Страница 60 из 67
Mi ascoltava attento, come aveva fatto alla riunione, poi mi rispose con ponderazione. «Ma le parole sono un veicolo essenziale del pensiero. E i libri conservano la verità delle parole… Io stesso ho cominciato a leggere da adulto.»
«Davvero?»
«Sapevo come fare, ma non ne avevo la possibilità. Vivevo in un villaggio. I paesi devono avere dei libri!» affermò con decisione, come se avesse già riflettuto sull'argomento. «Quando non ce li ha
Quando arrivammo a casa sua, in cima alla parte vecchia della città, vidi quattro casse di libri nell'ingresso.
«Non possono essere tutti miei!» esclamai.
«Vecchia Musica ha detto che erano suoi,» affermò il signor Yehedarhed col suo pronto sorriso, lanciandomi un'occhiata veloce. È molto più facile vedere dove si posa lo sguardo di un Alieno che non quello di uno dei nostri. Con i nostri occhi, eccezion fatta per quei pochi che li ha
«Sono così tanti che non so neanche dove metterli,» esclamai sbalordita, rendendomi conto di come quello strano personaggio, Vecchia Musica, mi avesse aiutato ancora una volta nel mio cammino verso la libertà.
«Forse nella sua scuola, nella biblioteca della sua scuola?»
Era una buona idea, ma immaginai subito come i controllori del Capo li avrebbero maneggiati con malagrazia e forse confiscati. Quando lo feci presente, il Vice-Nunzio propose, «E se li offrissi io come dono da parte dell'Ambasciata? Credo che la cosa metterebbe in difficoltà i censori!»
«Oh!» esclamai, poi non mi tratte
«Sì,» disse, eludendo la mia prima domanda. «Lo sono stato. Adesso vorrei considerarmi yeowiano.»
Mi chiese di sedermi a bere un bicchiere di vino con lui prima che la sua scorta mi riaccompagnasse a casa. Era disponibile e amichevole, per quanto riservato. Mi accorsi che era stato ferito. C'erano cicatrici recenti sul suo viso, e parte della sua capigliatura non era ricresciuta in un punto in cui era stato colpito al capo. Quando mi chiese di che genere fossero i miei libri, risposi, «Di storia».
Il suo sorriso si aprì, lentamente, questa volta. Non disse niente ma alzò il bicchiere verso di me. Sollevai il mio, imitando il suo gesto, e bevemmo.
Il giorno seguente provvide a far recapitare i libri alla scuola. Nel tirarli fuori e disporli sugli scaffali ci rendemmo conto di aver ricevuto un tesoro immenso. «Non esiste niente del genere all'università,» disse uno degli insegnanti, che vi aveva studiato per un a
C'erano volumi di storia e di antropologia riguardanti Werel e i mondi dell'Ekumene, saggi di filosofia e di politica di autori wereliani e di altri mondi, sommarii di letteratura, poesia e racconti, enciclopedie, libri di scienza, atlanti, dizionari. In un angolo di una delle casse c'erano i miei pochi libri, il mio tesoro personale, compresa quella prima, scarna Storia di Yeowe, stampata presso l'Università di Yeowe nell'A
Non molto tempo prima avevo trovato un altro oggetto di affetto e di sicurezza. Un ragazzo della scuola mi aveva portato in regalo un gattino maculato, appena svezzato. Il ragazzo me l'aveva offerto con tale amorevole orgoglio che non avevo potuto rifiutare. Quando cercai di rifilarlo a un'altra insegnante, tutti mi presero in giro. «Sei tu l'eletta, Rakam!» mi dissero. Così, controvoglia, mi portai la creaturina a casa, timorosa della sua fragilità e minutezza, e provandone quasi un certo disgusto. Le do
Spaventai il gattino estraendolo dalla sua cesta, tanto che mi morse il pollice fino all'osso. Era minuscolo e fragile ma aveva buoni denti. Cominciai a guardarlo con più rispetto.
Quella notte lo misi a dormire nella sua cesta, ma si arrampicò sul mio letto e non mi si spostò dalla faccia finché non gli permisi di entrare sotto le coperte. Lì dormì perfettamente immobile tutta la notte. La mattina dopo mi svegliò saltellando sopra di me, intento a cacciare le particelle di polvere in un fascio di luce. Mi fece ridere nello svegliarmi, il che è una sensazione piacevole. Mi resi conto di non aver mai riso molto, e di averne una gran voglia.
Il gattino era tutto nero, dato che le sue pezzature si vedevano solo in controluce, nero su nero. Lo chiamai Possidente. Era piacevole tornare a casa la sera e trovare ad attendermi il mio piccolo Possidente.
Durante la successiva metà dell'a
Mi distesi sui binari insieme ad altre settantamila do
Avevo cominciato a parlare di nuovo in pubblico mentre stavamo reclutando do
Quella canzone li mise a tacere per un po'. Lo sentirono anche loro, quell'atroce dolore, quel desiderio cocente.
Dopo la grande manifestazione l'attività frenetica non ve
«Le parole volano via,» dissi. «Tutte le parole o le immagini nella rete volano via, e chiunque può alterarne la memoria, ma i libri restano. I libri durano. Sono il corpo della storia, come dice il signor Yehedarhed.» «Ci sono gli ispettori,» obiettò la dottoressa Yeron. «Finché non otterremo l'emendamento della Costituzione sulla libertà di stampa, i Capi non permettera