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C’era un nuovo ologramma nell’ufficio del generale: una pianura coperta di neve. In lontananza c’era una catena di piccole montagne aguzze, molto probabilmente il muro di un cratere. Il cielo sopra le montagne era quasi interamente coperto da un pianeta: un gigante gassoso giallo con anelli e una mezza dozzina di lune, rese visibili dall’ombra che lanciavano sul pianeta. Il cielo… quel poco che riuscivo a vedere… era di un azzurro cupo, il che dava l’idea di un qualche tipo di atmosfera.
Una fila di impronte correva sulla neve, cominciando dove finiva la moquette del generale e proseguendo diagonalmente nella pianura fino a perdersi all’orizzonte. Le impronte erano state lasciate da un solo paio di grossi e larghi stivali.
— Non cercherai di insediarti là? — ho domandato.
— No. Molto probabilmente c’è stata una stazione di osservazione e forse un solo atterraggio.
Ho a
— Dunque. — Ha preso in mano il suo stilo. — Perez A
— Sulla popolazione — ho detto.
— Sì. Non so fino a che punto questo possa essere controllato, e non so quanto saggio sia usare te come traduttore. Perché hai spiegato l’esatto significato delle parole che hai tradotto con "stupro" e "omicidio"? Ho pensato, quando ho visto la registrazione, che stessi per dire alla do
— Ho contribuito a scrivere il primo dizionario per la vostra lingua e quelle definizioni vi erano contenute. Non avrei detto ad A
— La lingua è la mia unica e grande abilità. Vorrei usarla onestamente. Sarò, per quanto possibile, chiaro. — (Stavo usando la lingua principale hwarhath. Il primo significato della parola è "trasparente".) — Se questo rappresenta un problema, allora escludimi. Ma come potrete poi negoziare in modo serio se le linee di comunicazione sono aggrovigliate?
Lui ha emesso un suono basso, di insoddisfazione, e ha deposto lo stilo. — Ho trascorso tutta la sera con Lugala Tsu. Non ha mai imparato a bere. È un’altra delle ragioni per cui la sua stirpe non avrebbe mai dovuto mandarlo avanti. Non ti descriverò tutto quello che ha detto. Verso la fine, non era più coerente. Ma due cose sono emerse, e importanti. Spera che sia finalmente arrivato il momento in cui mi vedrà commettere qualche errore. Spera che io ne commetta uno abbastanza serio in questa fase dei negoziati. E… — Ha ripreso lo stilo e ha continuato a rigirarselo tra le mani. — E ha lasciato intendere… ha acce
Avevo già sentito il generale esprimersi su quell’argomento. Il bell’aspetto va bene, e non c’è niente di male nel tenere in considerazione la stirpe di un uomo, ma non potevano essere quelli i soli criteri di scelta.
— Tu chi hai preso? — ho domandato.
— Hai Atala Vaihar.
Scelta perfetta. Vaihar beve abbastanza per mantenersi nella media dei suoi, ma mai tanto da ubriacarsi; e sa sempre cosa fare in una situazione difficile.
— Non posso ripeterti le esatte parole che quel figlio di Lugala ha usato. È stato verso la fine della serata, e non era più tanto facile seguire il senso del suo discorso. Ma ha menzionato il fatto che tu sei un umano, e che gli umani erano diversi sotto molti aspetti importanti, e che nessuno può prevedere il tuo modo di agire adesso che frequenti una do
In altre parole, potrei essere un traditore del Popolo, e un pervertito, e forse anche un incestuoso.
(Ti sbagli su questo. Lui stava suggerendo due possibilità, entrambe pericolose. Forse A
— Che cosa farai? — ho domandato.
— Ho detto che il futuro era nella mani della Divinità, e che non avremmo mai potuto prevedere con certezza le azioni di chicchessia; e poi Vaihar ha raccontato una lunga e noiosa storia su uno dei suoi zii, il quale era sempre stato prevedibile; e poi ce ne siamo andati. Mi chiedo se qualcuno di quei giovani avrà il coraggio di dire a Lugala Tsu le cose che mi ha detto esattamente.
— Molto probabilmente no.
Ha prodotto un suono che indicava accordo con me. — Andrò a parlare a Ettin Per. Forse lei riuscirà a trovare un modo per tenere a freno la curiosità delle do
— Perché?
— Voglio che il figlio di Lugala ti veda accanto a me. Sei il miglior traduttore che abbiamo e il nostro primo-davanti esperto in umanità. Voglio che quel prodotto di una malriuscita inseminazione ricordi; e voglio che ricordi che cosa sei tu per me.
Dal diario di Sanders Nicholas,
addetto alle informazioni presso lo staff
del Primo Difensore Ettin Gwarha
CODIFICATO PER LA SOLA VISIONE DI ETTIN GWARHA
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Il giorno seguente, Nicholas le mostrò come usare la cucina. — Le do
A
— Le ho portato il computer — disse Nicholas. — Non è un modello nuovo. Prendiamo quello che riusciamo ad avere. Ma il software è amichevole. Secondo me, un po’ troppo. Mi piace una distanza emotiva maggiore nel mio software. Scriverò le istruzioni per chiamare Vaihar e Matsehar. Se vuole andare da qualche parte, chiami loro.
Fece una pausa e parve a disagio. — Ho bisogno di chiederle una cosa, A
Lei rimase in attesa.
— Ettin Gwarha le ha raccontato una storia, due a
A
— La conosce qualcun altro?
— La Mi mi ha presa nello stesso istante in cui la sua gente ha lasciato il pianeta. Mi ha
Nicholas rimase dapprima assolutamente immobile. Poi domandò: — In che modo? — La sua voce era pacata.
— Droghe. Non mi ha
— Ah… — Il suo sguardo si mosse. — Be’, la Mi non è mai stata generosa in fatto di condividere informazioni. Forse non l’ha
— Le importa?
— Credo di sì. Non è una storia molto piacevole. Soprattutto, non voglio entrare in quella sala, domani, e trovarmi di fronte all’altra parte che pensa: "Ecco il povero bastardo che lavora per la gente che l’ha torturato".
— È vero?
Lui avrebbe voluto chiudere lì il discorso. A