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Cee scartò quelle parole con un gesto secco. — Sia le azioni che le parole possono mentire, o non fornire indizi sulla realtà. Io ho visto persone oneste servire passivamente dei criminali, convinte d’essere nel giusto. Quando dico che è cieca, lei non capisce fino a che punto lo è. — Andò verso la finta finestra e guardò l’ologramma del panorama silvestre, poi si girò di nuovo. — Io devo sapere. Devo sapere. — Li guardò entrambi, come se davanti a lui ci fosse un muro di tenebra in cui non vedeva niente. — Procuratemi un po’ di tyramina. Poi parleremo. Quando potrò sapere chi siete realmente.
Ethan si chiese se il disappunto che sentiva di avere sulla faccia fosse lo specchio di quello sulla faccia di Qui
Qui
Il giovanotto la guardò stupito. — Lei è d’accordo?
Qui
— A me occorre della tyramina pura — disse loro Cee. — Voi sapete dove trovarla?
— Oh, qualsiasi farmacia dovrebbe tenerne un poco — disse Ethan. — Ha un uso medicinale abbastanza esteso anche fuori Athos, da quanto ho letto nelle riviste di…
— C’è un problema, se bisogna per forza rivolgersi a una farmacia — lo interruppe bruscamente Cee, come irritato da quell’ipotesi.
Qui
— È ovvio cosa? — domandò Ethan.
— Ora capisco perché Millisor agisce sotto le spoglie di un commerciante — disse la mercenaria. — Si è dato molta pena per inserirsi nella rete commerciale computerizzata, senza preoccuparsi troppo di cercare tracce collegate alla presenza di turisti e lavoratori stranieri. Mi chiedevo perché, e quale misterioso motivo lo inducesse a buttare via soldi per iscriversi alla Camera di Commercio. — Nei suoi occhi neri brillava una luce soddisfatta.
— Ah, sì? — disse Ethan, perplesso.
— È una trappola, vero? — domandò Qui
Il giovanotto ebbe un ce
La mercenaria spiegò a Ethan: — Millisor ha chiesto dei servizi alla rete commerciale computerizzata. Scommetto che se qualcuno, qui su Stazione Kline, acquista un medicinale che contiene una pur minima percentuale di tyramina, sulla sua consolle di comunicazione arriva automaticamente un messaggio. Dopodiché lui manda Rau, o Setti, o magari un impiegato della Camera di Commercio, a controllare se si tratta di un falso allarme. Oh, sì. Molto logico. Del resto, sono professionisti.
Qui
Poi la bruna rialzò lo sguardo. — Forse ho il modo di aggirare questo ostacolo — mormorò.
Ethan non aveva mai pensato che un giorno gli sarebbe successo di lavorare a un posto d’ascolto di spionaggio, e trovava affascinante quella tecnologia. Terrence Cee si mostrava assai più distaccato, certo perché non era nuovo a esperienze simili e all’uso di strane attrezzature. I Dendarii, evidentemente, si basavano molto su oggetti micro-miniaturizzati di produzione betana. Soltanto la necessità d’interfacciarsi con gli occhi e le mani dell’uomo faceva sì che il terminale di controllo, appoggiato sul tavolino davanti a Cee e ad Ethan, avesse le dimensioni di un libro tascabile.
L’immagine inquadrata nel piccolo schermo olovisivo (una galleria all’altro capo di Stazione Kline, con negozi e passanti) tendeva a sobbalzare in un modo che disorientava lo sguardo, poiché la telecamera era mimetizzata in uno degli orecchini a forma di fiore fissati ai lobi degli orecchi di Elli Qui
— Niente può andare male, se tu fai esattamente ciò che ti ho detto e ti comporti in modo normale — stava spiegando Qui
— Non dimenticare che è l’assenza del segnale a indicare che tutto va a
— Tryptophan — mormorò Ethan. — Contro l’inso
— Il tryptophan — continuò Qui
— Elli, questa faccenda ha qualcosa a che fare con l’individuo che mi hai chiesto di far uscire dalla quarantena ieri mattina? — volle sapere Teki. — Hai promesso che mi avresti raccontato tutto al momento giusto.
— Non è ancora il momento giusto.
— Stai lavorando per i Mercenari Dendarii, è così?
— Sai bene che sono in ferie.
Teki sorrise. — Sei i
— L’ammiraglio Naismith — disse rigidamente Qui
Teki mugolò qualcosa, scettico. — E va bene, ma se questa non è una cosa che stai facendo per il nanerottolo. di che si tratta? Non starai arrotondando la paga col commercio di droga o qualche altra strana illegalità, vero? Io sono sempre felice di farti un favore, ma non se questo deve costarmi il lavoro, dolcezza.
— Sei dalla parte della legge e del bene, te lo assicuro — disse Qui
— E va bene. — Teki scrollò le spalle, senza prendersela. — Ma più tardi dovrai raccontarmi tutto, siamo intesi? — Si girò a guardare la galleria. — Comunque. se è tutto così legale e morale e giusto, perchè continui a dirmi che niente può andare male?
— Perché niente deve andare male — disse Qui