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La carota era diventata piombo nel suo stomaco. — Ma se ora lei vuole liberarsi così anche di Okita…

— Forse il mese prossimo mangerò solo roba d’importazione — sussurrò Qui

F. Helda li interpellò in tono ostile: — Cosa siete rimasti a fare, voi due? — Guardò Ethan. — Lei non deve tornare al suo lavoro?

Qui

— Ah — disse la sorvegliante ecologica. Fece un sospiro, borbottò qualcosa fra sé, si fece dare da Qui

Il contenuto del terzo scatolone arrivò sul fondo della macchina con un tonfo assai più forte dei precedenti.

— Cosa diavolo… — mormorò F. Helda, e tornò verso il portello. La comandante Qui

— Ehi, non è uno scarafaggio quello? — esclamò Ethan, cercando disperatamente di imitare l’accento dell’inglese che si parlava su Stazione Kline.

F. Helda girò su se stessa. — Dove?

Ethan indicò un angolo della stanza, dalla parte opposta rispetto al bio-degradatore. Sia la sorvegliante ecologica che la comandante Qui

— È stato un movimento rapido — mormorò lui. — Sono veloci, quegli insetti…

— Qui dentro non c’è mai stato uno scarafaggio da quando ci lavoro io — disse la femmina, accigliata come se quella novità fosse colpa sua. — Può darsi che lei abbia un bruscolo in un occhio, ecco cosa penso, caro signore.

Ethan si strinse nelle spalle e non osò dir altro.

— Comunque, meglio chiamare la Disinfestazione — brontolò F. Helda, rialzandosi. Tornando indietro premette, di passaggio, il pulsante di avvio del bio-degradatore. Poi andò ad accendere un videotelefono e compose un numero. — Adesso potete andarvene, voi e la vostra barella. Cosa c’è in quel contenitore giallo?

Qui

— Naah, mia madre me li faceva a pranzo e a cena. Li detesto.

Dieci secondi dopo erano in corridoio. Mentre fluttuavano verso la periferia della stazione a cavalcioni del contenitore, la comandante Qui

— No, è stata la prima cosa che mi è venuta in mente. E quella femmina sembrava il tipo di persona che odia gli insetti.

— Puoi scommetterci. — Gli occhi di lei scintillarono divertiti quando a

— Ha

— Non più che in tutti gli altri posti colonizzati dall’uomo. Ma certi tipi di scarafaggi mutanti, sopravvissuti a ogni insetticida, mangiano perfino il rivestimento dei cavi elettrici e causano corti circuiti. Pensa al pericolo d’incendio su una stazione spaziale e capirai perché F. Helda si è messa in agitazione a quel modo.

Qui

La mercenaria fece compiere al loro mezzo di trasporto una brusca svolta a destra in una traversa, facendo quasi cadere Ethan, e accelerò. Dopo un centinaio di metri fermò la barella davanti a una porta la cui targa diceva: MAGAZZINI REFRIGERATI — INGRESSO 297-C.

Nell’interno, dietro un bancone, una giovane impiegata grassoccia sedeva a guardare un olovisore, mangiucchiando scaglie di proteine fritte che tirava fuori da una confezione.

— Vorrei affittare una cella frigorifera — disse la mercenaria.

— Questo impianto è solo per i cittadini della stazione, signora — rispose la giovane femmina, dopo uno sguardo invidioso alla linea snella e al volto attraente di Elli Qui

Qui

La giovane impiegata guardò la carta d’identità. — Ah, oh. — Sparì nel retro del magazzino e tornò qualche minuto dopo con un carrello fluttuante su cui c’era uno scatolone di plastica.

La mercenaria firmò con l’impronta del pollice sullo schermo di un computer, poi tornò accanto a Ethan.

— Vediamo di stenderli con ordine, eh? Voglio che il cuoco resti favorevolmente impressionato quando li tirerà fuori.

Distesero i tritoni bene in fila, uno strato sopra l’altro. La giovane impiegata guardò per qualche secondo, storse il naso e ritornò alla sua trasmissione olovisiva, apparentemente un film girato sulla superficie di un pianeta molto simile alla Terra.

Avevano fatto giusto in tempo, vide Ethan: alcune delle loro vittime anfibie si stavano già risvegliando. Si sentiva quasi più dispiaciuto per loro di quanto lo era stato per Okita. L’impiegata ve

— Non soffrira

La comandante Qui

— Le cose — le fece eco Ethan. — Già. Penso che lei ed io dovremo fare due chiacchiere su queste cose. — E le sue labbra si strinsero testardamente.

Quelle di lei si piegarono in un sorriso. — Faccia a faccia, cuore a cuore — assentì cordialmente.

CAPITOLO SESTO

Dopo aver riportato la barella nello scomparto del pronto soccorso del Molo 32, la comandante Elli Qui

Ad ogni modo gli parve che Elli Qui

— Ecco qua. Vera birra — disse, porgendogli un bicchiere colmo di liquido ambrato dove aveva versato un paio di pillole prese dal suo medikit dendarii. — È roba d’importazione.

L’odore accrebbe la salivazione di Ethan, ma invece di portarsi il bicchiere alle labbra lo guardò insospettito. — Le spiace se chiedo cosa ci ha messo dentro?