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Il pentimento di La Torre ha sempre grondato ambiguità secondo i magistrati, non è riuscito a rinunciare al suo ruolo di boss. E che le rivelazioni da pentito siano state un'estensione del suo potere, lo mostra una lettera che Augusto fece recapitare a suo zio dove lo rassicurava di averlo "salvato" da ogni coinvolgimento nelle vicende del clan, ma da abile narratore non risparmia una chiara minaccia a lui e altri due suoi parenti, scongiurando l'ipotesi che possa nascere a Mon-dragone un'alleanza contro il boss:
"Tuo genero e suo padre si sentono protetti da persone che portano a spasso il loro cadavere."
Il boss, pur se pentito, dal carcere dell'Aquila chiedeva anche danaro, aggirando i controlli scriveva lettere di ordini e richieste che consegnava sempre al suo autista Pietro Scuttini, e alla madre. Quelle richieste, secondo la magistratura, erano estorsioni. Un biglietto dai toni cortesi, indirizzato al titolare di uno dei più grandi caseifici della costa domizia, è la prova che Augusto continuava a ritenerlo a sua disposizione.
"Caro Peppe ti chiedo un grosso favore perché sto rovinato, se vuoi aiutarmi, ma te lo chiedo soltanto in nome della nostra vecchia amicizia e non per altri motivi e anche se mi dirai di no, stai tranquillo ti salverò sempre! Mi servono urgentemente diecimila euro e poi devi dirmi se puoi darmi mille euro al mese, mi servono per vivere con i miei figli…"
Il tenore di vita a cui era abituata la famiglia La Torre andava ben oltre l'assistenza economica che lo Stato garantisce ai collaboratori di giustizia. Riuscii a comprendere il giro d'affari della famiglia solo dopo aver letto le carte del megasequestro eseguito su disposizione della magistratura di Santa Maria Capua Vetere nel 1992. Sequestrarono beni immobili per il valore attuale di circa duecentotrenta milioni di euro, dicia
Il preservativo mondragonese era Augusto La Torre. Il boss aveva deciso di vegliare anche sulla salute dei suoi sudditi. Mondragone dive
Anche gli investimenti dei propri capitali in Campania dovevano essere sicuri. Avevano infatti comprato una villa che si trova nel territorio di Anacapri, una struttura che ospitava la stazione locale dei carabinieri. Ricevendo il fitto dai carabinieri erano certi di non incorrere in spiacevoli mancanze. I La Torre, quando capirono che la villa avrebbe reso di più col turismo, sfrattarono i carabinieri e frazionando la struttura in sei appartamenti con giardino e posto auto, la trasformarono in un centro turistico, prima che l'Antimafia arrivasse a sequestrare tutto. Investimenti lindi, sicuri, senza nessun azzardo speculativo sospetto.
Dopo il pentimento di Augusto, il nuovo boss Luigi Fragno-li sempre fedelissimo dei La Torre iniziò ad avere problemi con alcuni affiliati come Giuseppe Mancone detto "Rambo". Vaga somiglianza con Stallone, corpo pompato in palestra, stava mettendo su una piazza di spaccio che in breve l'avrebbe portato a essere un riferimento importante, e da lì a poco poteva scalciare i vecchi boss ormai con un carisma in frantumi dopo il pentimento. Secondo la Procura Antimafia, i clan mondrago-nesi avevano chiesto alla famiglia Birra di Ercolano di appaltargli alcuni killer. Così, per eliminare "Rambo" giungono a Mondragone, nell'agosto 2003, due ercolanesi. Arrivarono su quegli enormi scooteroni, poco agevoli ma talmente minacciosi d'aspetto che non si può resistere a guidarli per un agguato. Non avevano mai messo piede a Mondragone, ma riuscirono facilmente a individuare che la persona da uccidere era lì al Roxy Bar, come sempre. Lo scooter si fermò. Scese un ragazzo che a passo sicuro si avvicinò a "Rambo", gli scaricò addosso un intero caricatore e poi ritornò in sella allo scooter:
"Tutto a posto? Hai fatto?" ,
"Sì, ho fatto vai vai vai…"
Vicino al bar c'era un gruppo di ragazze, si stavano organizzando per il ferragosto. Appena videro arrivare il ragazzo di corsa capirono subito, non avevano confuso il rumore di un'automatica con quello dei petardi. Tutte si sdraiarono con il viso per terra, temendo di essere viste dal killer e quindi poter diventare dei testimoni. Ma una non abbassò lo sguardo. Una di loro continuò a fissare il killer senza abbassare gli occhi, senza schiacciare il suo seno sul catrame o coprirsi il viso con le mani. Era una maestra d'asilo di trentacinque a