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Dopo le ultime, piccole modifiche al vestiario o ai gioielli, Cazaril scortò le do
Giunti nell’anticamera, si fermarono per disporsi nel giusto ordine, in obbedienza alle istruzioni sussurrate dal siniscalco, poi le porte si spalancarono, ci fu uno squillare di corni e il siniscalco a
«Lupe?» sussurrò Betriz, scoccando un’occhiata in tralice a Cazaril, con una luce divertita negli occhi scuri. «Il vostro nome è Lupe?»
Considerata la situazione, Cazaril si rite
Su una piattaforma rialzata, posta in fondo alla sala e sovrastata da un baldacchino di broccato rosso frangiato con trecce dorate, il Roya Orico e la sua Royina sedevano su due seggi dorati. Lavato e con indosso abiti puliti, Orico aveva un aspetto decisamente migliore, con le guance gonfie pervase da una sfumatura di colore e la coroncina d’oro che gli conferiva un’aria quasi regale, nonostante il fisico tozzo e tutt’altro che giovanile. La Royina Sara indossava eleganti vesti scarlatte e sedeva tenendosi eretta, quasi rigida. Ormai oltre la trentina, appariva sfiorita. Anzi aveva un’aria così impassibile che Cazaril si chiese quali fossero i suoi sentimenti riguardo al ricevimento a corte dei regali cognati. Non avendo avuto figli, la Royina aveva mancato di adempiere al suo principale dovere nei confronti della royacy di Chalion… Sempre che quella colpa fosse da attribuire a lei, rifletté Cazaril. Fin dall’epoca in cui era un semplice paggio, lui aveva sentito sussurrare che Orico non aveva mai generato nessun bastardo, anche se a quel tempo la cosa veniva attribuita alla sua fedeltà nei confronti della Royina. Ma quel riconoscimento ufficiale, concesso a Teidez dalla coppia reale, equivaleva all’ammissione pubblica di una disperazione quanto mai privata e personale.
A turno, Teidez e Iselle avanzarono verso la piattaforma, scambiando col Roya e con la Royina fraterni baci di benvenuto sulle mani. Per quell’occasione, i formali baci di sottomissione sulla fronte, sulle mani e sui piedi non ve
Preso posto alle spalle di Iselle, il Castillar si dispose a esercitare la virtù della pazienza, dato che i due fratelli dovevano ricevere il saluto di una lunga fila di cortigiani. Sapeva bene che sarebbe stato offensivo escludere qualcuno da quella breve cerimonia, negandogli di presentarsi personalmente al Royse e alla Royesse. D’un tratto, però, sentì il respiro che gli si bloccava in gola e fissò con terrore i due uomini che stavano avanzando per presentarsi a Teidez e a Iselle.
Abbigliato in marrone, arancione e giallo — la tenuta da corte completa richiesta per un generale del sacro Ordine militare del Figlio -, il March dy Jironal non era cambiato da quando lo aveva visto l’ultima volta, cioè tre a
Anche Lord Dondo dy Jironal indossava le vesti di un generale di un sacro Ordine, nel suo caso quelle azzurre e bianche dell’Ordine della Figlia. Più massiccio del fratello, e con la sgradevole tendenza a sudare abbondantemente, a quarant’a
Dy Jironal lanciò un’occhiata distratta a Cazaril, però non sembrò riconoscerlo. Dondo invece si accigliò, indugiando a scrutare con aria sempre più corrucciata il volto del Castillar, ben attento a mantenere un’espressione neutra e affabile. Ma l’attento esame di Dondo s’interruppe allorché il fratello fece ce
Dopo essersi presentato formalmente, Lord Dondo schioccò le dita in direzione di un servitore, che si affrettò a porgergli un piccolo cofanetto, dal quale, con fare teatrale, Dondo prelevò una collana di perle di una lunghezza incredibile, che sollevò perché tutti potessero vederla. «Royesse, vi porgo il benvenuto a Cardegoss per conto del mio sacro Ordine, della mia gloriosa famiglia e della mia nobile persona! Permettetemi di offrirvi questo filo di perle, la cui lunghezza equivale alla vostra statura, quindi la raddoppia.» Mostrò nuovamente la collana, che in effetti era lunga come Iselle, che la guardava, stupita. «Intendo inoltre rendere grazie agli Dei per il fatto che voi non siete ancora più alta… altrimenti sarei andato in bancarotta.» Mentre una risatina si diffondeva tra i cortigiani, Lord Dondo sfoggiò un accattivante sorriso e aggiunse, in tono sommesso: «Posso?»
Senza attendere una risposta, si chinò in avanti per passare le perle sopra la testa di Iselle, che sussultò leggermente nel sentire la mano di lui che le sfiorava la guancia. Subito dopo, tuttavia, prese ad accarezzare quelle piccole sfere scintillanti con un sorriso pieno di meraviglia, balbettando parole di ringraziamento cui Dondo rispose con un inchino un po’ troppo accentuato, tanto che a Cazaril sembrò improntato più a una sottile derisione che al rispetto.
Conclusa la presentazione e l’offerta del suo dono, Dondo si concesse infine un momento per mormorare qualcosa all’orecchio del fratello e, pur essendo troppo lontano per distinguere le parole, Cazaril ebbe la netta impressione di vedere le sue labbra formare la parola Gotorget. Per un istante, dy Jironal si girò a guardare Cazaril con occhi sorpresi e attenti, poi entrambi i fratelli furono costretti a spostarsi per fare posto al nobile successivo.