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Eppure questa confessione le ha reso la vita difficile, è come se avesse impigliato il filo in un gancio e l'intera sua esistenza si fosse sfilacciata assieme al procedere della sua coraggiosa testimonianza. Stava per sposarsi ed è stata lasciata, ha perso il lavoro, è stata trasferita in una località protetta con uno stipendio minimo passatole dallo Stato per sopravvivere, una parte della famiglia si è allontanata da lei e una solitudine abissale le è crollata sulle spalle. Una solitudine che esplode violenta nel quotidiano quando si ha voglia di ballare e non si ha nessuno con cui farlo, cellulari che suonano a vuoto e amici che lentamente si diradano sino a non farsi sentire più. Non è la confessione in sé che fa paura, non è l'aver indicato un killer che genera scandalo. Non è così banale la logica d'omertà. Ciò che rende scandaloso il gesto della giovane maestra è stata la scelta di considerare naturale, istintivo, vitale poter testimoniare. Possedere questa condotta di vita è come credere realmente che la verità possa esistere e questo in una terra dove verità è ciò che ti fa guadagnare e menzogna quello che ti fa perdere, diviene una scelta inspiegabile. Così succede che le persone che ti girano vicino si sentono in difficoltà, si sentono scoperte dallo sguardo di chi ha rinunciato alle regole della vita stessa, che loro invece ha
Ad Abeerden avevo sbattuto gli occhi contro la materia del successo dell'imprenditoria italiana. È strano osservare queste propaggini lontane, conoscendo il loro centro. Non so come descriverlo ma avere dinanzi i ristoranti, gli uffici, le assicurazioni, i palazzi, è come sentirsi presi per le caviglie, girati a testa in giù e poi sbattuti sino a far cadere dalle tasche gli spiccioli, le chiavi di casa e tutto ciò che può uscire dai pantaloni e dalla bocca, persino l'anima se è possibile commercializzarla. I flussi di capitale partivano ovunque, come raggiera che si alimentava succhiando energia dal proprio centro. Saperlo non è medesima cosa che vederlo. Avevo accompagnato Matteo a un colloquio di lavoro. Ovviamente l'avevano preso. Voleva che rimanessi anch'io ad Aberdeen.
"Qua basta essere quello che sei, Robbe'…"
Matteo aveva avuto bisogno di un'origine campana, aveva avuto bisogno di quell'alone per essere valutato per il suo curriculum, la sua laurea, per la sua voglia di fare. La stessa origine che in Scozia lo portava a essere un cittadino con tutti i normali diritti, in Italia l'aveva costretto a essere considerato poco più di uno scarto d'uomo, senza protezione, senza interesse, uno sconfitto in partenza perché non aveva fatto partire la propria vita nei percorsi giusti. D'improvviso gli era esplosa una felicità mai vista prima. Più andava su di giri, più mi saliva un'amara malinconia. Non sono mai riuscito a sentirmi distante, abbastanza distante da dove sono nato, lontano dai comportamenti delle persone che odiavo, realmente diverso dalle dinamiche feroci che schiacciavano vite e desideri. Nascere in certi luoghi significa essere come il cucciolo del cane da caccia che nasce già con l'odore di lepre nel naso. Contro ogni volontà, dietro la lepre ci corri lo stesso: anche se poi dopo averla raggiunta, puoi lasciarla scappare serrando i canini. E io riuscivo a capire i tracciati, le strade, i sentieri, con ossessione inconsapevole, con una capacità maledetta di capire sino in fondo i territori di conquista.
Volevo soltanto andarmene dalla Scozia, andarmene per non metterci più piede. Partii il prima possibile. Sull'aereo era difficile prendere so
Terra dei fuochi
Immaginare non è complicato. Formarsi nella mente una persona, un gesto, o qualcosa che non esiste, non è difficile. Non è complesso immaginare persino la propria morte. Ma la cosa più complicata è immaginare l'economia in tutte le sue parti. I flussi finanziari, le percentuali di profitto, le contrattazioni, i debiti, gli investimenti. Non ci sono fisionomie da visualizzare, cose precise da ficcarsi in mente. Si possono immaginare le diverse determinazioni dell'economia, ma non i flussi, i conti bancari, le operazioni singole. Se si prova a immaginarla, l'economia, si rischia di tenere gli occhi chiusi per concentrarsi e spremersi sino a vedere quelle psichedeliche deformazioni colorate sullo schermo della palpebra.
Sempre più tentavo di ricostruire in mente l'immagine dell'economia, qualcosa che potesse dare il senso della produzione, della vendita, le operazioni dello sconto e dell'acquisto. Era impossibile trovare un'organigramma, una precisa compattezza iconica. Forse l'unico modo per rappresentare l'economia nella sua corsa era intuire ciò che lasciava, inseguirne gli strascichi, le parti che come scaglie di pelle morta lasciava cadere mentre macinava il suo percorso.
Le discariche erano l'emblema più concreto d'ogni ciclo economico. Ammonticchiano tutto quanto è stato, sono lo strascico vero del consumo, qualcosa in più dell'orma lasciata da ogni prodotto sulla crosta terrestre. Il sud è il capolinea di tutti gli scarti tossici, i rimasugli inutili, la feccia della produzione. Se i rifiuti sfuggiti al controllo ufficiale — secondo una stima di Legambiente — fossero accorpati in un'unica soluzione, nel loro complesso diverrebbero una catena montuosa da quattordici milioni di to