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Destang sembrava turbato. Dopo qualche istante di silenzio disse: «No.» Poi sollevò lo sguardo e aggiunse: «Ma questo significa che il mio rapporto, il suo, quello di Vorkosigan e di Vorpatril, verra

«Mentre il caso resta aperto e in assenza di prove di tradimento, lei riprenderà i suoi compiti qui all’ambasciata. Non mi ringrazi» aggiunse cupo, mentre Miles sorrideva, Ivan si strozzava per trattenere una risata felice e Galeni perdeva un poco della sua rigidità, «è stata una richiesta dell’ambasciatore.»

«Potete tornare tutti ai vostri posti.»

Miles represse l’impulso di mettersi a correre prima che Destang cambiasse idea; ricambiò il saluto e si avviò alla porta camminando normalmente, insieme agli altri. Prima che uscissero, Destang aggiunse: «Capitano Galeni?»

Galeni si fermò. «Signore?»

«Le mie condoglianze.» Quelle parole potevano essergli state strappate con le tenaglie, ma il suo disagio era forse la misura della loro sincerità.

«Grazie, signore.» La voce di Galeni era così priva di inflessioni da parere morta, ma riuscì lo stesso a ringraziare con un breve ce

Nei portelli e nei corridoi della Triumph il brusio del personale di ritorno da terra si sovrapponeva ai rumori prodotti dalle squadre di tecnici che effettuavano le ultime riparazioni, controllavano l’equipaggiamento e caricavano le ultime scorte. Rumoroso, ma non caotico; attivo e incalzante, ma non frenetico. L’assenza di frenesia era un buon segno, considerando quanto a lungo erano rimasti inattivi. Le inflessibili squadre di sottufficiali di Tung non avevano permesso che i preparativi di routine slittassero fino all’ultimo minuto.

Miles, affiancato da Elli, si ritrovò al centro di un tifone di curiosità fin dal momento in cui mise piede a bordo. Qual è il nuovo contratto, signore? La velocità con cui il mulino dei pettegolezzi macinava ipotesi dall’assurdo allo strampalato era sconcertante. Sì, abbiamo un nuovo contratto; sì, stiamo per lasciare l’orbita. Non appena siete pronti. Lei è pronto? E il resto della sua squadra? Allora forse è meglio che vada ad assisterli…

«Tung!» Miles chiamò il suo capo di stato maggiore. Il tozzo eurasiatico indossava abiti civili e trasportava una sacca. «Arrivi adesso?»

«Parto adesso. Auson non ti ha detto niente? È una settimana che cerco di mettermi in contatto con lei, ammiraglio.»

«Cosa?» chiese Miles tirandolo da parte.

«Ho firmato le dimissioni, mi sono avvalso dell’opzione di andare in pensione.»

«Che cosa? Perché?»

Tung sorrise. «Fammi le congratulazioni: mi sposo.»

Sconvolto, Miles gracchiò: «Congratulazioni. Ah… e quando è successo?»

«Mentre ero in licenza, naturalmente. Si tratta della mia cugina di secondo grado, una vedova, che da quando è morto il marito manda avanti da sola un battello per turisti lungo il corso del Rio delle Amazzoni. È il capitano e anche la cuoca. Cucina un maiale all’agro da leccarsi i baffi. Ormai però gli a

E i piragna mutanti si mangera

Ansimare, farneticare, o mettersi a correre in cerchio strappandosi i capelli non erano commenti utili, per cui Miles si limitò a indagare cauto: «Sei… sicuro che non ti a

Tung, accidenti alla sua perspicacia, abbassò la voce e rispose alla domanda vera. «Non me ne andrei se non sapessi che te la puoi cavare benissimo da solo. Ormai ti sei fatto le ossa, ragazzo. Continua così che andrà bene.» Sorrise di nuovo e fece schioccare le nocche delle mani. «E poi, tu hai un vantaggio che nessun altro comandante mercenario della galassia possiede.»

«E quale sarebbe?» chiese Miles.

Tung abbassò ancor di più la voce. «Tu non sei costretto a ricavare degli utili.»

E questo, insieme al sorrisetto ironico, era il massimo a cui il prudente Tung si sarebbe mai spinto per informarlo che da un pezzo ormai aveva capito chi erano i veri datori di lavoro della flotta. Eseguì il saluto e se ne andò.

Miles deglutì e si rivolse ad Elli: «Bene… convoca una riunione del Gruppo Investigativo tra mezz’ora. Dobbiamo far partire gli esploratori il più presto possibile. L’ideale sarebbe quella di riuscire a infiltrare una squadra nell’organizzazione nemica prima del nostro arrivo.»

Miles si interruppe, rendendosi conto che stava proprio guardando in faccia il più scaltro esploratore della flotta per quello che riguardava le missioni di quel tipo. Spedirla all’avanguardia, nel pericolo, lontano da lui… no, no! era solo una questione di logica militare. I talenti offensivi di Qui

«Sono mercenari; non dovrebbe essere difficile per qualcuno del nostro gruppo unirsi a loro. Se riusciamo a trovare qualcuno che sia in grado di simulare in modo convincente la mentalità psicotico-criminale di quei pirati…»

Il soldato Danio, che passava in quel momento nel corridoio, si fermò e salutò. «Grazie per averci fatti uscire di prigione, signore. Io… io non me lo aspettavo davvero. Non se ne pentirà, glielo giuro.»

Miles ed Elli si scambiarono un’occhiata, mentre il soldato proseguiva con passo pesante.

«È tutto tuo» disse Miles.

«Bene» rispose Elli. «E poi?»

«Di’ a Thorne di estrarre dalla rete telematica terrestre tutte le informazioni riguardanti quel sequestro, prima che lasciamo l’orbita. Potrebbero esserci delle considerazioni o delle sottigliezze che sono sfuggite al QG Imperiale.» Batté con un dito sul dischetto che aveva in tasca e sospirò, concentrandosi sulla missione che li attendeva. «Almeno questa dovrebbe essere più semplice della nostra recente vacanza sulla Terra» disse in tono speranzoso. «Una semplice operazione militare, niente parenti, niente politica, niente alta finanza. Tutto semplice, i buoni e i cattivi.»

«Splendido» disse Qui

Quando la flotta lasciò l’orbita, Miles stava ancora pensando a una risposta.


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