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Nella mente di Augusto, Mondragone, le sue campagne, la costa, il mare, dovevano essere soltanto un'officina d'impresa, un laboratorio a disposizione di lui e dei suoi imprenditori consorziati, un territorio da cui estrarre materia da frullare nel profitto delle sue aziende. Aveva imposto il divieto assoluto di spacciare droga a Mondragone e sulla costa domizia. L'ordine sommo che i boss casertani davano ai loro sottoposti e a chiunque. Il divieto nasceva da un motivo moralistico, quello di preservare i propri concittadini da eroina e cocaina, ma soprattutto per evitare che sul loro territorio la manovalanza del clan gestendo droga potesse arricchirsi in seno al potere e trovare linfa economica immediata, per contrapporsi ai leader della famiglia. La droga che il cartello mondragonese mediava dall'Olanda alle piazze laziali e romane era tassativamente vietata. I mondrago-nesi dovevano mettersi in macchina e arrivare sino a Roma per comprare fumo, coca ed eroina che giungeva nella capitale dai napoletani, dai Casalesi e dai mondragonesi stessi. Gatti che rincorrevano la propria coda attaccata a un sedere spostato lontano. Il clan creò un gruppo con tanto di rivendicazioni formali ai centralini della polizia, una sigla: il GAD, il gruppo antidroga. Se ti beccavano con uno spinello in bocca ti spaccavano il setto nasale, se qualche moglie scopriva una bustina di coca, bastava facesse arrivare voce a qualcuno del GAD che gli avrebbe fatto passare la voglia di tirare a suon di calci e pugni in faccia e vietando ai benzinai di fare benzina per arrivare a Roma.

Un ragazzo egiziano, Hassa Fakhry, pagò duramente il suo essere eroinomane. Era un guardiano di porci. Quelli neri casertani, una razza rara. Porci scurissimi, più delle bufale, bassi e pelosi, fisarmoniche di grasso da cui si ricavano salsicce magre, salami gustosi e braciole saporose. Un mestiere infame, quello del porcaio. Sempre a spalare sterco e poi a sgozzare a testa in giù porcelli e raccogliere il sangue nelle bacinelle. In Egitto faceva l'autista, ma proveniva da una famiglia di contadini e quindi sapeva come trattare gli animali. Ma non i porci. Era musulmano e i porci gli facevano doppiamente schifo. Meglio però badare ai maiali che dover spalare tutto il giorno la merda delle bufale, come fa

Il rischio del pentimento di Augusto La Torre e del suo stato maggiore è che possano esserci forti sconti di pena per il racconto di ciò che è stato, in cambio della possibilità di uscire tutti dal carcere dopo una manciata di a