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Sullo schermo del rilevatore, con la sua immagine distorta di 180 gradi del corridoio, comparve un uomo che spuntò silenzioso da dietro la curva sud. Un esploratore cetagandano, giudicò Miles, anche se indossava abiti civili. In mano aveva uno storditore, non un fucile al plasma… dunque adesso i cetagandani si erano resi conto che c’erano troppi poliziotti locali sulla scena, per poterli mettere a tacere ammazzandoli tutti e avevano deciso di alleggerire, o almeno di rendere meno grave, la situazione. Il cetagandano eseguì una ricognizione del corridoio, avanzando di qualche metro, poi scomparve da dove era venuto.

Un istante più tardi, un movimento all’estremità nord: due uomini barrayarani avanzavano con leggerezza di un gorilla. Uno dei due era un cretino che era riuscito a prendere parte ad un’operazione segreta con addosso gli stivali d’ordinanza. Anche lui aveva scambiato l’arma con un più tranquillo storditore, anche se il suo compagno impugnava sempre un mortale distruttore neuronico. Pareva proprio che la faccenda si sarebbe risolta in uno scontro con gli storditori. Ah, lo storditore, l’arma ideale per tutte le situazioni incerte, l’unica arma con cui davvero si poteva prima sparare e poi fare domande.

«Metti via il distruttore neuronico, ecco, così, bravo ragazzo!» mormorò Miles mentre anche il secondo uomo cambiava arma. «Su la testa, Ivan: questo potrebbe essere il miglior spettacolo dell’a

Ivan sollevò lo sguardo e l’espressione incerta e assorta del suo volto si trasformò in un sorriso decisamente sardonico, che ricordava quello del vecchio Ivan. «Oh merda, Miles. Destang ti farà a pezzi per aver orchestrato una cosa simile!»

«Al momento Destang non sa neppure che sono qui. Ssst! Ecco che comincia.»

L’esploratore cetagandano era tornato; fece un ce

Nessun segno ancora della retroguardia, nessun segno che Qui

Forse avrebbe fatto meglio a convincere Mark e Ivan ad attaccare. Lo storpio che guida lo sciancato e lo zoppo in un assalto disperato… no. Ma se non si fosse trattato di Elli, avrebbe fatto di più, o di meno per uno qualunque dei suoi ufficiali comandanti? Era tale la preoccupazione che la sua logica di comando venisse a

Il cetagandano avanzato entrò nella visuale del barrayarano avanzato; entrambi spararono nello stesso istante, si colpirono a vicenda e caddero.

«Che riflessi» mormorò Miles! «Meraviglioso.»

«Mio Dio» esclamò Ivan assorbito dallo spettacolo al punto da dimenticare di trovarsi rinchiuso, «è proprio come un protone che a

Gli altri barrayarani balzarono nel corridoio, appiattendosi contro la parete. Il cetagandano si lasciò cadere a terra e prese a strisciare verso il compagno privo di sensi; un barrayarano saltò in mezzo al corridoio e sparò, mentre il colpo di risposta del cetagandano mancò il bersaglio. Due dei quattro barrayarani si avvicinarono in fretta ai corpi inanimati del loro misteriosi avversari; uno si dispose in modo da offrire un fuoco di copertura, mentre l’altro cominciò a perquisirli: armi, tasche, vestiti, senza naturalmente trovare nessun documento di identificazione. Un barrayarano stava giusto per sfilare uno stivale e sezionarlo (Miles ebbe la sensazione che l’uomo da un momento all’altro avrebbe potuto fare lo stesso con il corpo), quando una voce amplificata e distorta risuonò nel corridoio. Miles non riuscì a distinguere le parole distorte dal rimbombo, ma il senso era chiaro: «Ehi, voi, laggiù! Fermatevi! Cosa sta succedendo?»

Uno dei barrayarani aiutò l’altro a caricarsi in spalla quello privo di conoscenza, che doveva essere il più grosso. Erano tanto vicini al grand’angolare, che Miles fu in grado di vedere le gambe del portatore tremare leggermente per lo sforzo mentre si raddrizzava e si avviava barcollando in direzione sud, mentre due uomini si mettevano all’avanguardia e il terzo assumeva la retroguardia.

Quel piccolo esercito conda

Il barrayarano alla retroguardia oltrepassò con un balzo l’uomo che trasportava il caduto e aggiunse il suo fuoco a quello del compagno per liberarsi del cetagandano che continuava a rotolare. Poi insieme corsero avanti, tenendosi addossati alla parete. Per loro sfortuna, oltrepassarono il limite di fuoco rappresentato dalla curva nel momento stesso in cui uno sbarramento di colpi di storditore provenienti da davanti si riversava nel corridoio per spazzar via i contendenti in previsione di una massiccia avanzata di… sconosciuti (una squadra da combattimento della polizia, pensò Miles, a giudicare dalla tattica e dal fatto che il primo cetagandano era arrivato sparando in quella direzione). Il risultato dell’incontro degli uomini con quella massa di energia fu prevedibile.

Il barrayarano superstite rimase in piedi nel corridoio, curvo sotto il peso del compagno, imprecando a tutto spiano, con gli occhi chiusi, come se così facendo potesse escludere l’orrendo imbarazzo rappresentato da quella faccenda. Quando la polizia comparve alle sue spalle, girò piano su se stesso, sollevò le braccia come meglio poteva in un gesto di resa, aprendo la mano e lasciando cadere a terra la propria arma.

«Me lo vedo che chiama Destang» disse Ivan con voce sognante. «"Ehm, Signore, ci siamo cacciati in questo piccolo guaio… le dispiacerebbe venire a prendermi…".»

«Secondo me preferirebbe disertare» commentò Miles.

Le due squadre di polizia che convergevano verso il centro andarono a un pelo dal ripetere la performance di reciproco a