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«L’Arcidivino di Cardegoss sa tutto sul mio conto», spiegò subito Cazaril all’Arcidivino di Taryoon.
«Oh», mormorò questi, sollevato, e aggiunse: «Mendenal è una persona eccellente».
Pur ritenendo che la sua fiducia fosse malriposta, Cazaril preferì non obiettare. «A quanto vedo, il Padre dell’Inverno vi ha elargito qualche dono», osservò, rivolto al giudice. «Di cosa si tratta?»
«Be’, talvolta… mi permette di sapere chi sta mentendo e chi sta dicendo il vero, nella mia camera di giustizia», rispose Paginine. «Questo non è sempre un bene, contrariamente a quanto si potrebbe pensare.»
La risposta di Cazaril fu una breve, amara risata, in reazione alla quale Paginine s’illuminò visibilmente.
«Ah, vedo che capite», commentò poi, con un sorrisetto teso.
«Oh, sì.»
«Però voi, signore…» continuò Paginine, turbato. «Vi ho definito come toccato dagli Dei, ma ciò non descrive neppure lontanamente quello che vedo. Guardarvi… mi fa quasi dolere gli occhi. Da quando mi è stata concessa la seconda vista, ho incontrato tre persone afflitte dagli Dei come voi, ma non ho mai visto nulla di simile.»
«A Cardegoss, il santo Umegat ha detto che sembravo una città in fiamme», ammise Cazaril.
«È… una descrizione adeguata», conve
«Le parole di Umegat lo erano sempre», replicò Cazaril, pensando: Già, un tempo lo erano davvero.
«Qual è la natura del vostro dono?»
«Io… ecco, credo di essere io il dono per la Royesse Iselle.»
«Questo spiega le storie che circolano sul vostro conto», mormorò l’Arcidivino, portandosi una mano alle labbra e affrettandosi a segnarsi.
«Quali storie?» esclamò Cazaril, sconcertato.
«Ditemi, Lord Cazaril, cos’è quella terribile ombra che avvolge la Royesse Iselle?» interloquì il giudice. «Non è di certo una manifestazione degli Dei e non ha nulla di buono. La vedete anche voi?»
«Io… me ne sto occupando. Pare che eliminare quell’orrore sia il compito che gli Dei mi ha
«Oh, saperlo è un vero sollievo», dichiarò Paginine, mostrandosi molto più sereno.
D’un tratto, Cazaril si rese conto che quello che avrebbe voluto era trarre in disparte Paginine per parlare del loro comune incarico, per chiedergli come affrontava le manifestazioni legate al suo stato. Forse l’Arcidivino era una persona devota, un buon amministratore e magari anche un erudito teologo, però era difficile che comprendesse i disagi che si accompagnavano al mestiere di santo. Il sorriso amaro di Paginine, invece, era stato quanto mai rivelatore… Quello che Cazaril voleva era ubriacarsi in sua compagnia e confrontarsi con lui.
«Benedetto Signore», sussurrò d’un tratto l’Arcidivino, con un profondo inchino che imbarazzò profondamente Cazaril. «C’è qualcosa che posso fare per voi?»
La domanda di Betriz — Avete scoperto come salvare voi stesso? — riecheggiò nella mente di Cazaril, inducendolo a pensare che forse non ci si poteva salvare da soli, che magari era necessario salvarsi a vicenda. «Stanotte no», rispose. «Però domani… o più avanti nel corso della settimana, c’è una questione personale che mi piacerebbe sottoporvi, se è possibile.»
«Certamente, Benedetto Signore. Sono al vostro servizio.»
Tornarono quindi alla festa. Esausto, Cazaril desiderava soltanto poter andare a letto, ma il cortile sottostante la sua camera era invaso da invitati intenti a far baldoria. Eccitata e affa
Nel frattempo, le dame di Chalion si accalcavano intorno ai nobili ibrani come formiche intorno a un vasetto di miele rovesciato. A un certo punto, poi, sopraggiunse anche Lord dy Cembuer e l’atmosfera dive
Finalmente giunsero l’ora e la cerimonia che Cazaril aveva atteso con velata impazienza. Bergon e Iselle ve
Grazie alla previdenza di Lady dy Baocia, un piccolo coro di cantori di preghiere accompagnò la coppia lungo le scale, soffocando in buona parte, con le sue voci cristalline, la cacofonia di licenziosi suggerimenti che giungeva dal basso. Soffusa in volto di un delicato rossore, con gli occhi che brillavano come stelle, Iselle si affacciò infine dall’alto della galleria insieme con Bergon, rivolgendo a tutti un sorriso di ringraziamento accompagnato da una piccola pioggia di fiori. Poi gli sposi scomparvero nell’appartamento nuziale, le porte si chiusero alle loro spalle e due ufficiali baociani presero posto sulla galleria per proteggere il riposo della coppia. Di lì a poco, tutti i servi e gli assistenti uscirono dall’appartamento, inclusa Betriz, che ve
I festeggiamenti si protrassero fino all’alba, ma, con sollievo di Cazaril, una pioggerella sottile cominciò ben presto a cadere, costringendo musici e ballerini ad abbandonare il cortile su cui si affacciava la sua stanza per rifugiarsi nell’edificio vicino. Aggrappandosi alla ringhiera, Cazaril salì le scale verso la sua camera, sul lato della galleria opposto rispetto all’appartamento del Royse e della Royesse. Il mio dovere si è concluso, pensava. Che farò, adesso? Non ne aveva la minima idea. Sapeva soltanto che un immenso terrore sembrava svanito dal suo animo. Lui sarebbe vissuto e morto a causa delle scelte fatte… e degli errori commessi. Rifiuto di avere rimpianti, e non intendo guardarmi alle spalle, si disse.
Quello era un momento di equilibrio, la cuspide tra passato e futuro.
L’indomani, sarebbe andato a cercare quel piccolo giudice, la cui compagnia avrebbe forse dato sollievo alla sua solitudine.
A dire il vero, non sono solo, non abbastanza, pensò di lì a poco, quando gli incoerenti, osceni ululati di Dondo, liberati come sempre nell’ora della sua morte, presero a ruggire nella sua mente. Quella notte, lo spettro sembrava in preda a una furia più selvaggia che mai, tanto che le ultime vestigia di sanità mentale che esso conservava parevano essersi del tutto dissolte. Immaginando il motivo di quella rabbia, e nonostante il dolore che gli straziava il ventre, Cazaril non poté fare a meno di sorridere.
La violenza di quell’aggressione era tale che quasi perse i sensi. Poi però si costrinse a riscuotersi, terrorizzato dalla possibilità che Dondo, scatenato com’era, potesse impadronirsi del suo corpo mentre lui era ancora vivo e usarlo per qualche vile attacco ai da