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Quella era la quarta scuola che lo aveva espulso. La prima volta Leisha era stata indulgente: era un piccolo Vivo menomato, e le richieste intellettuali di una scuola piena di bambini Muli, nella maggior parte dei casi alterati geneticamente in quanto a intelligenza e salute fisica, dovevano essere state sconvolgenti per lui. La seconda volta era stata meno indulgente: Drew era stato bocciato in ogni singola materia, poiché aveva semplicemente smesso di recarsi alle lezioni, passando ore in solitudine con la sua chitarra semiautomatica o con i giochi su computer. Nessuno lo aveva disturbato. La scuola si aspettava che i propri studenti, la maggior parte dei quali un giorno avrebbe governato il paese, fosse automotivata.

Leisha, quindi, lo aveva inviato alla scuola meglio strutturata che era riuscita a trovare. A Drew era piaciuta immediatamente: aveva scoperto il programma teatrale. Era la celebrità della sua classe di recitazione. — Ho trovato il mio destino! — aveva detto durante una telefonata a casa. Leisha si era irrigidita, Alice si era messa a ridere. Quattro mesi dopo, tuttavia, Drew era tornato a casa, amareggiato e cupo. Non era riuscito ad avere una parte né in Morte di un commesso viaggiatore né in Luci del mattino. Alice gli aveva chiesto gentilmente: — È stato forse perché non volevano un Willy Loman o un Kelland Vie sulla carrozzella?

— È stata politica da Muli — aveva sputato Drew. — E lo sarà sempre.

Perciò Leisha aveva cercato strenuamente una scuola con un programma accademico leggero e un programma artistico impegnativo, una giornata scolastica strutturata e con la più alta percentuale possibile di studenti provenienti da famiglie senza grossi appoggi politici, importanti collegamenti finanziari o storie illustri. Ne aveva trovata una che sembrava adatta a Springfield, nel Massachusetts. Pareva che a Drew la scuola piacesse, e Leisha aveva pensato che le cose stessero andando bene. Eppure eccolo lì di nuovo.

— Guarda l’espressione che hai — disse Drew in modo cupo. — Perché non lo dici ad alta voce? "Ecco di nuovo Drew, il fottuto Drew che pensa che diventerà qualcuno ma che non riesce a portare a termine niente. Che cacchio dovremmo fare con il povero piccolo Vivo Drew?"

— Che cosa faremo? — ribatté Leisha in modo crudo.

— Perché non mi abbandonate semplicemente a me stesso?

Alice disse: — Oh, no, Drew.

— Non tu, No

Leisha replicò: — Invece di pensare che sia meravigliosa solo perché esiste, ma non fa nulla per realizzare la sua esistenza?

Alice schioccò: — Adesso basta, voi due!

Non bastava, però, per Leisha. La battuta di Drew aveva ferito parti di lei che non sapeva che esistessero ancora. Disse: — Adesso che sei a casa, Drew, vorrai vedere Eric. Lui si è sistemato magnificamente e sta facendo dei reali progressi nello studio dei diagrammi atmosferici. Jordan è immensamente orgoglioso di lui.

Gli occhi verdi di Drew balenarono. Leisha voltò le spalle. Provò, in modo improvviso e nauseante, una gran vergogna di sé. Aveva settantacinque a

Sogni che Drew non aveva nemmeno.

Alice disse con espressione stanca: — D’accordo Leisha. Drew, Eric mi ha detto di darti un messaggio.

— Cosa? — udì ringhiare Drew. Si trattava però di un ringhio addolcito: non poteva essere infuriato con Alice. Non con Alice.

Alice continuò: — Eric mi ha chiesto di dirti che, come parte dei suoi studi, ha camminato nel Pacifico e si è fatto pulire il culo. Che significa?

Drew scoppiò a ridere. — Davvero? Eric ha detto questo? Immagino che sia cambiato. — La meditabonda amarezza gli tornò nella voce.

Stella entrò di corsa nella camera con espressione eccitata. Aveva messo su peso e ormai assomigliava a un dipinto di Tiziano, con la carne soda e grassoccia sotto una giovanile chioma rossa. — Leisha c’è… Drew! Che ci fai a casa?

— È in visita — rispose Alice. — Cosa c’è, cara?

— C’è una visita per Leisha. A dire il vero sono in tre. — Stella sorrise, e il doppio mento le ondeggiò di, eccitazione. — Eccoli!

— Richard!

Leisha si catapultò attraverso la stanza per abbracciarlo. Richard la strinse, ridendo, e poi la lasciò andare. Leisha si voltò immediatamente verso la moglie di lui, Ada, una sottile ragazzina polinesiana che le sorrise timidamente. Ada aveva ancora dei problemi con l’inglese.

Quando Richard aveva portato Ada per la prima volta nella tenuta del Nuovo Messico, dopo vent’a

Poi, quattro a

Leisha le aveva dato il benvenuto, si era mesa a studiare il samoano e aveva cercato di nascondere di essere rimasta ferita nel profondo del cuore. Non era tanto perché Richard l’avesse rifiutata, quanto perché aveva rifiutato tutte le scelte dell’essere Inso

Gradatamente, però, Leisha aveva compreso. Il punto fondamentale per Richard non era soltanto che Ada, con i suoi sorrisi timidi, la sua parlata inceppata e la sua giovane adorazione per lui, era così diversa da Leisha; Ada era così diversa da Je

Richard, inoltre, sembrava felice. Aveva fatto ciò che Leisha non era riuscita a fare e aveva raggiunto una specie di pace con il loro passato Inso

— Io vedo te, Leisha — disse Ada in inglese. — Io vedo te con felicità.

— E io vedo con felicità te — rispose caldamente Leisha, Per Ada si trattava di un lungo discorso di notevole forza intellettuale.

— Io vedo te con felicità, Mirami Alice. — Mirami, aveva detto una volta Richard, era un termine di grande rispetto per gli onorati anziani. In modo timido e dolce e tuttavia molto deciso, Ada aveva decisamente rifiutato di credere che Alice e Leisha fossero gemelle.

— Ti vedo con felicità, cara — disse Alice. — Ti ricordi di Drew?

— Salve — salutò Drew sorridendo. Ada gli rivolse un debole sorriso, quindi distolse lo sguardo, come si confaceva a una do