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Entrarono nel porto di Bridgeport, alle Barbados, in una bella giornata tiepida e dalle imbarcazioni mandate dal molo gli schiavi furono portati a riva, poi sulla piazza del mercato, dove con un certo numero di urla e randellate ve
Wututu e Agasu furono separati. Accadde così in fretta: un omone costrinse Agasu ad aprire la bocca, gli guardò i denti, gli tastò i bicipiti, a
Dopo di allora lo avrebbe rivisto una volta sola, e non da vivo.
Questo fu il destino di Agasu: dapprima lo condussero in una fattoria per l’addestramento degli schiavi dove ogni giorno lo frustavano per colpe che aveva commesso e colpe che non aveva commesso; gli impartirono una rozza infarinatura di inglese e gli diedero il nome di Inky Jack per via della sua pelle scura. Quando scappò gli diedero la caccia con i cani e lo riacciuffarono, poi gli tagliarono un alluce con lo scalpello perché non dimenticasse la lezione. Si sarebbe lasciato morire di fame, ma quando provò a rifiutare il cibo gli spezzarono gli incisivi per costringerlo a mandar giù una pappa liquida; poteva solo deglutire o soffocare.
Già a quei tempi agli schiavi arrivati dall’Africa si preferivano quelli nati in cattività. Gli uomini nati liberi cercavano sempre di fuggire, o uccidersi, e in un caso o nell’altro si portavano via i profitti del padrone.
Quando Inky Jack compì sedici a
Hyacinth imparò un po’ di francese e qualche precetto cattolico. Ogni giorno tagliava ca
Procreò molti figli. Insieme ad altri schiavi andava nel bosco, a notte fonda, e benché fosse proibito danzava la calinda, cantava in onore di Damballa-Wedo, il dio serpente, intorno a un serpente nero. Cantava in onore di Elegba, Ogu, Shango, Zaka, e per molti altri dèi ancora, per tutti gli dèi che i prigionieri avevano portato sull’isola, nascosti nei cuori e nelle menti.
Era raro che nelle piantagioni di zucchero di Saint-Domingue gli schiavi vivessero più di dieci a
Hyacinth aveva venticinque a
Gli diedero da bere del rum grezzo, scaldarono la lama di un machete alla fiamma viva fino a quando non scintillò rossa e bianca. Con una sega gli tagliarono il braccio quasi alla spalla e con la lama lo cauterizzarono. Giacque in preda alla febbre per una settimana, poi tornò al lavoro.
Il monco Hyacinth prese parte alla rivolta degli schiavi del 1791.
Fu Elegba stesso a prendere possesso di Hyacinth nel boschetto, a cavalcarlo come i bianchi cavalcavano i loro destrieri, e a parlare attraverso di lui. Hyacinth ricordava poco del suo discorso, ma gli altri gli dissero che aveva promesso la fine della schiavitù. Ricordava soltanto l’erezione, spaventosa e dolente; e ricordava di aver alzato entrambe le mani — quella che gli era rimasta e quella che aveva perso — alla luna.
Fu sacrificato un maiale, e gli uomini e le do
«Se moriremo combattendo contro i bianchi» si dicevano «rinasceremo in Africa, nelle nostre case, nelle nostre tribù.»
Siccome tra i rivoltosi c’era un altro Hyacinth, adesso Agasu era conosciuto con il nome di Grande Monco. Combatté, pregò, fece sacrifici e architettò piani. Vide i suoi amici e le sue do
Combatterono per dodici a
Il primo ge
Nel momento esatto della morte del Grande Monco (noto prima con il nome di Hyacinth e, prima ancora, di Inky Jack, ma dentro di sé per sempre Agasu) la sorella Wututu — chiamata Mary nella prima piantagione in Carolina, Daisy quand’era diventata una domestica, e Sukey quand’era stata venduta alla famiglia Lavere che abitava lungo il fiume di New Orleans — sentì la lama fredda della baionetta trapassarle il petto e cominciò a gridare in maniera irrefrenabile. Le figlie gemelle si svegliarono piangendo. Avevano la pelle color caffelatte, le sue nuove figlie, non come i figli neri che aveva messo al mondo nella piantagione quando lei stessa era poco più di una bambina… figli che non aveva più visto da quando avevano quindici e dieci a
Sukey aveva ricevuto molte frustate da quando era approdata con quella nave olandese: una volta le avevano messo il sale sulle ferite, un’altra volta era stata fustigata con tanta violenza e così a lungo che per giorni e giorni non si era potuta sedere né lasciare che qualcosa le sfiorasse la schiena. Quand’era più giovane era stata violentata: da uomini neri che avevano ricevuto l’ordine di dividere la sua branda di legno e da uomini bianchi. Era stata messa in catene. Non aveva pianto, però. Da quando l’avevano separata dal fratello aveva pianto una sola volta. Nel North Carolina, quando aveva visto che il cibo per i figli degli schiavi e quello per i cani veniva versato nello stesso trogolo, e che i suoi figli contendevano le briciole ai cani. Un giorno aveva visto quella scena — già vista ogni giorno, nella piantagione, e l’avrebbe vista ancora i
Per qualche a
Undici a