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— Di’ qualcosa, Drew! — lo pregò Leisha.

— Sei bellissima.

Non se n’era mai reso conto prima: come aveva fatto a non accorgersene? Leisha china su di lui, coi capelli biondi da ragazzina, il volto segnato dalla forza decisa di una do

Leisha indietreggiò leggermente, corrugando la fronte. Disse: — Drew… in che a

Scoppiò a ridere. La risata gli fece dolere il petto, e il giovane si rese conto per la prima volta di avere del cerotto sulle costole e le braccia immobilizzare dai lacci. Eric entrò nella stanza, restando in piedi al fondo del letto e, alla vista del volto rigido di Eric, altre sagome si affollarono nella testa di Drew. Vide perché Eric aveva fatto ciò che aveva fatto, tutto, fino dal giorno presso il pioppo nero, in cui due ragazzini avrebbero combattuto fino alla morte, se uno dei due fosse stato forte abbastanza da farlo. A seguire, arrivarono le forme per il padre di Drew, che picchiava i figli in preda alla rabbia provocata dall’alcol, e per Karl, trafitto e ustionato dalla bomba che non era riuscito a scagliare abbastanza in alto. Erano tutte, in effetti, la stessa forma, e così orrenda che Drew avvertì per la prima volta l’altro sé separato, il sé che osservava le forme, bruciato dalle stesse. Chiuse gli occhi.

— È svenuto! — disse Leisha, e il dottore schioccò di rimando: — No! — E perfino a occhi chiusi Drew vide le sagome che lui ed Eric avevano prodotto: quindi non aveva senso tenerli serrati. Li aprì. Ora sapeva qual era il punto. Quale sarebbe stato.

— Leisha… — La sua voce lo sorprese: uscì debole e indistinta. Tuttavia lui non si sentiva affatto fiacco. Tentò ancora: — Leisha, ho bisogno…

— Sì? Di cosa? Qualsiasi cosa, Drew, qualsiasi.

Gli ve

— Cosa, Drew? Di cosa hai bisogno?

— Di un proiettore di ologrammi programmabile Staunton-Carey.

— Un…

— Sì — sussurrò Drew, usando le ultime forze che gli erano rimaste. — Adesso. Ne ho bisogno adesso.

21

Miri aveva tredici a

Alla fine, Miri scoprì alcune risposte a quelle domande, sia tramite ricerche nelle banche dati sia parlando con suo padre o con sua no

La sua mente creò lunghe stringhe dalla questione, inserendo il Principio di Heisenberg, Epicuro, una filosofia scomparsa chiamata esistenzialismo, le costanti di Rahvoli sul rinforzo neurale, il misticismo, le tempeste epilettiche nei cosiddetti centri "visionari" del cervello, la socialdemocrazia, l’utilità dell’organismo sociale e le favole di Esopo. La stringa era buona ma la parte fornita dall’olonotiziario terrestre era ancora essenzialmente poco interessante.

Valeva lo stesso per le risposte al resto delle domande di Miri. L’organizzazione politica e la distribuzione delle risorse dipendevano da un precario equilibrio fra i voti dei Vivi e il potere dei Muli, e quell’equilibrio pareva essere a sua volta il risultato di un’evoluzione sociale casuale, non di programmazione o di principi. Le cose negli Stati Uniti stavano in quel modo perché stavano così: se c’era qualcosa di più profondo, gli olonotiziari non lo rivelavano.

Stabilì che si trattasse solo degli Stati Uniti, coccolati dalla economica energia-Y, ricchi per la concessione dei diritti di quegli stessi brevetti all’estero, decadenti quanto sua no

Negli olonotiziari popolari Miri non riuscì mai a trovare menzione di ricerche scientifiche, o di svolte significative, che non fossero chiaro sensazionalismo, riguardanti entusiasmo politico, suoni musicali complessi come quelli di Bach, Mozart o O’Neil delle biblioteche dati, idee articolate come quelle di cui discuteva con Tony ogni giorno.

Dopo sei mesi, smise di guardare gli olonotiziari.

Tuttavia, una cosa era cambiata. Spesso sua no

Miri conosceva il nome di Baker: vi erano estese documentazioni su di lui nelle banche dati. Non le interessava molto. Le sembrava anzi leggermente deprecabile: un uomo che viveva da solo con i mendicanti, traeva profitti da loro e preferiva quei profitti, che erano apparentemente immensi, ai collegamenti con la comunità. Ascoltò però suo padre che parlava perché, attraverso gli olonotiziari, aveva cominciato a interessarsi a lui. A differenza di sua madre, lui poteva guardare direttamente il volto tremolante, la testa eccezionalmente grossa e il corpo fremente di Miri senza distogliere lo sguardo. Poteva stare a sentire il suo balbettio. Rimaneva seduto, un uomo scuro dalla fronte bassa, con le mani appoggiate tranquillamente sulle ginocchia e la ascoltava pazientemente; nei suoi occhi scuri c’era qualcosa cui lei non riusciva ad attribuire un nome, indipendentemente dal numero di stringhe che ci si avvolgevano attorno. Tutte le stringhe cominciavano con dolore.