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— Spazzatura, a quanto hai detto. In tutti gli scatoloni.
— Sì, però…
Tre deboli note musicali, come quelle di un telefono portatile, uscirono da una tasca della blusa bianca e grigia di Qui
— Cos’è? — domandò Ethan.
— Un rintracciatore. Poche persone ha
Qui
Compose il numero e la persona che aspettava la sua chiamata apparve subito sulla piastra olovisiva. Si trattava di una femmina giovane dai capelli biondi, vide Ethan, vestita con una tuta azzurra.
— Oh — disse Qui
La bionda non rispose al suo sorriso. — Salve, Elli. Teki è lì con te?
Una goccia di caffè uscì dal tubicino quando la mano di Qui
Gli occhi di Sara si strinsero.
— Non fare questi giochetti con me, Elli. Puoi riferire a quel signore che io ero alla Felce Azzurra, puntuale come sempre. E che nessuno può farmi aspettare tre ore come una stupida, specialmente dopo che una persona di mia fiducia, non dico chi, lo ha visto insieme a tu-sai-chi.
Guardò la blusa bianca e grigia di Qui
— Aspetta, Sara! Non staccare. Teki non è qui con me. Lo giuro! — Qui
— Doveva portarmi a cena fuori, e poi a un balletto zero-G, per il mio complea
Qui
— Ho chiamato dappertutto. Il tuo numero me l’ha dato tuo padre. — La ragazza si accigliò ancora, sempre insospettita.
— Ah. — Le dita di Qui
Lo sguardo di Qui
Involontariamente Ethan pensò che quello doveva essere il suo modo di fare in battaglia, da comandante militare. — Hai già informato la Sicurezza della Stazione?
— La Sicurezza della Stazione! — si stupì la ragazza. — Elli, perché dovrei farlo?
— Chiamali subito, e denuncia la scomparsa di Teki. Chiedi che diano subito inizio alla procedura per le persone scomparse.
— Per un giovanotto che è in ritardo a un appuntamento? Elli, li farò ridere. Non è che mi stai prendendo in giro, per caso? — disse Sara, incerta.
— No, sto parlando molto sul serio, credimi. Fatti passare il capitano Arata. Digli che la comandante Qui
— Ma Elli…
— Fallo subito! Io devo andare. Mi rimetterò in contatto con te appena potrò.
L’immagine della ragazza bionda si dissolse in una nevicata brillante. Qui
— Cosa sta succedendo? — volle sapere Cee, che in piedi davanti alla porta del bagno si allacciava i polsini della tuta verde che aveva indossato.
— Credo che Millisor abbia prelevato Teki per interrogarlo — disse Qui
— La logica della disperazione, forse — disse Cee. — La scomparsa di Okita lo ha allarmato molto. E la ricomparsa del dottor Urquhart ancora di più. Lui ha… uh, alcune sue strane teorie sul dottor Urquhart.
— Sulla base delle quali — a
Cee lo guardò in modo strano. — Non se la prenda così.
— Io volevo fare pressione su Millisor. — Qui
— Lei non ha avuto nessuno scrupolo anche quando si è trattato di coinvolgere me — le a
— Tu eri già coinvolto. E inoltre non spettava a me farti da balia, visto che non è certo colpa mia se Athos è nel mirino di questi cetagandani. e… — Fece una pausa e lo guardò stranamente, come Cee poco prima. — Comunque, non devi sottovalutarti — concluse.
— Adesso dove sta andando? — la fermò Ethan allarmato, mentre lei attraversava la stanza.
— Ho intenzione di… — cominciò lei con fermezza. La sua mano, già alzata verso il pulsante della porta, esitò e si riabbassò. — Ho intenzione di pensarci bene.
Si volse e andò avanti a indietro, ai piedi del letto. — Perché lo sta
— Ha
— Sì, però nel tuo caso avevano buoni motivi per sospettarti, dato che come sai ti avevo regalato una microspia con quel proiettore. Ma addosso a Teki non ho messo niente, proprio perché non volevo fargli correre lo stesso pericolo. Inoltre loro possono sapere chi è Teki esaminando le registrazioni di Stazione Kline fino al giorno della sua nascita. Tu eri un uomo senza passato, o almeno con un passato inaccessibile per i cetagandani, il che dava spazio alle loro fantasie paranoiche.
— Il risultato è stato che ci ha
— Tuttavia — interve
— In questo caso — disse cupamente Qui
— Mi scusi — disse Ethan, — ma fuori di dove?
— È probabile che si tratti dell’alloggio di Millisor. Dove ha