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In quel tratto, la spada lo intralciava continuamente, il pesante fodero di cuoio lo faceva incespicare o gli batteva con violenza sulla coscia o gli si piantava sotto il braccio come una gruccia; alla fine riuscì a fissarlo nell’angolo giusto, rispetto alla cintura, ma per farlo rimase molto indietro rispetto alla ragazza. Mentre proseguiva, sentì un suono d’acqua corrente. Voltò a uno degli i
Il percorso era sempre stretto, sempre ripido, e seguiva le fessure nella parete di pietra. Dove c’era polvere, al suolo, era segnato da tracce di fango secco, con le strette orme degli zoccoli delle ultime pecore che erano state condotte giù dalla montagna. La fascia del cielo, lassù, era alta e remota. Sul sentiero non calava molta luce, tra
Lei si fermò ai piedi di un lungo tratto diritto. Hugh la raggiunse e chiese, mormorando a causa del profondo silenzio: — Tutto bene?
— Sono soltanto sfiatata. — Come lui, stava ansando.
— Continua ancora per molto?
Le rocce che sovrastavano il sentiero erano modellate stranamente, bulbose, come se l’acqua le avesse smussate molto tempo prima. Sembravano animali parzialmente formati, tumori, enormi intestini di pietra.
— Non so. Con le pecore ci voleva tutto il giorno.
Gli occhi di lei, in quella penombra appesantita dalle rocce, sembravano scuri e spaventati.
— Vai più piano — disse lui. — Non c’è fretta.
— Voglio uscire di qui.
Attorcendosi e affondando nelle gole, il sentiero saliva implacabile. Si fermarono ancora due volte per riprendere respiro. L’ultimo tratto era così ripido che s’inerpicarono come se fosse una scala a pioli, usando le mani. Quando, all’improvviso, il suolo dive
Irena s’era seduta sull’erba, più vicina al ciglio di quanto piacesse a lui. Guardava verso nord, al disopra delle terre più basse. Hugh guardò verso est: giù per i pendii, dapprima, chiedendosi se da lì si potevano scorgere i bagliori delle luci della Città della Montagna; ma ancora una volta, guardare in basso gli diede le vertigini. Guardò davanti a sé, attraverso l’abisso d’aria, in direzione delle montagne orientali. Dietro quei profili indistinti che sembravano tracciati con una matita grigia sulla carta grigia, c’era un acce
Finalmente lei si alzò, si scostò dal ciglio dell’abisso, camminando cautamente. — Questo è il Gradino Alto — disse, quasi mormorando. — Ho le gambe molli per la salita.
Hugh si sentiva girare la testa nel vederla tra sé e quell’immensità d’aria vuota. Si alzò, e si girò verso il prato. Attraverso l’erba, che lassù era corta, e vivida, come quella d’un giardino, tra l’orlo del baratro e la muraglia della montagna che s’i
— È stata una tappa lunga — disse Hugh. Irena si limitò ad a
— Irena.
— Cosa?
— Se vuoi dormire, starò io di guardia.
— D’accordo — disse lei, e senza aggiungere altro si raggomitolò contro la roccia, con il rosso fardello arrotolato come cuscino.
Hugh mangiò un altro panino (duro, granuloso, a forma di nodo, dal sapore gradevole) e un pezzo di formaggio di capra: non gli piaceva, ma aveva abbastanza fame per mangiarlo. Dopo aver riflettuto, mangiò un altro panino, imbottito con un pezzo di carne affumicata, e poi rimise i viveri nello zaino. Avrebbe voluto mangiare ancora, ma così sarebbe bastato. Adesso si sentiva molto meglio. Era trascorso molto tempo e avevano fatto molta strada da quando avevano lasciato la cittadina, e lui era stanco, ma non esausto. Se fosse rimasto lì seduto, con la schiena comodamente appoggiata alla roccia, si sarebbe addormentato, come lei. Avrebbe dovuto montare di guardia. Si alzò e cominciò a camminare a passo tranquillo, avanti e indietro, accanto all’isola di roccia.
Nel chiarore della luce d’alta montagna, più una trasparenza che un crepuscolo, un’o
Intorno al lato a nord, verso le pareti di roccia, c’era un tratto spelato in mezzo all’erba. La seconda volta che arrivò a quell’estremità della sua ronda semicircolare, si avvicinò di più, per vedere perché lì il terreno era nudo. Non era terreno, era pietra, una distesa di roccia a forma di scudo, una scapola della montagna che spumava attraverso la pelle. La superficie lievemente incurvata era spezzata in molti punti: Hugh si avvicinò ancora di più per guardare. C’erano anelli di ferro inchiavardati alla pietra, quattro, e formavano un rettangolo lungo più di due metri. La ruggine aveva macchiato la pietra e il lichene, intorno ai fori dei cavicchi metallici. Lui salì sulla roccia piatta e tirò uno degli anelli, ma quello non cedette. Una cinghia di cuoio non conciato, a