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Sorpreso, Cazaril prese il volumetto. Probabilmente era nascosto nelle spesse pieghe della sopravveste del morto, e ciò gli aveva impedito di scoprirlo quando aveva frettolosamente arrotolato gli abiti, al mulino. Naturalmente avrebbe dovuto essere consegnato alla Divina del Tempio, per essere aggiunto al resto degli averi del defunto. Per questa natte non tornerò di certo fin là, si disse, decidendo che avrebbe consegnato il libro non appena possibile.
«Vi ringrazio, signora», si limitò quindi a rispondere alla lavandaia, seguendola poi nel cortile centrale, simile a quello dei bagni vicini e dotato di un profondo pozzo, accanto al quale bolliva un calderone pieno d’acqua. Quattro giovani do
Dopo qualche tempo, la sua curiosità si risvegliò e lo indusse a riprendere in mano il libro, pensando che forse avrebbe trovato il nome del morto, risolvendo così il mistero della sua identità. Ma, quando lo aprì, scoprì che le sue pagine erano coperte da una selva di a
Sbattendo le palpebre, si concentrò maggiormente sullo scritto e il suo sguardo, agendo quasi di propria volontà, cominciò a decifrare la chiave del codice. Si trattava di una scrittura speculare, abbinata a un sistema di sostituzione di lettere, un sistema che poteva essere faticoso da interpretare. Ma una breve parola era ripetuta tre volte nella stessa pagina e gli fornì la chiave che stava cercando. Il mercante aveva scelto un metodo di codifica quanto mai elementare, limitandosi a spostare ciascuna lettera di una posizione, senza neppure prendersi la briga di modificare a tratti quella sequenza. D’altro canto, però, quella non era la lingua ibrana, parlata nei suoi diversi dialetti nelle royacy di Ibra, Chalion e Brajar, bensì la lingua darthacana, parlata nelle province più meridionali di Ibra e nella grande Darthaca, al di là delle montagne. Inoltre la calligrafia del morto era orribile, l’ortografia era ancora peggiore e la padronanza della grammatica darthacana sembrava quasi inesistente. Decifrare quel testo poteva rivelarsi più difficile di quanto aveva pensato; avrebbe avuto bisogno di carta e pe
Era comunque evidente che quel libretto conteneva le a
Stando così le cose, pareva evidente che la notte precedente qualcun altro dovesse essere morto nella Baocia. Per sua natura, quindi, la magia di morte non era molto popolare, in quanto non permetteva di ricorrere a simulacri o a un sostituto che venisse ucciso al posto dell’officiante del rito: uccidere voleva dire essere ucciso. Il coltello, la spada, il veleno, un randello… qualsiasi altro mezzo era preferibile, se l’autore del crimine voleva sopravvivere; talvolta, però, qualcuno ci provava, forse con l’illusione di cavarsela o per semplice disperazione. Quel libro andava assolutamente consegnato alla Divina del Tempio rurale, che a sua volta l’avrebbe dato al responsabile delle indagini incaricato dal Roya. Raddrizzandosi sulla panca, Cazaril aggrottò la fronte con preoccupazione e si decise infine a chiudere quel pericoloso volumetto.
Il caldo del vapore, il ritmo del lavoro, delle voci delle do
Si svegliò in un sussulto che gli provocò una contrazione al collo, le dita serrate intorno a qualcosa di sconosciuto, che risultò fatto di lana… Una delle lavandaie gli aveva gettato addosso una coperta, un gesto di gentilezza così spontaneo che gli fece sfuggire dalle labbra un involontario sospiro di gratitudine. Sollevatosi a sedere, constatò che ormai il cortile era quasi tutto in ombra, segno che doveva aver dormito per la maggior parte del pomeriggio. Il suono che lo aveva svegliato era stato il tonfo prodotto dai suoi stivali, lucidati il più possibile, che la lavandaia gli aveva lasciato cadere davanti prima di deporre accanto a lui, sulla panca, tutti i suoi abiti puliti e ripiegati, sia quelli eleganti che quelli da mendicante.
«Signora, avete una stanza dove mi possa vestire?» chiese Cazaril, con fare timido, ricordando la reazione del ragazzo dei bagni alla vista della sua schiena.
A
Con esitazione, e recitando un’e
Il volto che lo fissò dallo specchio era quello di uno sconosciuto. Per i cinque Dei, ma da quando la mia barba è diventata grigia? si chiese, sollevando una mano tremante a sfiorare la barba corta e curata che gli incorniciava i lineamenti. Se non altro, i capelli, anch’essi tagliati di fresco, non acce