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Non avrebbe portato il suo popolo più lontano di così dal nemico. La Luna, sì, ma c’era andata Miranda con i suoi traditori: la generazione modificata geneticamente che sarebbe dovuta essere il mezzo per evitare la regressione genetica verso la norma, assicurando che gli Inso

Marte era colonizzato da svariate nazioni e, in maniera più ambiziosa, dal Nuovo Impero della Cina, potente e pericoloso. Lì agli Inso

Titano apparteneva ai giapponesi che si stavano espandendo anche sulle altre Lune del sistema solare. Più ragionevoli rispetto al Nuovo Impero, anche loro non avevano mai accettato di buon grado gli outsider etnici. In una generazione, o due o tre, si sarebbero potuti rivoltare contro un eventuale Rifugio nell’orbita di Saturno o di Giove proprio come gli Stati Uniti si erano rivoltati contro il Rifugio originario, sulla Terra. A quel punto i bis-bisnipoti di Je

No, non poteva portare la sua gente in nessun altro posto se non in quella stazione orbitale, quel fragile porto di titanio e acciaio, costruito prima della nanotecnologia. Non avrebbe nemmeno sfidato direttamente la Terra. Ci aveva provato, aveva fallito, e aveva trascorso ventisette a

Responsabilità, autocontrollo, dovere. Le virtù morali, senza le quali non erano possibili realizzazioni né grandezza. Sulla Terra avevano dimenticato tali virtù. Strukov, il classico mercenario, tradiva la sua gente ogni volta che produceva virus patologici per denaro. Gli aristocratici del Nuovo Impero di Cina avevano conquistato Marte, ma lasciato i propri poveri a combattere in quell’inferno di virus modificati geneticamente in cui le fazioni in guerra avevano trasformato la Cina Occidentale. I Muli americani, che tenevano legato finanziariamente e legalmente il Rifugio agli Stati Uniti per le tasse immense che pagava la stazione orbitale, avevano abbandonato la propria morale per inseguire vuoti piaceri nelle enclavi rinchiuse all’interno di scudi a energia-Y.

Restava lo spazio.

La stazione orbitale, ultimo bastione di responsabilità rispetto alla sua gente. Ultimo bastione di responsabilità, di autocontrollo, di dovere. Di una moralità in grado di guardare oltre il piacere del momento o i bisogni individuali di una singola persona, a favore dei bisogni della comunità. Il resto del mondo aveva dimenticato che una "comunità" aveva una base biologica oltre che sociale. Un essere umano non apparteneva soltanto alle comunità che sceglieva, professionalmente e geograficamente, ma a quella in cui era nato. Il suo primo obbligo era verso la comunità che lo aveva nutrito, altrimenti l’intera catena delle generazioni che lo avevano prodotto si sarebbe interrotta. Quella lealtà doveva essere frutto di una scelta, non di un dogma insignificante. Ecco, alla fine, che cosa significava essere completamente umani: non si trattava della lealtà dei lupi rispetto al branco ma del fatto che le persone "potessero" scegliere altro rispetto al loro branco e scegliessero di non farlo. La scelta morale.

I Dormienti, abbacinati dalla tecnologia che doveva essere serva e non padrona, avevano dimenticato quel genere di morale. Peggio per i Dormienti. Avrebbero distrutto se stessi. Era compito di Je

Completò il suo disegno a pe

— Je

— Guarda — disse Paul, consegnandole una pila di carta stampata. Modificato geneticamente nella bellezza, si muoveva ancora con la leggerezza di un giovanotto. In fondo, però, aveva soltanto settant’a

— Ricordo chi era — interruppe Je

Paul riprese: — Il programma doveva evidenziare anche "Lizzie Francy", la figliastra di Washington. Adesso ha diciassette a

— Un candidato Vivo? — Je

Je

Je

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