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La famiglia Casterton, proprietaria della piantagione, apprezzava le sue capacità di cuoca e la sua abilità nelle faccende, ma la signora Casterton trovava sgradevole la vista di quel braccìno avvizzito e perciò la vendette alla famiglia Lavere della Louisiana che si trovava lì per un a
A New Orleans do
A tarda notte Sukey andava nel bayou e danzava la calinda e la bamboula. Come i danzatori di Saint-Domingue e della sua terra nel bayou anche loro avevano come voudón un serpente nero; però gli dèi della madrepatria e delle altre nazioni africane non possedevano la sua gente come avevano posseduto Agasu e gli schiavi di Saint-Domingue. Ma lei continuava a invocarli per implorare grazia.
Ascoltava i bianchi che parlavano della rivolta di Santo Domingo (come chiamavano l’isola) e del fatto che fosse destinata a fallire, li ascoltava — «Pensate! Una terra in mano ai ca
Ben presto ebbe l’impressione che fingessero che un posto chiamato Santo Domingo non fosse mai esistito, e in quanto ad Haiti, non veniva nemmeno nominata. Era come se tutta la nazione americana avesse deciso che con uno sforzo di volontà si poteva ordinare a un’isola caribica di discrete dimensioni di non esistere più.
Sotto gli occhi vigili di Sukey una generazione di bambini Lavere diventò grande. La più piccola, non riuscendo a pronunciare "Sukey" l’aveva sopra
Conosceva più segreti della vecchia Sanité Dédé che vendeva caramelle davanti al Cabildo, più di Marie Saloppé che si autodefiniva regina del vudù: loro erano entrambe libere do
La giovane do
«Il mio Jacques. È morto?» chiese la Vedova Paris. Lavorava come parrucchiera a domicilio, pettinava le signore eleganti di New Orleans per le loro impegnative occasioni sociali.
Marna Zouzou consultò le ossa divinatorie e scosse la testa. «È con una do
La magia non c’entrava. A New Orleans tutti sapevano della do
Marna Zouzou si sorprese di scoprire che la Vedova Paris non fosse al corrente del fatto che a Colfax, ogni notte, il suo Jacques infilava il piccolo pipi pallido dentro una ragazza dalla pelle rosa. Be’ no, non ogni notte, quando non era così ubriaco da poterlo usare soltanto per pisciare. Forse lo sapeva. Forse era venuta per un’altra ragione.
La Vedova Paris tornò a trovare la vecchia schiava un paio di volte alla settimana. Dopo un mese le portò dei doni; nastri per i capelli, una torta di semi aromatici, un gallo nero.
«Marna Zouzou» disse, «è ora che tu mi insegni quello che sai.»
«Sì» rispose lei, che sapeva riconoscere da quale parte tirava il vento. Inoltre la Vedova Paris le aveva confidato di essere nata con le dita dei piedi unite da una membrana, il che voleva dire che nel grembo di sua madre aveva ucciso un gemello. Aveva altra scelta, Marna Zouzou?
Insegnò alla ragazza che le noci moscate appese a un filo portato al collo fino a quando non si rompe guariscono il mal di cuore, che un piccione ancora implume squartato e messo sulla testa del malato cura la febbre. Le insegnò a confezionare il sacchetto magico, un sacchettino di cuoio contenente tredici pe
La Vedova Paris imparò ogni cosa. Però non era interessata agli dèi. Non molto. Le interessavano le pratiche. Fu felice di scoprire che se immergi una rana viva nel miele e poi la metti in un formicaio, quando le ossa sara
Apprese che la polvere di serpente mescolata alla cipria di una rivale l’accecherà, e che poi la si può far a
Marna Zouzou mostrò alla Vedova Paris la Radice Meravigliosa, la piccola e la grande radice di Giova
Tutto questo e altro ancora le insegnò. Eppure l’anziana do
«Non vuole capire» si lamenta Marna Zouzou con la sua confidente Clementine che lavava tende e copriletti per molte famiglie del distretto. Clementine aveva le guance bruciate dal vapore e una delle sue figlie era morta per le ustioni riportate quando si era capovolto un bollitore di rame.
«Allora non insegnarle più niente.»
«Le insegno ma lei non riconosce ciò che ha valore, vede solo l’uso che ne può fare. Le offro diamanti, e lei resta abbagliata dai vetri colorati. Le offro una demi-bouteille del miglior claret e lei beve acqua di fiume. Le offro quaglie e lei preferisce mangiare ratti.»
«Allora perché insisti?» chiede Clementine.
Marna Zouzou si stringe nelle spalle scuotendo il braccino rattrappito.
Non può rispondere. Potrebbe dirle che insegna perché è grata d’essere sopravvissuta, e infatti lo è: ne ha visti morire troppi. Potrebbe dire che sogna il giorno in cui gli schiavi insorgera
Quella terribile notte di vent’a