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Obbedendo alla limpida voce della volpe, l’Accolita del Figlio si fece avanti per concludere il rito, invocando la speciale benedizione del suo Dio sull’anima di dy Sanda. Infine tutti sfilarono davanti alla bara per deporre sull’altare del Figlio piccole offerte per l’anima del defunto.

Cazaril per poco non si conficcò le unghie nel palmo delle mani, nel vedere Dondo dy Jironal recitare la parte dell’afflitto. Accanto a lui, Teidez, silenzioso e sconvolto, offrì una notevole somma in oro. Probabilmente rimpiangeva tutte le lamentele con cui aveva bersagliato il suo fedele segretario-tutore. A almeno così si augurava Cazaril.

Iselle e Betriz rimasero quasi sempre in silenzio, sia nel corso del rito sia in seguito, facendo soltanto qualche commento sui pettegolezzi che la corte stava già facendo su quell’omicidio. Rifiutarono una serie d’inviti a scendere in città e trovarono sempre una scusa per controllare, anche cinque o sei volte per sera, che Cazaril continuasse a godere di buona salute.

A corte si parlò a lungo di quel mistero, e ve

D’altro canto, se qualche sfortunato tagliaborse fosse stato ingiustamente accusato di quel crimine, sarebbe stato suo dovere… Già, quale sarebbe stato il suo dovere? Che valore avrebbe mai avuto la sua parola, dopo la calu

A Teidez ve

Ciò che però lasciò più turbato Cazaril, nei giorni che seguirono, fu cogliere il bagliore di una gemma verde sulla mano del capitano della guardia di Teidez, giunto con loro fin dalla Baocia. Quell’uomo, prima di partire, aveva giurato formalmente alla madre e alla no

Mentre il capitano gli passava accanto, Cazaril si protese di scatto ad afferrargli la mano, costringendolo a fermarsi e abbassando lo sguardo sulla familiare gemma dal taglio piatto. «Un bell’anello», commentò.

«Lo penso anch’io», ribatté il capitano, ritraendo la mano e accigliandosi.

«Spero che non l’abbiate pagato troppo, perché credo che la pietra sia falsa.»

«È uno smeraldo vero, mio signore.»

«Al vostro posto, lo farei controllare da un tagliatore di gemme. Ultimamente, è per me una continua fonte di stupore constatare quali menzogne gli uomini siano disposti a dire per profitto.»

«È un anello di valore», insistette il capitano, coprendosi una mano con l’altra.

«Io dico che non vale nulla, considerato ciò con cui lo avete barattato.»

Serrando le labbra, il capitano si liberò con uno strattone e si allontanò a grandi passi.

Se questo è un assedio, noi stiamo perdendo, si ritrovò a pensare Cazaril.

Il clima dive

«Non ritengo che mi si addicano», replicò Iselle, scoccando un’occhiata a Cazaril, seduto poco lontano, e abbassando poi lo sguardo sulle proprie mani, serrate in grembo.

«Sciocchezze. Non c’è fanciulla cui non si addicano le perle», ribatté il Roya, interrompendosi per applaudire i musici per il brano vivace che avevano appena eseguito.

Iselle non fece commenti su quel suggerimento finché Cazaril non l’ebbe scortata insieme con le sue dame fino all’anticamera che fungeva da studio. Il Castillar stava per augurare loro la buonanotte e per congedarsi, sbadigliando, quando la Royesse esplose. «Non intendo indossare le perle di quel ladro di Dondo!» esclamò. «Sarei pronta a restituirle all’Ordine della Figlia, se non considerassi un gesto del genere un insulto alla Dea. Quelle perle sono infette, Cazaril. Cosa posso farne?»

«Il Bastardo non è un Dio che guarda troppo per il sottile. Regalatele al Divino, per il suo ospedale dei trovatelli, in modo che le venda per il mantenimento degli orfani», suggerì Cazaril.

«Questo irriterebbe non poco Lord Dondo, che però non potrebbe neppure protestare…» rifletté Iselle. «È una buona idea. Porterete le perle agli orfani, come segno del mio interessamento. Quanto a domani… Indosserò la soprago

«Ma cosa supponete che intendesse vostro fratello, parlando di lieti a

Per un momento Iselle s’immobilizzò, sconcertata, poi scosse il capo. «No, non è possibile», rispose. «Prima dovrebbero esserci dei negoziati — ambasciatori, lettere, scambi di regali, trattati relativi alla dote — e si dovrebbe ottenere il mio consenso. Dopo, bisogna inviare il mio ritratto al futuro sposo, e io intendo vedere un suo ritratto, chiunque egli sia… Un ritratto vero e onesto, eseguito da un artista inviato da me. Qualora il mio principe fosse grasso, strabico, calvo o con un labbro leporino, potrei anche accettarlo, ma non intendo fidarmi di un ritratto menzognero.»

«Quando verrà il momento, spero che ti tocchi in sorte un uomo avvenente», commentò Betriz, storcendo il naso di fronte alle ipotesi avanzate da Iselle.

«Mi piacerebbe, ma non lo ritengo probabile, considerata la maggior parte dei nobili che ho avuto modo di vedere», sospirò la Royesse. «Credo che mi accontenterò di avere un marito sano, senza assillare gli Dei con preghiere impossibili. Mi basta che sia sano e quintariano.»