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Ista ricambiò il sorriso e aggrottò la fronte. «Mi dispiace», disse infine. «Il mio defunto padre ha avuto presso di sé molti paggi, nel corso degli a
«È naturale, considerato che era un nobile di alto rango. In ogni caso, non ha importanza», la rassicurò Cazaril, spostando il libro da una mano all’altra per celare la propria delusione e sfoggiando un sorriso di scusa. Era convinto che il mancato riconoscimento di Ista non dipendesse dal suo aspetto, ma piuttosto dal fatto che lei non lo aveva mai notato. Era stata una fanciulla piena di entusiasmo e portata a guardare in avanti e verso l’alto, non verso il basso o alle proprie spalle.
«Oh, no», mormorò in quel momento la dama di compagnia, intenta a cercare qualcosa nel cestino dei fili da ricamo, poi sollevò lo sguardo e studiò Cazaril per un momento, prima di domandare, con un sorriso invitante: «Vi dispiacerebbe rimanere qui a tenere compagnia alla mia signora, mentre io faccio una corsa fino nella mia stanza, per cercare il filo di seta verde?»
«Ma certo, mia signora», rispose Cazaril in modo meccanico. Però poi aggiunse, in tono incerto: «Cioè… ecco…» Scoccò un’occhiata a Ista e negli occhi di lei scorse un lampo d’ironia. Del resto, quella dama non era certo incline alle urla o al pianto. E perfino se piangeva, cosa che Cazaril le aveva visto fare alcune volte, le lacrime le colavano in silenzio lungo le guance. Cazaril rivolse allora alla dama di compagnia un inchino di assenso, e lei si alzò prontamente, prendendolo per un braccio e trascinandolo a una certa distanza dalla panchina, in direzione del roseto.
«Andrà tutto bene», sussurrò, alzandosi in punta di piedi per parlargli nell’orecchio. «Badate soltanto a non nominare Lord dy Lutez e a restarle vicino fino al mio ritorno. Se poi dovesse essere lei a mettersi a parlare del vecchio dy Lutez, ecco… non lasciatela sola.»
La dama si allontanò di corsa, e Cazaril si ritrovò a riflettere su quella situazione rischiosa. Il brillante Lord dy Lutez era stato per trent’a
Era stata una debolezza, da parte di Ias, lasciare che fosse dy Lutez a fare per lui il lavoro sporco e ad addossarsi il peso delle proteste dei nobili, lasciando il suo signore libero di fregiarsi dell’appellativo di Ias il Buono? Oppure era stata una mossa astuta? Cazaril se l’era chiesto spesso. Quel sopra
Cinque a
Dy Lutez. Non nominare Lord dy Lutez… Ciò significava non evocare la maggior parte della storia di Chalion che risaliva alla precedente generazione.
Tornato presso la Royina, Cazaril sedette con una certa cautela al posto occupato in precedenza dalla dama di compagnia, notando che Ista aveva cominciato a fare a pezzi la rosa, non con rabbia, ma in maniera pacata e sistematica, strappando i petali e disponendoli accanto a sé sulla panchina secondo un disegno che imitava la loro struttura originale, cerchi dentro altri cerchi, in una spirale diretta verso l’interno.
«I morti mi ha
Lui esitò, ma alla fine decise che Ista era troppo consapevole di sé perché potesse soffrire di demenza. Le sue affermazioni, per quanto contorte, erano chiaramente comprensibili, il che non sarebbe stato se lei fosse stata davvero pazza. «A volte, mi accade con mio padre e mia madre», rispose. «Per breve tempo, in sogno, si muovono e parlano come se fossero vivi… E al risveglio mi assale di nuovo il rimpianto per la loro perdita.»
«I sogni falsi sono caratterizzati da questa tristezza, mentre i sogni veri sono crudeli», a
«Tutti i miei sogni sono ammassi confusi, che al risveglio si dissolvono come fumo», ribatté lui, accigliandosi, con aria sempre più confusa.
Ista chinò il capo di lato, contemplando la rosa denudata, che mostrava gli stami dorati, sottili come fili di seta e disposti a ventaglio all’interno del cerchio dei petali. «I sogni veri gravano come piombo sul cuore e sullo stomaco, pesano quanto basta per… far a
«No di certo, mia signora, fidarsi sarebbe da stolti», replicò Cazaril, schiarendosi la gola. «Però è piacevole vedere mio padre, di tanto in tanto, considerato che non potrò mai più vederlo in altro modo.»
«Non temete i vostri morti?» domandò Ista, con uno strano sorriso in tralice.
«No, mia signora, non nei sogni.»
«Forse i vostri morti non sono persone temibili.»
«Per la maggior parte no, mia signora», a
Sulla parete della fortezza, una finestra si spalancò, e la dama di compagnia di Ista si affacciò per scrutare il giardino; apparentemente rassicurata dalla vista della sua signora impegnata in una tranquilla conversazione col trasandato tutore, la do
Tornando a osservare la Royina, si chiese come facesse quella do