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Cee ebbe un fremito, come un uomo che si distogliesse con uno sforzo da un sogno indotto dalla droga. — Ci sono mari su Cetaganda, sì — mormorò, — ma io non li ho mai visti. Ho sempre vissuto nei corridoi, nei laboratori, nelle prigioni.
Il rossore di Ethan si estese al collo e agli orecchi. Si sentiva trasparente come vetro.
Qui
Il giovanotto parve tirarsi fuori dal bozzolo dei pensieri altrui con uno sforzo di volontà. Ethan ne fu sollevato.
— Se potete dare asilo politico su Athos a me, dottor Urquhart, perché non prendere anche l’eredità di Janine? E se non potete proteggervi da Millisor, perché suppone di…
Il sollievo di Ethan abortì. Ma ormai mentire sarebbe stato assurdo. — Io non riesco ancora a immaginare come uscire vivo da questo guaio — ammise, sconfortato. — figuriamoci come tirarne fuori lei. — Diede uno sguardo a Qui
La mercenaria alzò un dito a indicare che accusava il colpo. — Potrei farvi notare, signori, che prima di pensare a cosa fare con quel materiale genetico bisogna scoprire se esiste ancora e dove lo ha
— Chiunque abbia scoperto di cosa si trattava — rispose Cee. — Governi planetari rivali. Organizzazioni criminali. Flotte di mercenari indipendenti.
— Badi a chi mette nello stesso mazzo, Cee — brontolò Qui
— Casa Bharaputra sapeva di che si trattava — suggerì Ethan.
Qui
— Sì — ammise Cee con riluttanza.
— Stiamo girando in cerchio — fece notare Ethan.
Qui
— C’è la possibilità che sia intervenuto qualcun altro — disse ancora Ethan. — Un estraneo, giunto per caso a conoscere alcuni fatti. Il capitano di un’astronave. ad esempio, o…
— Senta — brontolò Qui
Lui si stava palpeggiando una tempia con aria sofferente. — Sì. l’effetto si è smorzato. Non sento più niente.
Ethan lo guardò preoccupato.
— Sente dolore? È una cosa collegata alla telepatia?
— Sì. Non importa. È sempre così. — Cee andò a sdraiarsi sul letto e si coprì il volto con una mano.
— Cosa pensa di fare? — domandò Ethan a Qui
— Per prima cosa guarderò se nelle mie trappole per dati è rimasta imprigionata qualche informazione. Poi cercherò di sondare con molta discrezione il personale dei magazzini. In quanto a ciò che il supervisore umano di un sistema automatizzato potrà ricordare di un singolo carico, a sette mesi di distanza dai fatti… Oh, be’. Se non altro avrò scartato una pista. Tu potresti restare qui anche oggi, dottor Urquhart; questo posto è sicuro quanto un altro. — Un ce
Ethan ordinò alla consolle di servizio della stanza tre quarti di grammo di acido acetil-salicilico e un po’ di vitamina B. e mise le due pasticche in mano al giovane telepate.
Cee le ingoiò e si girò di fianco, rivolgendogli un gesto mi-lasci-stare-io-posso-anche-morire che non ebbe certo l’effetto di tranquillizzarlo. Ma dopo una ventina di minuti la sofferente apatia che s’era impadronita di lui lasciò il posto al so
Ethan rimase a vegliarlo e ruminò sulle sue scarse possibilità d’azione. Lui non aveva niente da offrire, o almeno niente di simile al repertorio di trucchi elettronici e di esperienza che Qui
Il ritorno di Qui
— Dov’è stata fin’ora? Ha trovato qualcosa? — le domandò.
La mercenaria scrollò le spalle. — Millisor continua a mantenere la sua routine di copertura. Rau, come già sappiamo, lavora al suo posto d’ascolto per il monitoraggio delle richieste di tyramina. Potrei fare una chiamata anonima alla Sicurezza della Stazione per rivelare dove si trova, ma se poi evadesse di nuovo dal Reparto Detenzione non saprei più dove andare a cercarlo. In quanto al supervisore del magazzino, è in grado di bere litri di acquavite di marca e di parlare per ore di ciò che ha fatto fino al massimo di una settimana fa, ma oltre questo limite non ricorda nulla. — Lei doveva avergli fatto buona compagnia, a giudicare dal suo alito.
Svegliato dalle loro voci, Cee si tirò a sedere sul letto. Esaminò la situazione, mugolò: — Ah! — e tornò a sdraiarsi, lentamente e sbattendo le palpebre. Dopo un poco si alzò di nuovo. — Che ore sono?
— Le dicia
— Da
— È proprio necessario? — domandò ansiosamente Ethan.
Qui
— Quello che devo mantenere è la mia paga — disse Cee, — se voglio comprarmi un biglietto per andar via da questa trappola per topi.
— Io posso pagarle una cabina su una nave passeggeri — offrì Qui
— Quella su cui partirà lei, eh? — disse Cee.
— Be’, naturalmente.
Cee scosse il capo e andò nel bagno, con una tuta fra le mani.
Qui
Qui
— Be’, il mio pomeriggio non è stato molto proficuo, dottore. E il tuo? Cee ha detto qualcosa di nuovo?
Lo stava dicendo solo per fare conversazione, pensò Ethan. Probabilmente la bruna mercenaria aveva registrato ogni loro sussurro.
— Abbiamo dormito finora — rispose, bevendo il caffè. Era una miscela artificiale dal sapore irriconoscibile, senza dubbio derivata da prodotti i