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Palli sedeva con la schiena addossata alla parete, le gambe rigide e gli occhi dilatati, un sorriso forzato dipinto sulle labbra.
«Per i cinque Dei, Palli, perdonami!» esclamò Cazaril, scoppiando a ridere. «Non volevo scaricarti addosso tutte le mie confidenze, addossandoti questo fardello. Quello di cui ti ho gravato è un peso sgradevole e male assortito. Mi dispiace.» Tuttavia pensò che forse aveva parlato proprio perché l’indomani l’amico sarebbe ripartito, e quelle confidenze sarebbero rimaste fra loro.
Palli accantonò le sue scuse con un gesto distratto, poi mosse a vuoto le labbra un paio di volte, deglutì a fatica, e infine riuscì a replicare. «Sei certo che non si sia trattato soltanto di un’insolazione?» chiese.
«Oh, ho avuto anche un’insolazione», ridacchiò Cazaril. «Se non ti uccide, però, un’insolazione non dura più di un paio di giorni, mentre quello stato d’animo si è protratto… per mesi.» Si era protratto fino all’ultimo incidente con quel ragazzo ibrano terrorizzato e tuttavia audace, l’incidente conclusosi con la fustigazione che per poco non lo aveva ucciso. «Noi schiavi…»
«Smettila!» gridò Palli, passandosi le mani tra i capelli.
«Smettere cosa?» domandò Cazaril, perplesso.
«Smettila di dire ’noi schiavi’. Tu sei un nobile di Chalion!»
«Noi nobili, ai nostri remi, suona meglio?» ribatté Cazaril, con un sorriso amaro. «Noi gentiluomini grugnenti, sudati, imprecanti? Non direi proprio, Palli. Sulle galee, non eravamo nobili e neppure uomini: eravamo uomini o animali, e il rientrare nell’una o nell’altra categoria, a quanto ho visto, non è mai dipeso dalla nascita o dal sangue che si aveva nelle vene. L’anima più generosa e grande che ho incontrato là è stata quella di un conciatore di pelli; in questo momento, se apprendessi che è ancora vivo, sarei pronto a baciargli i piedi per la gioia. Noi schiavi, noi nobili, noi uomini e do
Con un lungo respiro, Palli cambiò bruscamente argomento, mettendosi a parlare dei piccoli problemi co
Rimasto solo, il Castillar si distese sul letto, coi suoi dolori e coi suoi ricordi e, nonostante il banchetto e il vino, impiegò parecchio tempo a prendere so
Giratosi su un fianco, nel buio, Cazaril sussurrò una preghiera alla Signora della Primavera perché proteggesse Palli, poi aggiunse una preghiera a tutti gli Dei, e anche al Bastardo, per tutti coloro che quella notte si trovavano sul mare.
6
Nel corso della processione organizzata dal Tempio per celebrare l’avvento dell’estate, Iselle non ve
Con l’avvento del caldo estivo, la vita assunse un ritmo più lento. Le allieve di Cazaril, come pure il loro insegnante, presero a sospirare e a sbadigliare, mentre il sole arroventava le antiche pietre della fortezza. A un certo punto, sudato e stanco quanto le due ragazze, Cazaril decise di a
Come Betriz aveva affermato il giorno della festa della primavera, in effetti la Royina Ista pareva stare meglio, adesso che le giornate si erano allungate e il clima si era fatto più caldo, e lo dimostrava la sua presenza più frequente ai pasti e il fatto che quasi tutti i pomeriggi, insieme con le dame di compagnia, si sedeva all’ombra dei nodosi alberi da frutto che crescevano in fondo al giardino della Provincara. Le sue custodi non le permettevano però di salire sui bastioni, che costituivano la meta preferita di Iselle e di Betriz, quando volevano sfuggire all’afa e alla disapprovazione delle persone più anziane, dunque poco propense a salire le scale ripide.
Scacciato dalla sua stanza dall’intollerabile afa che vi regnava in una giornata più che mai calda e caliginosa, seguita a una notte caratterizzata da un temporale di una violenza insolita, Cazaril si avventurò in giardino, alla ricerca di un angolo più confortevole e fresco, stringendo sotto un braccio uno dei pochi libri della misera biblioteca del castello che ancora non aveva avuto modo di leggere, anche se l’opera di Ordol — Il quintuplice sentiero dell’anima. Della vera metodica della teologia quintariana -, non costituiva certo un argomento che lo appassionasse in modo particolare. D’altro canto, forse le pagine del volume che gli si agitavano in grembo avrebbero dato, agli occhi degli eventuali passanti, una parvenza più erudita al so
«Rimanete, Castillar… dy Cazaril, giusto?» mormorò però Ista, non appena lui acce
«Molto bene, mia signora», replicò Cazaril, voltandosi verso la Royina e acce
«Bene, molto bene», commentò Ista, distogliendo lo sguardo e lasciandolo vagare sul giardino assolato.
L’altra dama si chinò sul ricamo per a
Osservando la Royina, Cazaril cercò invano nei suoi occhi qualcosa che gli indicasse di essere stato riconosciuto. «Mi stavo domandando…» azzardò poi, esitante. «Ecco… volevo chiedervi, mia signora, se per caso vi ricordate di me, giacché in passato ho servito vostro padre in questa casa, in qualità di paggio. Ormai è passata una ventina d’a