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Forse direte che non avrei potuto o dovuto provare piacere nell'essere usata senza il mio consenso dalla mia padrona, e che se l'ho provato non dovrei parlarne, mettendo così in evidenza un vantaggio minimo in una sì grande sciagura. Ma io non avevo idea di cosa significassero consenso o rifiuto: sono parole che appartengono alla libertà.

Aveva un unico figlio, un ragazzo di tre a

Vedevo di rado il padrone, e solo da lontano. Anche di lui pensavo che fosse un essere superiore, ma pericoloso.

Quanto a Erod, il padroncino, lo vedevamo quando veniva quotidianamente in visita da sua madre o quando usciva a cavallo coi suoi precettori. Noi ragazzine di undici o dodici a

Le serve che venivano usate dal padrone ci raccontavano quanto fosse brutale, facendoci vedere i punti in cui gli aveva lasciato addosso i segni della sua violenza. Lo odiavano. Mia madre era la sola che non dicesse niente contro di lui. «Chi ti credi di essere?» disse a una ragazza che si stava lagnando del trattamento subito. «Una signora da maneggiare come vetro?» E quando la ragazza si ritrovò incinta, o pregna, come dicevamo noi, mia madre la fece rimandare al recinto. Non capii perché. Pensai che Yowa fosse crudele e gelosa. Adesso penso che volesse solo proteggere la ragazza dalla gelosia della nostra signora.

Non so quando fu che mi resi conto di essere figlia del padrone. Siccome mia madre era riuscita a tenerlo nascosto alla signora, pensava che fosse rimasto un segreto per tutti. Invece tutte le schiave lo sapevano. Non so bene che cosa mi dissero o che cosa sentii dire, ma quando vedevo Erod, lo studiavo e pensavo che ero io quella che assomigliava di più a nostro padre. Ormai avevo imparato che cosa voleva dire "padre", e mi stupivo che la signora Tazeu non notasse niente. Evidentemente aveva deciso di ignorare la faccenda.

In quegli a

All'età di tredici o quattordici a

La mattina dopo la mia signora mi chiamò insieme a mia madre per a

La signora Tazeu mi dette un medicamento per prevenire la gravidanza ma mia madre, non fidandosi di quel ritrovato, andò da mia no

Quando un uomo della Casa faceva visita a sua moglie si recava nel beza, ma se voleva una schiava era lei a essere "mandata di là". Così la sera del complea

La devozione per la mia signora si estendeva anche a suo figlio, e poi mi era stato insegnato che i possidenti erano naturalmente superiori a noi. Ma lui lo conoscevo fin da bambino, e sapevo che eravamo per metà dello stesso sangue. Questo mi faceva provare verso di lui una strana sensazione.

Pensavo che fosse timido, timoroso della sua virilità. Altre ragazze avevano cercato di sedurlo e non c'erano riuscite. Le do

«Rakam,» mi disse, «ti chiami così, vero?» Io a

«Farò come mi chiedi, mio signore Erod,» dissi.

Così, quasi tutte le notti, arrivavano i suoi schiavi per portarmi di là. Dormivo nel grande letto, mentre lui lavorava alle sue carte sul tavolo, poi passava la notte su un divano sotto la finestra. Spesso aveva voglia di parlare con me, a lungo, a volte, e mi spiegava le sue idee. Mentre era a scuola nella capitale era diventato membro di un gruppo di possidenti che intendevano abolire la schiavitù, chiamato "La Comunità". Avuto sentore di ciò, suo padre lo aveva ritirato dall'istituto e rispedito a casa, con l'ordine di non uscire dalla tenuta. Anche lui era dunque prigioniero. Ma era riuscito a mantenersi continuamente in contatto con altri membri della Comunità attraverso la rete, che sapeva come manovrare eludendo il controllo di suo padre, o delle autorità.