anche adesso è sotto l’effetto di un oppiaceo.

Nella stanza n. 9 c’erano un tale vestito normalmente, un altro in tuta e una do

Dopo che mi ebbero steso sul tavolo io mi tirai su di scatto, chiedendo: — E Pete? Dov’è Pete?

Chinandosi amorevolmente su di me, Belle mi spinse giù con fermezza, dicendo: — Calmati, fratellino, non ricordi che Pete è da Ricky? Pete deve stare con Ricky. — E agli altri: — Parla di nostro fratello Pete, che non ha potuto venire perché deve stare con la sua bambina malata.

Io non parlai più. Poco dopo mi sentii sopraffare da una gran sensazione di freddo, ma non fui capace di allungare le mani alla ricerca di qualcosa con cui coprirmi. Poi non ricordo altro.