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A Cazaril quasi si mozzò il respiro. L’a

Pacata e impassibile, Ista proseguì: «Abbiamo fatto giurare a un medico di mantenere il segreto e siamo andati nelle segrete dello Zangre, dove dy Lutez si è lasciato spogliare, legare con braccia e gambe bloccate contro il corpo e appendere a testa in giù sopra un serbatoio. Lo abbiamo calato a testa in avanti, tirandolo fuori soltanto quando ha smesso di dibattersi…»

«Ed era morto?» chiese Cazaril, con un filo di voce. «Allora l’accusa di tradimento era…»

«Era morto, certo, ma non per l’ultima volta, perché siamo riusciti a riportarlo in vita, sia pure a stento.»

«Oh.»

«La cosa stava funzionando!» continuò Ista, serrando le mani. «Lo avvertivo, vedevo una crepa nella maledizione. Però a dy Lutez è mancato il coraggio e, la notte successiva, si è rifiutato di sottoporsi a una seconda immersione. Ha cominciato a gridare, sostenendo che ero gelosa di lui e stavo cercando di assassinarlo. A quel punto, Ias e io… abbiamo commesso un errore.»

Cazaril cominciò a capire come si sarebbe conclusa quella storia e avrebbe voluto chiudere gli occhi. Ma sapeva che sarebbe stato inutile. Si costrinse a tenerli aperti e fissi sul volto della Royina.

«Lo abbiamo afferrato, sottoponendolo a viva forza alla seconda prova. Lui urlava, piangeva… e Ias ha esitato. ’Dobbiamo farlo!’ ho gridato allora. ’Pensa ai bambini!’ Stavolta, però, quando lo abbiamo tirato fuori, lui era a

«Allora l’accusa di tradimento era falsa», osservò Cazaril.

«Sì, era una menzogna per nascondere il nostro peccato… e giustificare il cadavere», ammise Ista. «Alla sua famiglia è stato comunque permesso di ereditare i suoi possedimenti, e nulla è stato confiscato.»

«Nulla, tra

«Abbiamo agito in preda al panico. Dopo, non potevamo più tirarci indietro. Fra tutti i motivi di rammarico, credo sia stato questo che ha più logorato Ias, nei mesi successivi. Ias non ha più voluto tentare, si è rifiutato di cercare un altro volontario. Il sacrificio doveva essere spontaneo, capite? Nessun assassinio avrebbe dato il risultato voluto: bisognava trovare un uomo che si facesse avanti di propria volontà e in piena consapevolezza. Ias ha perso la voglia di vivere ed è morto, oppresso dal dolore e dal senso di colpa…» Ista tirò il fazzoletto di pizzo fin quasi a lacerarlo. «E mi ha lasciata sola, con due bambini e senza un modo per proteggerli da… questa cosa nera…» Trasse un respiro affa

«Sì.»

«Me ne dispiace.»

«Già», conve

«I messaggeri sono giunti l’uno dopo l’altro… Non abbiamo neanche potuto festeggiare. Però non siamo stati in grado d’interpretare gli eventi.»

«Volevate festeggiare il matrimonio di un quarante

«Tra Ias e me c’era un divario d’età anche maggiore», ribatté Ista, sollevando di scatto la testa in un modo così simile a quello di Iselle da togliere il respiro a Cazaril, il quale, comunque, si rese conto che Ista, per il ruolo che ricopriva, vedeva quel fidanzamento sotto una luce diversa.

«Dondo non era Ias, mia signora», spiegò. «Era corrotto, vizioso, empio… Era un intrallazzatore e un mezzano. Sono quasi certo che abbia fatto assassinare Ser dy Sanda e forse ha addirittura provveduto di persona a ucciderlo. Inoltre, era in combutta con suo fratello, Martou, per ottenere un controllo assoluto della Casa di Chalion tramite Orico, Teidez… e Iselle.»

«Ho incontrato Martou a corte, alcuni a

«Dondo era un vero disastro. Io l’ho incontrato per la prima volta a

«Come mai non siete morto?» domandò Ista, sorpresa, inarcando le sopracciglia.

«Ho creduto di morire… Quando mi sono svegliato, scoprendo che Dondo era morto e che io ero ancora vivo, non sapevo più cosa pensare. Umegat, però, ha scoperto che le preghiere di Iselle ha

«Povero Teidez», gemette Ista, distogliendo lo sguardo. «Mio povero Teidez. Credo che tu sia nato per essere tradito.»

«Comunque sia, a causa di questa strana concatenazione di miracoli, adesso il demone della morte e lo spettro di Dondo sono intrappolati nel mio ventre, rinchiusi, a quanto pare, in una sorta di tumore. Quando verra

L’espressione dolente sul volto di Ista scomparve. «Questa sarebbe la seconda morte», disse lei, sollevando gli occhi su Cazaril.

«Ah… Come?»

Le mani della do

«Io… io… io…» balbettò Cazaril, assalito da un improvviso sgomento.

«Due volte. Due volte… Ma come realizzare la terza? Oh…» sussurrò Ista, con le pupille dilatate e pulsanti, le labbra che tremavano. «Che cosa sei?» chiese.

«Io… sono soltanto Cazaril, mia signora! Non sono un altro dy Lutez, questo è certo, perché non sono brillante, ricco o forte. Gli Dei sa