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— Come ha fatto a salvare il dottor Urquhart? — domandò Cee.
— Ho aspettato, con molta pazienza, che lo portassero fuori. Ho aspettato a lungo per avere una buona possibilità d’intervenire con qualche speranza di successo.
— Ho apprezzato molto la sua pazienza — disse Ethan. con serietà. Si scambiarono un sorrisetto rigido.
La mercenaria continuò ad andare avanti e indietro come una tigre in gabbia. — Sono stata preceduta. So che è così. Lo sento. Millisor mi cercherà, attraverso Teki. E Millisor è uno che non ha inibizioni quando si tratta di far parlare la gente. Q.E.D. Qui
Ethan immaginò navette da combattimento Dendarii che schizzavano fuori dal punto di balzo, truppe d’assalto in scafandro spaziale, piattaforme antigravità armate con terribili ca
— Mai fare di persona — mormorò Qui
Perplesso, Cee gettò un’occhiata interrogativa a Ethan, che si strinse nelle spalle.
Sulla piastra video si materializzò il mezzobusto di un’impiegata dall’aria sveglia in tuta verde-pino e azzurro-cielo. — Pronto Intervento Biocontrollo-Epidemiologia. Buonasera. Cosa possiamo fare per lei? — domandò cortesemente, guardando l’interlocutrice.
— Buonasera. Devo fare rapporto su un sospetto vettore di contagio — disse Qui
— Siamo qui per questo. — L’impiegata girò uno schermo verso di sé e batté qualcosa su una tastiera. — Soggetto umano o animale?
— Umano.
— Visitatore, o cittadino della stazione?
— Visitatore, maschio, adulto. Ma in questo momento è sul punto di trasmettere il contagio a un cittadino di Stazione Kline.
L’impiegata si mostrò subito più interessata. — E la natura del contagio?
— Plasmosi virale Alpha S-D-3.
La mano dell’impiegata si fermò sulla tastiera. — La plasmosi virale Alpha S-D-2 è una necrosi delle mucose epiteliali trasmessa per contatto sessuale, originaria di Varusa Tertius. È questo il contagio a cui si riferisce?
Qui
— Questo è un nuovo e più virulento ceppo mutante dei virus che trent’a
L’impiegata aveva sollevato le sopracciglia. — No, signora. — Batté altre cose, furiosamente, e poi si girò a prendere anche una nota scritta che consegnò a qualcuno fuori campo. — E il nome del sospetto vettore del contagio?
— Ghem-lord Harman Dal, un cittadino cetagandano, commerciante di oggetti artistici e artigianali. Ha appena aperto un’agenzia sulla Passeggiata di Viaggiatori, con una licenza avuta dalla Camera di Commercio poche settimane fa. È già venuto in contatto con una dozzina di persone. Non tutte dell’altro sesso, a quanto mi risulta.
Harman Dal, si appuntò Ethan, doveva essere l’altra identità di Millisor.
— Santo spazio — mormorò l’impiegata, — darò inizio alla procedura. Ah… — Fece una pausa, cercando le parole. — Come è venuta a conoscenza della malattia di questo individuo?
Lo sguardo fermo di Qui
— Ah. — L’impiegata spalanco gli occhi. — Be’, in questo caso devo informarla che lei ha l’obbligo di presentarsi quanto prima a questo ufficio. Le assicuro che tutti i casi di malattie che riguardano la sfera intima sono mantenuti rigorosamente confidenziali. Lei potrà essere visitata dal nostro primario del Reparto Malattie Infettive, del tutto gratuitamente…
— Voglio sperarlo — a
— Le assicuro, signora, che il nostro dipartimento sa come occuparsi di questi casi delicati. La prego di appoggiare sullo schermo un suo documento d’identità, in modo che il computer possa leggerlo.
Qui
— Ecco fatto, Teki — sospirò. — I soccorsi sono per strada. Io ho firmato col mio nome un atto criminale, ma valeva la pena di pagare questo prezzo.
— Prendere una malattia venerea è contro la legge, qui? — domandò Ethan, perplesso.
— No, ma inoltrare una falsa denuncia contro qualcuno e un falso rapporto per contagio epidemico sono reati ovunque, suppongo. Non puoi mettere in allarme le squadre di pronto intervento e poi sperare di passarla liscia, specialmente se gli hai lasciato le tue generalità… del resto non sarebbe possibile farle muovere con una denuncia anonima. Però preferisco affrontare la legge che un distruttore neuronico tutti i giorni; questo sarebbe assai più micidiale per il mio conto spese.
Cee la stava guardando con stupore. — L’ammiraglio Naismith lo approverebbe?
— Farà coniare una medaglia apposta per decorarmi. — Qui
— Sì, comandante.
Ethan si schiarì la voce e alzò una mano, esitante. — Io ho avuto l’addestramento standard, nell’esercito athosiano — udì se stesso dire, follemente.
CAPITOLO UNDICESIMO
Alla fine fu Ethan, e non Cee, che Qui
La bruna mercenaria lasciò il telepate appostato agli ascensori antigravità in fondo al corridoio su cui si apriva l’albergo di Millisor. armato con uno dei due storditoli di cui lei disponeva.
— Rimani fuori vista, e spaia su tutti quelli che arrivano da questa parte con atteggiamento sospetto — lo istruì. — E non pensarci troppo prima di premere il grilletto. Con uno storditore puoi sempre chiedere scusa dopo, per i tuoi errori.
A quella frase Ethan inarcò dubbiosamente un sopracciglio, mentre si girava per avviarsi con lei sul marciapiede.
— Non guardarmi così. Non credo che sparerà su una vecchietta, o su un cardiopatico — borbottò Qui
Entrarono e dopo aver oltrepassato l’atrio si avviarono nel corridoio di sinistra, deserto e silenzioso. Fu in quel momento che una sgradevole pecca del piano d’attacco della mercenaria cominciò a disturbarlo. — Senta, se non dà uno storditore anche a me come posso affiancarla?