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— Quella roba ha dei bei colori — dice lei con voce non molto interessata… ma almeno non si è messa a ridere. — Ti piace la torta di frutta candita?

— No — rispondo, inghiottendo il grosso nodo che ho in gola. — Credo… credo che i suoi colori siano più belli del sapore. — Ho usato la parola sbagliata: i sapori non sono belli o brutti… ma ormai è troppo tardi per scegliere un altro termine.

Lei a

— Fai… fai spesso la spesa qui? — chiedo.

— Di solito no — risponde Marjory. — Ma sto andando a casa di un'amica che mi ha chiesto di comprare qualcosa per lei. — Mi guarda, e di nuovo mi rendo conto di quanto sia difficile parlare. È difficile perfino respirare, e mi sento tutto appiccicoso per il sudore che mi gocciola giù per la schiena. — Tu invece vieni qui regolarmente?

— Sì — dico.

— Allora forse mi sai dire dove posso trovare il riso e la carta di alluminio — chiede lei.

Per un momento la mia mente si svuota, poi ricordo. — Il riso è a metà della corsia tre. E la carta di alluminio è nella diciotto…

— Oh, per favore — dice lei sorridendo — fammeli vedere. Ho l'impressione di essere andata in giro qui intorno per almeno un'ora.

— Farteli vedere? Ah… accompagnarti. — Per un istante mi sono sentito sbalestrato: ma naturalmente è questo che lei voleva dire. — Vieni — la invito, girando il mio carrello e prendendomi un'occhiataccia da parte di una do

— Ti vengo dietro, così non daremo fastidio a nessuno — propone Marjory.

Io a

Mentre Marjory passa in rassegna le confezioni di riso… riso in sacchetti, in scatole, a grani lunghi e corti, integrale e in combinazione con altre cose, e lei non sa con precisione quale tipo di riso le serve… io la guardo. Ha le ciglia molto lunghe e quasi nere. I suoi occhi ha

La maggior parte degli occhi ha

Mi piacciono gli occhi di Marjory perché sono i suoi occhi e perché mi piacciono tutti i colori che ha

— Ecco qui — dice, scegliendo una scatola di riso a grani lunghi e a cottura rapida. — E adesso cerchiamo l'alluminio! — Sorride.

Le restituisco il sorriso. Le faccio da guida alla corsia diciotto, che verso la metà ospita piatti di plastica, rotoli di pellicola, carta oleata e carta di alluminio.

— Fatto — dice Marjory. Ha fatto più in fretta a scegliere la carta che a scegliere il riso. — Grazie, Lou, sei stato proprio bravo.

Devo indirizzarla alla cassa veloce? Credo di sì, lei ha detto di avere fretta. Gliela indico, e lei a

— Adesso devo correre, Lou — dice. — Avevo appuntamento con Pam per le sei e un quarto. — Sono le 18.07: se Pam abita lontano, Marjory farà tardi.

— Arrivederci — la saluto, e la guardo mentre si allontana in fretta lungo la corsia, evitando agilmente gli altri compratori.

— Così questa è lei — dice qualcuno dietro di me. Mi volto: è Emmy. Sembra arrabbiata, come al solito. — Non è poi così bella.

— Io credo che sia bella — dico.

— Si capisce — dice Emmy. — Sei arrossito.

Mi sento ardere la faccia. Può darsi che sia arrossito, ma Emmy non doveva dirlo. Non è educato fare commenti in pubblico sull'espressione di qualcuno. Non rispondo.

— Suppongo penserai che lei è i

— Non saprei — rispondo mantenendo la voce bassa e calma. Poco lontano da noi, una do

— Tu credi di essere tanto furbo solo perché lavori con i computer e la matematica — replica Emmy. — Ma non sai proprio nulla della gente.

So che la do

— Per che cosa, per un appuntamento? — domanda lei. Pronuncia la parola "appuntamento" più forte delle altre e con un'inflessione pesantemente interrogativa: questo significa che vuol essere sarcastica.

— No — dico con voce calma. Se rimango calmo lei forse mi lascerà in pace. — Devo guardare la TV. Guardo sempre la TV il… — Di colpo la mia mente si vuota: non riesco a ricordare in che giorno della settimana ci troviamo. Mi volto, come se avessi finito la frase. Emmy scoppia in una risata aspra, ma non dice altro che io possa sentire. Ritorno in fretta allo scaffale delle spezie e prendo la mia confezione di chili. Vado alle casse e vedo che ci sono file dappertutto.

Nella mia ci sono davanti a me cinque persone, tre do

Però è più facile pensare alle cose che mi piacciono piuttosto che alle altre. Pensare a Marjory e al Te Deum di Haydn mi rende felice; invece se mi permetto di pensare a Emmy, anche per un istante, la musica diventa stridula e sgradevole e io ho voglia di scappare. Fisso la mia mente su Marjory, come fosse una pratica di lavoro, e la musica danza, lieta e spensierata.

— Quella è la sua ragazza?

M'irrigidisco e faccio per voltarmi. È la do