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Ma chi era quella persona? A

— Ricomparirà soltanto se i hwarhath insistera

Gesù Maria, quella persona stava gioiosamente trastullandosi con l’idea di un assassinio; lo si capiva dalla voce; e godeva anche all’idea di terrorizzare A

— Se riusciremo a convincerli, se vorra

— Non sarà un nome serio.

— È l’unico posto del pianeta dove siamo liberi dalla sorveglianza del nemico. — La do

Lasciarono Gislason in ufficio. La do

Svoltarono in un corridoio laterale. Il livello del rumore diminuì appena.

— Ecco — disse la do

Un’altra stanza assolutamente ordinaria. Sembrava quella di un dormitorio. Un tavolo, una sedia, un cassettone, un letto, una seconda porta che dava in un piccolo bagno. Niente finestre, naturalmente.

— Ci sono degli asciugamani nel bagno, e l’altro occorrente… spazzolino, pettine e così via. Il cassettone contiene un cambio di indumenti. C’è un computer nel tavolo. Le ho ordinato la cena, riso al curry con verdure. Temo che tutto il nostro cibo sia vegetariano. Spero non le dispiaccia.

A

— Bene. — La do

Lei lo fece senza protestare, poi si girò e aprì la bocca. La porta sbatté. Ci fu il clic di un chiavistello che scattava.

Si sedette sul letto. Era una prigioniera, tenuta da gente che aveva deliberatamente distrutto l’unica barca di ricerca esistente nel raggio di a

Assassini, pensò dopo un momento. Questo spiegava certamente perché Nicholas era parso così terrorizzato. Doveva aver saputo.

Aveva fatto la cosa giusta mandando quel messaggio.

E se non fosse arrivato? Se nessuno si fosse comportato di conseguenza? Si tirò indietro i capelli e si massaggiò il viso. Aveva tutti i muscoli tesi. E se il messaggio fosse finito in mano alla Mi? Era possibile, forse probabile, si rese conto.

Il suo corpo sarebbe stato ritrovato su una spiaggia, e forse allora non avrebbero neppure avuto bisogno di uccidere Nicholas. Se trovavano lei, allora i hwarhath si sarebbero convinti che l’incidente era vero.

Il messaggio poteva perfino essere inutile. Forse doveva già rassegnarsi alla sconfitta. Aveva fatto quello che volevano. Non era più di alcuna utilità e poi… sapeva troppo.

Nicholas, invece, era assai più prezioso. Aveva senso uccidere prima lei.

Cominciò a tremare. Come aveva fatto a finire in quel casino?

Parlando con un uomo piacevole. Accettando qualcuno non appena lo aveva visto. Piacendole qualcuno soltanto perché era curioso e faceva buone domande.

La porta si aprì e il soldato con le sopracciglia azzurre entrò. — La cena — disse e depose un vassoio sul tavolo. — Tutto bene? Ha bisogno di qualcosa?

— Uscire di qui.

— Spiacente, signora. Meglio che le dica che questa stanza è sotto sorveglianza. Potrebbe risparmiarle qualche situazione imbarazzante. — Il soldato sorrise. — Facciamo cose che non vogliamo altri vedano. Buonasera.

Se ne andò. A

Dopo che ebbe finito il vino, decise che era troppo presto per lasciarsi prendere dal panico. Non sapeva ancora abbastanza. Il suo consigliere alle scuole superiori le aveva detto che era il suo grande difetto. Formulava teorie e traeva conclusioni prima di avere dati sufficienti.

Aprì il cassettone e trovò una camicia da notte: lunga e di vera flanella, con un grazioso motivo floreale.

Che razza di gente era quella? E cosa significava la camicia da notte? Era possibile uccidere qualcuno dopo avergli procurato una camicia da notte di flanella?

Sì, decise dopo un po’. Era possibile ma non era giusto.

Portò la camicia da notte in bagno e fece una doccia. L’acqua era calda e c’era anche la schiuma da bagno. Doveva essere stata la do

Dopo, si lavò i denti e andò a letto. Rimase a lungo al buio a pensare alla possibilità della morte, poi finalmente scivolò in un so

Si svegliò un’ultima volta e udì la musica, forte e confusa. La porta della stanza era aperta. Il soldato con le sopracciglia azzurre era fermo sulla soglia. — Spiacente di disturbarla, signora. Me ne andrò tra un minuto. — Mise un vassoio sul tavolo e ritirò quello della cena. — E mi scuso anche per la colazione. Abbiamo qualche problema in cucina. Il dottore vuole vederla quando sarà pronta.

— Chi?

— L’ha conosciuta ieri.

La do

Il soldato se ne andò e A

Sopracciglia azzurre ritornò e la condusse nell’ufficio del dottor Senzanome. Il dottore c’era, seduto dietro la scrivania. Quel giorno indossava una camicetta rosso fiamma e una casacca nera. La cravatta, d’argento, era di maglia. C’era Gislason, appoggiato contro un muro, le braccia incrociate, con un’aria… come? Sardonica? A

— Si sieda, la prego — disse il dottore.

A

— Si è sviluppato un problema — disse il dottore.

— Che cosa?

Interve

A