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Della Medaglia non si presentò all'appuntamento, ma riuscì nella notte a contattare un'altra persona da mandare, Vincenzo Verde. Gli altri componenti del gruppo non furono particolarmente felici della scelta, Verde aveva spesso crisi epilettiche. Rischiava, dopo aver sparato, di sciogliersi a terra in convulsioni, crisi, lingua tagliata dai denti e bava alla bocca. Avevano tentato così di coinvolgere al suo posto Nicola Gaglione, ma lui aveva categoricamente rifiutato. Santoro iniziò ad avere crisi di labirintite. Non riusciva a tenere a mente nessun percorso, così Quadrano mandò suo fratello Armando ad accompagnare Santoro. Un'operazione semplice, un auto davanti alla chiesa che aspetta e i killer che tornano a passo lento dopo aver fatto il servizio. Come una preghiera a prima mattina. Dopo l'esecuzione il gruppo di fuoco non ebbe fretta di fuggire. Quadrano fu invitato la sera stessa ad andare in Spagna, ma rifiutò. Si sentiva tutelato dal fatto che l'assassinio di don Peppino era un'azione del tutto slegata dalla prassi militare sino ad allora seguita. E come non era noto a loro il motivo di quell'uccisione non sarebbe stata nota neanche ai carabinieri. Appena però le indagini di polizia iniziarono a orientarsi in ogni direzione, Quadrano si trasferì in Spagna. Lui stesso dichiarò che Francesco Piacenti gli aveva rivelato che Nunzio De Falco, Sebastiano Caterino e Mario Santoro dovevano farlo fuori, forse perché nutrivano il sospetto che volesse pentirsi ma il giorno dell'agguato lo videro in macchina assieme al figlio piccolo e lo risparmiarono.

A Casal di Principe, Sandokan sentiva sempre più spesso il suo nome associato aU'eliminazione del sacerdote. Così fece sapere ai familiari di don Peppino che se i suoi uomini avessero messo le mani su Quadrano prima della polizia, l'avrebbero tagliato in tre pezzi e gettato sul sagrato della chiesa. Più che una vendetta era un chiaro messaggio di non responsabilità nell'agguato a don Diana. Poco dopo, per reagire alle dichiarazioni di estraneità di Francesco Schiavone, in Spagna avve

Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel 2001 conda

L'attenzione è talmente poca che basta un sospetto, e le agenzie di stampa non battono la notizia della morte di un i

Un quotidiano locale fece da cassa di risonanza alla campagna di screditamento di don Peppino. Con titoli così carichi di grassetto che le lettere ti rimanevano stampate sui polpastrelli quando sfogliavi il giornale: "Don Diana era un camorrista" e pochi giorni dopo: "Don Diana a letto con due do

A difenderne la memoria c'erano gli amici di sempre, i familiari e le persone che lo seguivano, come il giornalista Raffaele Sardo che ha custodito la sua memoria in articoli e libri, e la giornalista Rosaria Capacchione che ha monitorato le strategie dei clan, le furbizie dei pentiti, il loro potere complicato e bestiale.

La sentenza di secondo grado del 2003 mise in discussione alcuni passaggi della prima versione di Giuseppe Quadrano scagionando Vincenzo Verde e Giuseppe Della Medaglia. Quadrano aveva confessato verità parziali pianificando — fin dal primo momento — la strategia di non dichiarare la propria responsabilità. Ma il killer è stato lui, riconosciuto da alcuni testimoni e confermato dalle perizie balistiche. Giuseppe Quadrano è il killer di don Peppino Diana. La sentenza di secondo grado prosciolse Vecde e Della Medaglia. Il commando era composto da Quadrano e Santoro, che aveva funzioni da autista. Francesco Piacenti aveva fornito diverse informazioni su don Diana ed era il supervisore direttamente mandato dalla Spagna da De Falco per dirigere l'operazione. L'ergastolo a Piacenti e Santoro fu confermato anche dal secondo grado d'appello. Quadrano aveva persino registrato delle telefonate con diversi affiliati, dove più volte ripeteva che non c'entrava con l'omicidio. Registrazioni che poi consegnò alla polizia. Quadrano capiva che l'ordine di morte era stato deciso da De Falco, e non voleva essere scoperto come mero braccio armato dell'operazione. Molto probabilmente tutti i personaggi coinvolti nella prima versione di Quadrano se l'erano fatta sotto e non avevano voluto partecipare in nessun modo all'agguato. A volte mitra e pistole non sono sufficienti per affrontare un viso disarmato e parole chiare.

Nunzio De Falco fu arrestato ad Albacete mentre viaggiava sull'intercity Valencia-Madrid. Aveva messo su un potente cartello criminale assieme a uomini della 'ndrangheta e alcuni sbandati di Cosa Nostra. Tentò anche — secondo le indagini della polizia spagnola — di dare una struttura da gruppo criminale ai gitani presenti nel sud della Spagna. Aveva costruito un impero. Villaggi turistici, case da gioco, negozi, alberghi. La Costa del Sol aveva conosciuto un salto di qualità nelle infrastrutture turistiche da quando clan Casalesi e napoletani avevano deciso di farne una perla del turismo di massa.